Cambiare l’acqua ai fiori: una storia di resilienza

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Ci sono romanzi che ci travolgono, ci toccano l’anima e ci lasciano non ancora sazi, pieni di desiderio, non vogliamo chiudere il libro, non vogliamo lasciare la protagonist: “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valerie Perrin è uno di questi.

Fiore profumatissimo ,fiorisce a ridosso dell’inverno e per un lasso di tempo prolungato

La protagonista Violette, come il fiore di cui porta il nome, piccola e fragile riesce a sopravvivere nonostante i colpi bassi che la vita le riserva in abbondanza. Impariamo a conoscere il suo passato lentamente perché ci viene raccontato in parallelo con il suo presente e così in un gioco quasi cinematografico, si sovrappongono le immagini e si dipana il filo che arriva fino alla risposta del suo perché più importante, risposta che conosceremo quasi all’ultima pagina. Accanto a Violette gravitano una girandola di personaggi con le loro storie, che si intersecano  a quella della protagonista. E’ un romanzo che fa piangere, fa ridere, fa riflettere sulla vita e le sue mille sfaccettature, sul   caso che cambia radicalmente l’esistenza.

In “Portare l’acqua ai fiori si raccontano parallelamente più storie che traboccano di amore, passione e profondo dolore, che ci parlano delle cose essenziali della vita, di resilienza e non di felicità perché la felicità è spesso irraggiungibile, un miraggio. Raccontano dell’importanza dell’amicizia, quella vera che non ti abbandona nel momento del bisogno, che ti sorregge e ti aiuta ad attraversare le acque agitate, ti aiuta a tornare a galla quando vorresti solo sprofondare nell’abisso con il tuo carico di dolore…

E’ stato meglio piangerti che non averti mai conosciuto

Già l’incipit ci fa comprendere che leggendo il romanzo cominceremo un viaggio particolare:

“I miei vicini non temono niente. Non hanno preoccupazioni, non si innamorano, non si mangiano le unghie, non credono al caso, non fanno promesse né rumore, non hanno l’assistenza sanitaria, non piangono, non cercano le chiavi né gli occhiali né il telecomando né i figli né la felicità. Non leggono, non pagano tasse, non fanno diete, non hanno preferenze, non cambiano idea, non si rifanno il letto, non fumano, non stilano liste, non contano fino a dieci prima di parlare […..] I miei vicini sono morti. L’unica differenza che c’è fra loro è il legno della bara: quercia, pino o mogano”.

“All’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte meno duro?”

Violette è la guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna, vive sola nel cimitero nella casa riservata ai guardiani, suo marito è uscito con la sua moto 19 anni prima e non è mai tornato a casa, coltiva un orto e fiori che poi vende ai visitatori. I suoi amici più cari sono uomini che lavorano nel cimitero per le sepolture, gli impiegati dell’Agenzia di Pompe Funebri, il prete. Si veste a due strati, sotto” d’estate” e sopra “d’inverno”(nasconde gli abiti colorati sotto i cappotti grigi) e ha l’abitudine di raccontare in un diario le cerimonie della sepoltura. Trascrive gli elogi funebri, scrive quanti sono i partecipanti, il tempo atmosferico affinché chi non ha partecipato al funerale possa partecipare attraverso i ricordi …Nella sua casa accoglie spesso i visitatori che dopo aver salutato i loro cari vengono accolti da lei con parole di conforto e un buon caffè. Violette conosce le storie della maggior parte dei defunti e non ha paura di camminare tra le loro tombe anche di notte.  Ogni capitolo del libro è introdotto da un epitaffio o dalla citazione di una canzone che ci ricordano quella foscoliana “corrispondenza di amorosi sensi” tra vivi e morti e forse che la tomba serve più ai vivi che ai morti. Nel cimitero si ride anche spesso: Gaston, addetto alle sepolture che cade nella fossa preparata per la sepoltura, inciampa e trascina tutto con sé e diventa oggetto di storielle condite anche un po’ di fantasia per far ridere il nuovo parroco; l’amante che si ostina a portare bellissimi fiori sulla tomba del suo amato ,fiori che vengono puntualmente fatti a pezzi dalla moglie del defunto, perché si diverte al pensiero della rabbia dell’altra…Violette si dedica con amore alla cura delle tombe e dei fiori, conosce la storia di ognuno di loro, da molti è vista come una strega, da altri come una brava donna.

Un giorno bussa alla sua porta Julian, un poliziotto di Marsiglia che vuole scoprire la ragione per cui sua madre, Iréne ha deciso che le sue ceneri siano seppellite nella tomba di un famoso avvocato penalista, morto anni prima e seppellito nel cimitero custodito da Violette…Julian è attratto da Violette ma lei ha le porte del suo cuore chiuse da un pesante macigno che si apre solo nella cura dei fiori e delle piante, dei gatti e dei cani che seguono i loro padroni defunti al cimitero e che lei accudisce amorevolmente .

Il romanzo si dipana su più binari, il presente di Violette e Julian ed il passato di Violette e di Iréne.

In modo sapientemente alternato, conosciamo la storia di Violette dalla sua voce narrante ma poi per arrivare a conoscere la verità sulla sua storia ascolteremo altre voci, altri ricordi; dal diario di Irene sapremo i particolari di una bellissima e appassionata storia d’amore come solo le storie impossibili sanno essere.

Capiremo così perché Violette è felice di vivere nel cimitero e quale dolore profondo l’ha distrutta per sempre. Ripercorreremo con lei la sua vita e soffriremo con lei, proveremo profonda ammirazione per la sua forza ,nonostante tutto. Ci appassioneremo alla storia d’amore tra la madre di Julian e il famoso avvocato Gabriel Prudent, storia in cui prevarranno le scelte razionali su quelle di cuore ma che avrà comunque un finale romantico

Sarai per sempre tutti i miei amori,il primo,il secondo,l’ultimo

L’autrice Valerie Perrin, moglie del regista Claude Lelouch, è stata fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi e questo emerge dall’architettura del romanzo e dallo snodarsi della storia per immagini. Mentre si legge il romanzo , se si chiudono gli occhi si possono vedere scorrere i fotogrammi della storia nel film della fantasia…

Valerie Perrin

Il linguaggio è a tratti poetico ma allo stesso tempo molto realistico. Le citazioni del magnifico breve romanzo di Zweig “Ventiquattr’ore nella vita di una donna” e di ”Le regole della Casa di Sidro “ di Irving sono profondamente pertinenti ed emblematiche all’interno della storia così come quella del film “I ponti di Madison County”.

Se ogni volta che penso a te spuntasse un fiore, la terra sarebbe un immenso giardino

Anche il titolo è profondamente emblematico e significativo: cambiare l’acqua ai fiori significa consentirgli di vivere ancora, lo stesso può valere per le persone che “cambiandosi l’acqua” riescono a vivere nuovamente dopo grandi traumi e dolori.

Chiudiamo il romanzo e nasce in noi il desiderio di continuare a leggere, di voler sapere ancora di Violette. Una donna che è caduta tante volte e che si è sempre rialzata, che nonostante abbia provato il dolore più grande è sempre pronta a consolare il dolore degli altri. Non vogliamo lasciarla, vorremmo stare ancora con lei e in questo saremo in parte accontentati: l’autrice sta scrivendo la sceneggiatura perché “Cambiare l’acqua ai fiori” diventerà presto un film . Ci sentiremo forse meno orfani.

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Sono Maria Fiorenza Virgallito, professoressa di italiano e storia in un istituto tecnico. Sono nata a Matera, cresciuta a Torino, vivo da più di trent'anni a Roma: insomma, radici meridionali, rigida impostazione piemontese stemperata da un pizzico di allegra romanità. Convinta di fare il lavoro più bello del mondo, “sempre in trincea” per cercare di far appassionare i ragazzi alla lettura, al cinema e al teatro. Sono una lettrice onnivora e scrittrice sporadica. In realtà sognavo davvero di fare la scrittrice ma poi, come la mia eroina Jo March di "Piccole Donne", ho lasciato il mio sogno nel cassetto e sono diventata per scelta e non per ripiego un'insegnante. Con ScrepMagazine posso far sì che il mio sogno esca finalmente dal cassetto per volare tra le pagine di un giornale di qualità che fa cultura sul web. In fondo il mio motto è "La cultura è il mondo".

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