“Compagna di scuola” di Maria Cristina Adragna

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… Erano tempi in cui gli abbracci rivestivano un’importanza determinante, proprio come adesso.

È solo che, da quasi ormai dodici mesi a questa parte, l’oculatezza che impongono le circostanze è riuscita a privare i discenti di un contatto fisico che accoglieva e che leniva.

Sogno per mio figlio un futuro scolastico privo di volti “camuffati” ed improntato su una socializzazione sicura, forte, fondamentale.

A scuola vissi relazioni d’amicizia fondate sul bene profondo e sincero.

Conobbi i loro volti, soprattutto uno.

Volli a lei un gran bene… Eccome se gliene volli…

COMPAGNA DI SCUOLA

Di volti imbellettati
sapemmo farne a meno,
un balzo giù dal letto,
dai sogni ormai rimossi.

Gioiosa m’attendevi
puntualmente sulle scale,
porgevo a te la mano,
t’avrei affidato il cuore.

Colmavo dei miei versi
i bei quaderni accomodanti,
il solo gran rimedio
che contrasta ogni dissidio.

Io troppo differente
dagli infanti del mio tempo,
tu intercettasti un pianto
sommesso e mai svelato.

Lo sai? Non t’ho insegnato
a navigare con la penna
poichè, persino io
disconosco le mie rotte.

E quando domandavi
quale fosse il mio segreto,
giammai io seppi dirti
dove nascon le parole.

Tra i banchi, tu sedevi
trasognata alla mia destra…
” Mi aiuti a scriver meglio?”

” A scriver non s’impara,
potrei ben suggerirti
d’auscultare, a tarda sera,
il mormorio dell’alma,
che pare una preghiera.”

Chissà se ti ricordi
delle risa per la strada,
del pane sbriciolato
che sfamava pure i libri,
chissà di quale amore
sei rimasta prigioniera
e se, il suo caldo abbraccio
è la tua unica galera… 

Ero un’ebrea…

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