GEORGE SERAUT ( parte seconda).
“Il circo”
1891, olio su tela
dimensioni 185 x 152 cm – “Musée d’Orsay” – Parigi.

Georges Seurat e la sua opera ” Il circo “, è in realtà anche il suo ultimo dipinto, vista l’improvvisa morte.

Il quadro rimasto incompiuto venne comunque esposto al settimo “Salon des Independants” di Parigi, nel 1891.

Verso la fine della sua brevissima carriera, Seurat si concentrò maggiormente su ambientazioni costiere, momenti di svago e circhi.

Da notare che “Il circo” è il terzo pannello di una serie che Seraut dedicò alle attrazioni popolari.

Il circo divenne un tema molto frequente negli anni ottanta del XIX secolo, soprattutto per Picasso ma anche per molti pittori francesi come Renoir, Degas e Toulose Loutrec.

Fu anche uno degli stimoli più grandi per le ricerche del ‘puntinismo” a cui Seurat si avvicinò: questa ultima opera ne fu il frutto.

“IL CIRCO”

Come dicevo nell’articolo precedente (leggi la “prima prima” cliccando qui), i pittori del puntinismo scomponevano l’immagine nei suoi colori primari, applicandoli poi sulla tela sotto forma di piccoli puntini e mettendo in stretto rapporto scienza e arte.

Ne “Il circo” si può notare che l’opera è stata composta da una moltitudine di punti che solo se osservati da una certa distanza compongono l’immagine.

Ritroviamo in questo dipinto, eseguito nel 1891, le stesse soluzioni di prospettiva e di colore presenti in quasi tutte le opere di Seurat.

Lo raffigura con il tendone a strisce e l’atmosfera festosa.

La prospettiva è data principalmente dal clown in primo piano.

Gli spettatori sono divisi in base alla classe sociale, perché i posti costavano sempre di più man mano che si avvicinavano alla pista.

Il numero di equitazione, oggetto del dipinto, era la principale attrazione dei circhi.

Mentre il bianco domina la tela i colori caldi, giallo e rosso, esprimono dinamismo, gioiosità e allegria, al contrario di quelli freddi, blu e verde, sinonimo di inerzia.

Con i suoi ultimi lavori Seurat affronta il “movimento” fino ad allora accuratamente evitato quasi rinnegando la staticità di Piero della Francesca che lo aveva influenzato sin dai primi studi giovanili.

In quel periodo si prestavano assai bene i soggetti presi dal mondo dello spettacolo: le ballerine dello Chahut, ballo simile al Can-Can e gli artisti del circo con le loro acrobazie e i cavalli trottanti sulla pista.

PER FINIRE:

Seraut fu un teorico e poeta del colore.

Per lui l’arte è creazione, analisi scientifica, armonia, che si può ottenere solo accostando elementi in una magica trama di punti.

Bruno Vergani

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