Cosa significa “body shaming” e “body shame”?
Sono termini inglesi la cui traduzione è rispettivamente “derisione del corpo” e “vergogna per il corpo”.

Il mondo in cui viviamo, soprattutto in questo preciso momento storico, ci propone la corsa alla perfezione, facendoci inseguire un modello, uno stereotipo che è il prodotto di una cultura moderna che punta tutto sulla bellezza.

Siamo continuamente bombardati da messaggi pubblicitari che inneggiano ad un’ideale di bellezza in cui non c’è posto per le imperfezioni.

Siamo consapevoli che la nostra immagine, una volta immessa sul mercato virtuale, perde la sua riservatezza e, inevitabilmente, si trova catapultata in un circuito che sarà difficile gestire.

In tutto ciò occupano un ruolo di primo piano i vari social network, Facebook, Instagram, Twitter…

Ci si vuole adeguare alle sollecitazioni esterne e ci si adopera affinché l’immagine venga curata sí da risultare fortemente avvenente.

Ed è a questo punto che viene tirato in ballo il “body shaming”, che è un vero e proprio atto di bullismo.

Accade che si può essere bersagliati, presi di mira con commenti poco ortodossi, spesso molto volgari o addirittura viziati da una mole incredibile di cattiveria gratuita quando il bersaglio scelto (body shamer) è lontano dagli standard presi come riferimento.

Lo scopo è quello di colpire, ferire, mortificare, umiliare.

La vittima designata, suo malgrado, ha scatenato inconsapevolmente un’aggressione a causa della sua non perfetta forma fisica, dell’eccessiva magrezza o di qualche un chilo di troppo, di inestetismi cutanei e non solo. Le donne sembrano essere colpite maggiormente e sono gli adolescenti il bersaglio più appetibile.

A questo punto viene chiamato in causa il “body shame”, perché il disagio si traduce in vergogna, in un senso di inadeguatezza, di impotenza, di rabbia.

Gli adolescenti sono particolarmente fragili, vulnerabili al punto che, spesso e volentieri, il disagio sfocia in depressione, attacchi di panico, autolesionismo, disturbi alimentari.

Bisogna stare molto attenti quando affidiamo i nostri pensieri ad uno schermo.

Bisogna pesare le parole.

Ma dovremmo, soprattutto, essere educati ad amare i nostri difetti, le nostre imperfezioni.

Perché, se è vero che esiste una bellezza oggettiva che risponde a determinati canoni, se è vero che la bellezza è un respiro costante verso l’infinito, è anche vero che ciascuno di noi dovrebbe imparare a coltivare il proprio orticello interiore, scoprire l’altro volto della bellezza.

Quella bellezza che non ha grandi pretese, che risponde alle nostre esigenze quotidiane, che si lascia colorare dall’anima e si accende senza spegnersi mai. Lasciamo che sia l’anima ad abbellire il nostro corpo.

Piera Messinese

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