Diego Velazquez (parte prima)

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DIEGO VELAZQUEZ (parte prima)

“Adorazione dei Magi”

Olio su tela, cm. 203 x 125

Museo del Prado

Diego Velazquez simbolo dell’arte spagnola del 600, nasce a Siviglia da genitori nobili nel 1599, e muore a Madrid nel 1660.

Velazquez da inizio allla sua formazione artistica nel 1609 a Siviglia nella bottega di Francisco de Herrera.

Dal 1610 al 1617 prosegue il suo apprendistato dall’insegnante più prestigioso di Siviglia, Francisco Pacheco, pittore accademico e uomo di cultura che diventerà in seguito suo suocero avendo sposato la figlia.

Velazquez però afferma sin da giovane una propria tecnica, lontano da quello dei suoi due maestri manieristi.

Le sue fonti di ispirazioni si possono rintracciare, oltre che nella tradizione spagnola, nel realismo di luce ed ombre di Caravaggio e nella tradizione coloristica veneta di Tiziano.

Nella primissima fase della sua attività dipinge scene popolari tratti dalla realtà quotidiana, una tecnica denominata “bodegones”, cioè scene da taverna con bevitori, giocatori di carte, suonatori, e nature morte.

Ne è un esempio il quadro “La vecchia che frigge le uova”, che vi parlerò in seguito, in cui emerge già la tecnica caravaggesca nell’uso della luce.

Nel 1618 Velazquez, come dicevo prima, sposa Juana, figlia sedicenne di Francisco Pacheco.

Quattro anni dopo, 1622, l’ammirazione del conte duca di Olivares gli permette di conseguire l’incarico di pittore di corte.

Nel 1629 Velazquez soggiorna in Italia in due occasioni.

La prima per studio e per completare il proprio bagaglio culturale, la seconda, nel 1649, per acquistare dipinti e sculture per la collezione del re di Spagna.

Frutto del suo secondo soggiorno in Italia è il capolavoro “Venere allo specchio”.

Questo dipinto, unico esempio superstite di nudo femminile di Velazquez, è attinto non soltanto da Tiziano, ma anche da statue antiche greche che fanno emergere il concetto di una dea in forma umana.

“ADORAZIONE DEI MAGI”

Velàzquez dipinse “Adorazione dei Magi”, uno dei primi capolavori del genio spagnolo, nel 1619, all’età di venti anni.

L’adorazione del Bambino si svolge nei pressi di quello che sembra essere un vecchio cascinale.

L’artista utilizza come modelli i componenti della sua stessa famiglia: il bambino Gesù è la figlia, la Vergine Maria sua moglie, il suocero Pacheco è Melchiorre, Gasparre è Velázquez stesso e Baldassare un servitore.

Al centro della composizione, in modo da coinvolgere immediatamente l’attenzione dell’osservatore e farlo concentrare sul messaggio religioso, si trova la Vergine.

Vestita con abiti tradizionali guarda con compostezza materna il Bambino.

Il suo viso è quello giovane e delicato di Juana Pacheco.

L’ espressione sembra velata da un’inquieta tristezza, segno, forse, della sua inconscia consapevolezza del destino di Cristo.

Il Bambino, la piccola Francisca Velázquez figlia dell’artista, mostra i suoi occhietti vispi al di fuori di una coperta bianca.

Tra i personaggi del quadro una figura sembra appartata nell’economia della scena. È san Giuseppe che sulla destra appare di profilo, e che ha uno sguardo un po’ asimmetrico rispetto a tutti gli altri.

Infatti mentre tutti hanno occhi puntati sul Bambino, lui è tutto assorbito dalla vista per l’amore di Maria perché testimonia la dinamica interiore di un uomo che “sa” del mistero che ha attraversato la vita di quella donna.

Velasquez consegue il suo obiettivo di “aderenza al vero” e al tempo stesso crea un’intima scena familiare della sua vita quotidiana e casalinga.

L’artista si “fonde” con la sua opera in quanto i sentimenti di affetto dei personaggi sono autentici.

CONCLUDENDO:

In questo senso, grazie all’intima adesione interiore del maestro l’opera suscita la commozione di chi guarda perché partecipa a questo dialogo affettuoso, figura retorica dell’amore e della misericordia di Dio.

Da notare, sotto i piedi della Madonna scolpita su pietra, la data dell’esecuzione: “1619”.

Bruno Vergani

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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