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GIACOMO BALLA (ottava e ultima parte)
“Magnolie che si specchiano” (1938)
Olio su tavola, 87 × 67 cm
Balla fa della luce l’elemento trainante, rendendo interessante tutto ciò che propone, siano esse “figure” o “nature morte”.
Cosa vuole esprimere questa grande opera di Balla, se non un fiore che, come una giovane donna, con astuto narcisismo si ammira compiacendosi dinanzi allo specchio?
Posta sullo stesso piano della figura e dei paesaggi in “plein air”, in pittura la “natura morta” è un tema piuttosto frequente in tutta la storia dell’arte italiana.
Anche Balla, nel suo periodo più maturo, cambia radicalmente tematica e linguaggio cimentandosi in una “natura morta” con un fiore che particolarmente ama.
Le sue capacità emergono in ogni aspetto stilistico, nel disegno, nella pennellata, nella sintesi pregevole di forme e di concetti pittorici.
“MAGNOLIE CHE SI SPECCHIANO”
Con questa opera Balla esprime un linguaggio interiore, lontano ormai dagli studi sulla dinamica.
Rimane comunque tipica e costante del suo operato l’indagine pittorica dell’introspezione, nonché il complesso rapporto luce, la quale si fa spazio nella produzione degli anni trenta.
La scelta del sobrio linguaggio compositivo di “Magnolie che si specchiano” si apre con rapide pennellate sbiadite, le quali donano al soggetto un virtuoso gioco di trasparenze e spiccati accenti tonali.
Il colore prende consistenza per creare rapidi tocchi sfumati, che l’artista inserisce sui valori tattili dei fiori, sulla carnosità delle foglie e, con maggiore impeto, sulle cromature e sulla trasparenza luminescente degli oggetti.
Una “natura morta” in chiave rappresentativa del tutto moderna e una personale visione del reale che è uno dei tanti modi di raccontare uno stato d’animo.
Meno empirica e strutturata è la prospettiva, che qui si riduce ad una vaga percezione spaziale bidimensionale (che si giustifica per l’angolazione quasi “dall’alto”).
Il dipinto è un capolavoro magico in una tavolozza tutta sua, mai ripetitiva.
Gioca con i colori e i colori sembrano giocare con lui.
PER FINIRE:
L’analisi del soggetto di quest’opera su tavola del 1938 offrì all’arte nuove possibilità espressive cariche di emblemi e simbolismi dominanti.
Acquistata nel 1994 dal Banco di Napoli, da allora rientra nella raccolta dell’omonimo Istituto Bancario.
Oggi l’opera, con grandissimo successo, è esposta al pubblico negli spazi d’arte moderna di Villa Pignatelli a Napoli.








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