Ci sono dei libri che saranno al mio fianco tutta la vita e uno di questi è un romanzo di Flaubert.

Avevo 15 anni quando ho letto Madame Bovary per la prima volta, ma non nego di aver riletto alcuni capitoli negli anni a seguire, tanto che alcune pagine le conosco a memoria.
Nonostante ciò, la storia e la figura di Emma Rouault Bovary, continuano ad essere per me un mistero, quasi un rompicapo al pari del cubo di Rubik, che non sono mai riuscita a risolvere.
La figura della povera Emma mi torna in mente ogni volta sento parlare una donna che non accetta la sua vita quotidiana.
Emma finisce per terrorizzarmi ogni volta ne riconosco nelle donne, i tormenti.
Gustave Flaubert pubblica Madame Bovary a puntate e il suo romanzo suscita fin da subito successo e scandalo, principalmente per la descrizione dei tradimenti compiuti da Emma e per la rappresentazione di una storia tragica.
Flaubert stesso, subisce un processo per oltraggio alla morale e alla religione, da cui viene assolto acquistando così una fama maggiore.
Con Madame Bovary, Flaubert quasi dissacra l’ideale dell’eroina romantica che si trova nei romanzi dell’epoca, facendola diventare una comune donna di provincia, persa dietro sogni illusori e irrealizzabili.
In questo modo inaugura uno stile che influenzerà in seguito il Realismo di Guy de Maupassant e il Naturalismo di Émile Zola.
Charles Bovary, modesto medico di paese resta vedovo di una moglie di età più grande di lui e con cui non ha mai raggiunto la felicità coniugale, si risposa con Emma Rouault, figlia di un fattore benestante.
Emma sogna una vita elegante, si è formata su letture sentimentali, romantiche e per questo la vita della provincia francese e la banalità del marito, cominciano ben presto a soffocarla.
La percezione della desolante vita provinciale di Emma, si acuisce dopo aver partecipato ad un ballo in un castello a cui Emma e Charles prendono parte.
Proprio in quel contesto, la donna può toccare con mano un mondo che finora ha solo sognato o conosciuto attraverso le pagine dei romanzi che lei divora avidamente.
Rendendosi conto che Emma è depressa e insoddisfatta, Charles decide di trasferirsi a Yonville, sperando invano che a un miglioramento di clima corrisponda anche un miglioramento nella salute della moglie.
Ed Emma in quella cittadina, conosce un praticante notaio, Léon Dupuis, da cui si lascia corteggiare.
Pur essendo innamorato di lei, Leon parte ugualmente per completare i propri studi a Parigi.
Emma ha nel frattempo partorito una bambina, quando invece avrebbe desiderato un maschio.
Mentre la bambina viene abbandonata alle cure di una balia, Emma intreccia una relazione con Rodolphe Boulanger, proprietario terriero ricco, un affascinante uomo, che dopo averla conquistata la abbandona alla vigilia di una fuga romantica che Emma fortemente desiderava.
Emma, a seguito dell’abbandono di Rodolphe, viene quindi nuovamente colta dalla depressione.
Una sera però Charles e Emma si recano a Rouen per assistere a una rappresentazione all’opera, è l’occasione in cui la protagonista può incontrare nuovamente Léon, con cui intraprende una relazione.
Emma racconterà quindi al marito di dover andare in città una volta alla settimana per delle lezioni di pianoforte, illudendosi ancora una volta di aver finalmente trovato il grande amore.
Ma il giovane ben presto si staccherà da lei.
Emma spende ingenti somme di denaro dal mercante del paese, per sostenere uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità.
Arriva così ad indebitarsi con un usuraio, suscitando i pettegolezzi dei compaesani, ma accumulando ritardi nei pagamenti.
Emma chiede inutilmente l’aiuto di Rodolphe e di Léon, ma entrambi gli ex amanti si rifiutano di darle una mano.
Disperata, Emma ruba dell’arsenico dalla farmacia di monsieur Homais e si uccide.
Una volta morta la moglie, Charles trova le lettere che Emma si scambiava con Rodolphe e scopre così l’adulterio.
L’uomo, pur perdonando la moglie, si chiude così nel silenzio e nel dolore, fino a morire poco tempo dopo di lei, lasciando orfana la figlia.
Emma Bovary è una donna a cui non mancavano i presupposti per essere felice, sposata con un uomo che ha cercato di renderla felice, tanto che non le faceva mancare il denaro.
Eppure Emma è tremendamente infelice.
Tutto ciò che le era vicino era oscurato da un velo di noia, inquietudine, impossibile da squarciare.
Viceversa, tutto ciò che era lontano, estraneo al suo mondo, rappresentava un ideale di perfezione a cui Emma tendeva in modo assoluto, senza compromessi.
Ogni volta che Madame Bovary desiderava qualcuno o qualche cosa e lo otteneva, lo consumava avidamente e poi, una volta esaurita ogni attrattiva, lo accantonava.
Questo processo vorticoso e oscuro la porta a corrodere la sua stessa esistenza, trascinandola verso il vuoto, all’autodistruzione.
Durante il corso della vita, Emma costruisce attorno a sé un universo bolla.
Le sue angosce riecheggiano tra le mura di una prigione in cui lei stessa è sia vittima che carnefice, aguzzina e reclusa.
Ed Emma diventa l’assassino di se stessa.
Angela Amendola







