Com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore (F. Battiato)

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È strano questo periodo della nostra vita, almeno così mi sembra e la mente a volte è affollata di pensieri che si presentano inaspettatamente.

Seguivo nei giorni scorsi, in tv, esponenti di partiti che commentavano il voto di domenica 12 giugno, prima giornata del voto per le comunali.  Mi ha colpito la frase detta da uno di loro: “uniti vinciamo“; da un altro: “il campo largo ci premia“.

Come sempre, nessuno perde, forse è bene che di fronte ad una sconfitta si abbia voglia di guardare il positivo che è in ogni cosa per trovare l’energia per andare avanti. La cosa che mi interroga è la pochezza delle parole e il vuoto che trasmettono.

Quando andai a scuola e mi insegnarono le operazioni numeriche imparai che se ad un numero se ne aggiunge un altro il risultato è una somma. Imparai ancora che per ottenere qualcosa è meglio chiederla in tanti, insomma compresi il senso del detto: l’unione fa la forza.

Lo capì, senza essere andato a scuola, anche Masaniello, il pescivendolo napoletano che raccolse poveri come lui per organizzare nel Seicento una rivolta antispagnola. Lo capì anche l’avvocato incorruttibile M. Robespierre, capo dei giacobini al tempo della Rivoluzione francese.

Sia lui che Masaniello capirono questo ma fecero una brutta fine. Masaniello ucciso dagli amici che non si fidavano più di lui e Robespierre, tradito anch’egli, morì ghigliottinato, cosa che fa pensare ad una sorta di contrappasso, avendo egli usato troppo spesso la ghigliottina contro gli oppositori.

Lo capì anche il filosofo che lottò contro la società borghese, K. Marx, che chiude il Manifesto del partito comunista con questo appello: Proletari di tutto il mondo, unitevi! Potrei proseguire ma mi fermo perché non voglio continuare a sostenere l’ovvio.

Pensando a questi gloriosi e drammatici momenti della storia, non posso fare altro che avvilirmi di fronte alle dichiarazioni reboanti dei politici del nostro tempo.

Dovrebbero pensare e parlare di altro, dei problemi reali: mandare o no le armi ad un popolo in lotta per la libertà, le varie riforme che devono essere fatte, i soldi che vanno spesi, i bisogni delle famiglie e tanto altro ancora.

Penso anche che tutti dovrebbero interrogarsi, chiedersi perché tanta gente non vada a votare rinunciando volontariamente ad un diritto costato tanta fatica e tanta lotta che è proprio doloroso perdere. Credo che se facessero un’analisi neanche tanto approfondita arriverebbero a capire che la causa del non – voto sono proprio loro che, nel tempo, con atteggiamenti sbagliati e con risposte mancate hanno trasmesso agli elettori delusione e sfiducia.

Decido, quindi, di cambiare canale e mi soffermo su una spiaggia, sole, mare, per lo meno bello da vedere e ascolto. Apprendo così della piena soddisfazione dei gestori di lidi e villaggi turistici. Con piacere sento dire che è tutto esaurito, meglio di così non si può, l’estate precoce ha riacceso entusiasmi e prospettive.

Fra i tanti che prendono il sole ci sarà qualcuno che fino al giorno prima ha pianto miseria, ha minacciato azioni eclatanti contro un altro, mi chiedo dove abbia trovato i soldi per viaggio, soggiorno, ombrellone e tutto il resto. Non trovo risposta se non nel fatto che i veri poveri non vanno in televisione, non minacciano sciopero perché non lavorano e probabilmente a mare non vanno.

Dibattendomi tra tali incertezze chiudo la tv, che rimane spenta finché non la accende qualche nipotino per vedere la scimmietta George o l’orsacchiotto Paddington, sì, proprio quello che ha preso il tè con la regina d’Inghilterra.

Mentre l’orsacchiotto Paddington scrive alla zia Lucy per raccontarle la sua giornata, mi tornano in mente le Lettere di Seneca a Lucilio che mi riportano ad un esame di latino all’università ma mi fanno pensare che anche gli anni in cui visse Seneca erano anni di crisi per il passaggio dal potere del Senato al potere decisionale del princeps.

Seneca è un filosofo morale che sa cogliere molto bene le debolezze e le contraddizioni della natura umana; sente che l’uomo a volte accetta compromessi pur sapendo che c’è il dovere dell’intransigenza; sa che l’uomo è attratto dall’impegno e dal potere politico pur se convinto di dover cercare il distacco dai beni terreni; ha un ideale aristocratico anche se ritiene che gli uomini siano tutti uguali e crede nella solidarietà:

<<Che significa cavaliere, liberto, schiavo? Sono parole nate dall’ingiustizia. Da ogni angolo della terra è lecito slanciarsi verso il cielo >>.

In particolare, nelle Lettere a Lucilio, opera composta negli ultimi anni della sua vita, Seneca tratta vari temi come quello del viaggio che, se viene fatto per sfuggire l’inquietudine esistenziale, non produce alcun bene perché porteremo con noi la nostra infelicità. È meglio curare prima il nostro animo e trovare la pace interiore.

Ancora, si sofferma sul tempo che trascorre inesorabile e va impiegato al meglio, invita l’amico Lucilio a non sprecarlo in faccende vane o inutili.

Così la morte che non deve essere un pensiero che provoca timore ma un pensiero che fa vivere ogni giorno con consapevolezza e con un forte senso di libertà interiore. E ancora: la cura di sé, libertà e servitù, la virtù morale.

In conclusione, per curare l’anima bisogna cercare ciò che è veramente importante e tralasciare ciò che non lo è, come le vane illusioni piene di insidie. In tutto ciò, Seneca attribuisce un importante ruolo alla filosofia come si nota nelle seguenti parole:

<< Senza la filosofia l’anima è malata; anche il corpo, se pure è in forze, è sano come può esserlo quello di un pazzo o di un forsennato. Perciò, se vorrai stare bene, cura soprattutto la salute dell’anima, e poi quella del corpo >>.

E allora, forse meglio leggere e riflettere su qualcosa che giovi all’anima e la faccia sentire appagata, prima di stendersi al sole su una spiaggia assolata, certamente cosa utile per la salute del nostro corpo, facendo attenzione a non sovraesporsi.

Gabriella Colistra

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