Incontro con lo scrittore Tommaso Fusari

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E’ facile definirsi al giorno d’oggi scrittore solo perchè si scrivono frasi sul web, poi si scrivono libri che sono carta straccia. Ma capita che di tutti questi aspiranti scrittori, solo un 10% sa effettivamente cosa significhi “scrivere”.Tommaso Fusari rientra in quel 10%; lui si può definire nonostante la giovane età un vero scrittore. Tommaso è giovanissimo, è nato nel 1992. “Tempi duri per i romantici” è il suo primo romanzo, dallo stesso nome della pagina Facebook che lo ha portato al successo con l’hashtag “escistolibro”. In appena due anni ha sorpreso tutti per la sua crescente popolarità e per la pubblicazione di altri libri. Io ho letto un suo libro, avendo una figlia ventenne che lo segue sui social, e devo dire che mi ha commossa perchè riesce a descrivere con semplicità tutte le emozioni dell’animo umano, narrando di piccole cose. Amante della buona tavola e della musica Tommaso incarna il prototipo di bravo ragazzo. Accetta subito di scambiare due chiacchiere con me per un’intervista e le domande che avrei voluto fargli sono tantissime, alcune le ho conservate per la prossima chiacchierata.

Tommaso, com’è nata la tua passione per la scrittura?

Come tutte le cose che ami, non si può dire quale sia stato il momento preciso in cui tutto è successo. Posso dire che in gran parte è stato merito di mia madre. Quando ero piccolo, mia madre era solita raccontarmi una favola prima di andare a letto. Il mio migliore amico, che conosco dai tempi dell’asilo, fu tra i primi a regalarmi libri per i vari compleanni, poiché sua madre era (ed è tuttora) uguale alla mia per quanto riguarda la lettura. Inizialmente leggevo molti fantasy. Da lì iniziai a desiderare di scrivere storie di mio pugno, mi affascinava da morire tutto quel parlare di draghi, streghe, elfi, creature strane. Cominciai scrivendole su un quaderno a quadrettoni. Credo sia cominciato tutto così.

Come sono nati i tuoi romanzi? Chi o che cosa ti ha offerto lo spunto?

Il primo romanzo è nato da uno spunto, un vecchio post su Facebook di un paio d’anni prima, che raccontava di una ragazza che viveva all’estrema periferia di Roma, che un giorno era scomparsa nel nulla. Il mio cervello fece un click, e mi pose la domanda “E se raccontassimo dov’è finita? Chi si è messo in viaggio per ritrovarla?”. E fu così che quel vecchio post divenne il prologo del mio primo romanzo. Il personaggio di Alice assunse le sembianze di una ragazza di cui sono stato cotto per anni. Capelli rossi e lentiggini. Fronte spaziosa. La sua personalità la creai dal nulla, basandomi solo su ciò che mi veniva spontaneo scrivere.
Per quanto riguarda il secondo, invece, è stato tutto più strano. Era una sera qualsiasi, le 23:00, ero fermo in macchina al Quadraro insieme ad una ragazza, Sara.
Non so dire esattamente come sia successo. Ad un certo punto ho guardato i palazzi intorno a me, ed è come se dalle loro finestre fossero cominciati ad uscire pezzi di storia, ho avuto tre minuti di delirio totale in cui mi sono appuntato mentalmente tutto quello che sarebbe successo, tutti gli eventi, tutti i personaggi.
Un fratello e una sorella. Un passato distrutto, e un presente che ancora si lecca le ferite.
Lui, Michael, arrabbiato con il mondo, con i sogni alla deriva, irresponsabile, innamorato perso di Lola.
E poi lei, fragile, l’armatura d’acciaio e il cuore di vetro, capelli ricci, che cerca in tutti i modi di tenere in equilibrio il suo mondo. Qualcosa irrompe nelle loro vite.
Il giorno dopo scrissi al mio editor, eccitatissimo. Avevo una storia. Una nuova storia.
Quella serata mi ha cambiato la vita, dare alla protagonista femminile il nome di Sara mi parve il minimo.

Nel modo di scrivere traspare la tua anima, ti senti mai vulnerabile per questo?

All’inizio mi ci sentivo e ne avevo paura.
Ora mi ci sento lo stesso, ma ho imparato a non averne. Sono molto più vulnerabile se mi tengo tutto dentro, ho scoperto. Ho smesso di dare ascolto a chi dice che non dovrei espormi così, ho smesso anche di farmi toccare troppo da persone a cui non piace il mio modo di scrivere. Non che io non ne tenga conto, ma non mi affossa più. “De gustibus“, ecco. E va benissimo così. Secondo me, chi va avanti con l’obiettivo di piacere a tutti è destinato a fallire sempre.

Parlaci dei tuoi libri, c’è tra loro un personaggio che preferisci?

Io rimarrò per sempre innamorato di Alice, qualunque cosa accada. E’ stata la mia prima creazione, il primo personaggio che è uscito dalla mia testa e dal mio cuore, e che è finito in un romanzo che poi è arrivato nelle librerie. Ogni personaggio che ho creato è una piccola parte di me, una sfaccettatura, quindi non mi sento di lasciare indietro nessuno. Ho voluto un bene dell’anima a Michael, e ho sofferto tantissimo per Sara, ho cercato di starle vicino in tutti i modi possibili. Ho desiderato Lola, e ho scosso Stefano per le spalle. Ma Alice, Alice rimarrà sempre il mio ritorno a casa.

Chi è lo scrittore? Uno che crea personaggi oppure uno che incontra per caso un personaggio e lo descrive?

Io credo che uno scrittore sia qualcuno che osserva, innanzitutto. Un fotografo che cammina, cammina tra la folla, che prende i mezzi pubblici, qualcuno che in un dito che giocherella con l’angolo della pagina poco prima di sfogliarla non ci vede solo un dito che giocherella con l’angolo della pagina poco prima di sfogliarla.
Io ho prelevato tantissimi dettagli da migliaia di persone che ho incontrato nella mia vita, e li ho usati come accessori per i miei personaggi. Io credo che lo scrittore sia uno che incontra per caso un personaggio e vi si immerge. Chissà cosa può succedere, una volta tornati in superficie. E’ un po’ come quando vai in apnea sott’acqua per toccare il fondo, prendi una manciata di sabbia e torni su tenendola stretta in pugno. Quando riemergi, scopri che in mano non hai esattamente la stessa quantità di sabbia che avevi sul fondo. Qualcosa l’hai mancato, qualcosa l’hai perso risalendo, ma è su ciò che ti è rimasto che devi concentrarti.

Tommaso, sei amato dai giovani che ti seguono sui social e leggono i tuoi libri. Tu hai un autore che ami e di cui ricordi un passo,una citazione?

Ho amato tanti autori negli anni, che mi hanno accompagnato in piccole o grandi porzioni di vita. Da Luis Sepùlveda a John Green, passando per Niccolò Ammaniti, Chuck Palahniuk e Isabella Santacroce. Poi, più avanti, Enrico Galiano (che ho avuto l’onore di mangiarci i trapizzini insieme) e Valentina D’Urbano.
Il passo in questione è proprio di Valentina D’Urbano, un passo che ho deciso che stamperò su una parete di casa mia, ma non posso dirvelo perché coincide con l’ultima pagina di un suo romanzo, il mio libro preferito, “Isola di Neve”. No spoiler, dai.

Al giorno d’oggi, gli adolescenti vengono cresciuti in famiglia, ma diseducati dai social. Sei
d’accordo?

Io credo che i social diano agli adolescenti una visione distorta della realtà. Molti passano il tempo ad osservare le vite dei big, di quelli che ce l’hanno fatta, provano invidia e vorrebbero essere come loro.
Spesso questa invidia sfocia nell’odio gratuito.
Eppure, eppure, ho notato una cosa curiosa, un’altra faccia della medaglia. Non ho mai visto adolescenti abboccare a fake news ed essere ipnotizzati davanti a campagne di odio contro nemici invisibili da parte di politicanti discutibili. Non ho mai visto adolescenti parlare di 5G, di telefonate tra Conte e Bill Gates, e via dicendo. Ecco, credo che questa cosa, sia più che sufficiente per sperare in un futuro migliore. Perchè arriverà un giorno in cui loro, noi (scusate ma ho solo ventotto anni, quindi mi metto tra loro, mi sembra un po’ prestino per non farlo), ci prenderemo definitivamente il nostro spazio, e la smetteranno di dirci che non capiamo niente, che siamo stupidi. E dovranno chiederci scusa.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove la comunicazione è principalmente digitale, quanta importanza credi che abbiano le librerie come punto di ritrovo per i giovani?

Non voglio che questo venga preso come un discorso generalizzante, perché ogni cosa ha le sue eccezioni, ed è ovvio che quello che sto per dire non comprenda la totalità assoluta, quindi ci tengo a mettere le mani avanti in modo che nessuno fraintenda.
Le librerie sono gestite da persone. Così come le scuole, sono gestite da persone. E’ sempre il solito discorso, se ad alcune di queste persone non va di fare il proprio lavoro, come possiamo sperare che ai ragazzi vada di starle a sentire? Se alcune delle persone che gestiscono questi posti in primis non credono in quello che fanno (o addirittura lo odiano, e lo fanno solo perché non c’era nient’altro), come possono sperare di essere dei punti di riferimento? E’ molto più facile dare la colpa ai giovani, a Facebook, agli ebook, ad Amazon, anziché fare qualcosa di concreto per “rimettere la chiesa al centro del villaggio”. Io credo che le librerie possono essere un posto bellissimo in cui trovarsi e, perché no, anche cercarsi. Ma c’è bisogno di mettersi a cercare per primi.

Tommaso, se dovessi dare qualche suggerimento ad un ragazzo che vorrebbe diventare scrittore, cosa gli diresti?

Non mi sento ad un livello tale da poter dispensare chissà quale consiglio fondamentale, ma una cosa l’ho imparata. Quando scrivi, non sei da solo. Sei con i tuoi lettori. Coltiva i tuoi lettori, non considerarli numeri, followers, “fan”. Sono persone come te, che si ritrovano in quello che scrivi tu. Se io sono arrivato fin qui è perché c’era qualcuno che leggeva. Abbi sempre un gran rispetto per i tuoi lettori, perché saranno i primi a credere in te, soprattutto quando tu non ci riuscirai. E questa può essere una grande forza. Secondo consiglio, non scrivere per soldi. Scrivi perché ne hai bisogno.

Hai un sogno nel cassetto?

Chi non ne ha uno? Il mio però lo tengo all’aperto altrimenti mi si ammuffisce.

Hai già pensato al prossimo libro?

Per il momento no.

Sei amante della buona cucina, qual è il tuo piatto preferito?

Potrei tranquillamente, in futuro, morire per un’overdose di carbonara.

Tommaso, sei innamorato in questo momento?

Non sono cose da dire ad alta voce, l’amore è fragile e bisogna conservarlo.

Come ti vedi tra 20 anni, scrittore a tempo pieno o per hobby?

Io spero a tempo pieno. Ma non voglio guardare troppo in là, altrimenti mi perdo per strada. Un passo alla volta, una pagina alla volta, una paura alla volta.

La musica che ascolti mentre scrivi qual è?

Credevo che fosse una figata scrivere con la musica, in realtà mi distrae. Se proprio capita, metto in loop la colonna sonora di Inception, “Time” di Hans Zimmer.

Tommaso, grazie per il tempo dedicatomi, sono certa che ci riincontreremo presto per presentare il tuo nuovo libro. Grazie da tutti noi.

Angela Amendola 

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