Basta che se ne parli

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È più che evidente che, per capire i cambiamenti dell’Italia, non serve la politica o l’editoria e i convegni astrusi ai più, basta guardare il Festival di Sanremo.

Ogni anno, il cammino verso Sanremo è costellato da polemiche, confermate poi da ciò che inevitabilmente accade sul palco dell’Ariston durante le serate che, purtroppo, sono aumentate nel corso degli ultimi anni.

Più di 16.000.000 di italiani hanno trascorso le serate davanti la tv a vedere Sanremo, un boom di ascolti come non succedeva da anni.

Da quando è nato il Festival, quello che doveva essere una rassegna canora, ha ceduto il passo ad un insieme di spettacolo, pettegolezzi, scandali e chi più ne ha , più ne metta.

E da anni, assistiamo a una passerella di attori, comici, esponenti del mondo della cultura, influencer che vogliono aver voce su tanti problemi che con le canzoni non centrano niente.

Per la prima volta nella storia del Festival, alla serata d’inizio c’era il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella accompagnato dalla figlia, fatto eclatante mai successo nel corso dei precedenti 72 anni.

E cosa ci faceva il Presidente alla prima, non della Scala?

Cosa hanno significato i pochi minuti trascorsi lì?

Che non c’è più un confine tra il serio e il faceto?

Era là per applaudire Benigni e il suo monologo sulla difesa della Costituzione. Ma gli italiani non hanno mica dimenticato quando Benigni nel 2016 si schierò a favore del referendum costituzionale promosso da Matteo Renzi.

Tutto diventa spettacolo e in questo mondo patinato e nel minestrone di Sanremo, troviamo le azioni da vandalo di Blanco, purtroppo seguito da milioni di ragazzi a cui dovrebbe essere da esempio, i monologhi delle influencer, che scrivono tenere letterine a se stesse, monologhi dove noi italiani veniamo tacciati di razzismo e se permettete ”io non ci sto”, parafrasando Scalfaro, e scene in cui per fare odience, si bacia e si mimano rapporti sessuali con un rappresentante dello stesso sesso.

Tutto serve a far parlare di sè?

Mi è piaciuto rivedere vecchie glorie musicali e il tempo su di loro ha lasciato un segno, mi ha commosso Peppino Di Capri così fragile, ma mi ha indispettito e dato fastidio ciò che ha detto Gino Paoli di Little Tony.

Parole che avrebbe dovuto non dire, perché ha infangato la memoria di un grande della musica, spesso non si dona peso a quello che si dice…e Paoli questo lo fa spesso!

Se si sanzionano i giocatori con gli ammonimenti, perché non si sanzionano gli artisti come Blanco, non tutto è lecito fare o dire.

Amadeus non ha saputo gestire alcuni momenti critici, quasi quasi premiava Blanco, o Fedez e non ha zittito subito Paoli.

Direi che il momento più bello è stato quando si sono esibiti i tre grandi della nostra musica Morandi, Ranieri e Albano, ineccepibili maestosi unici.

I Depeche Mode?

Meglio non farsi vedere e sentire, a volte è meglio lasciare un ricordo dei momenti in cui si era all’apice, vedi la grande Mina.

Mi sono persa la letterina zelenskyana?

Me ne farò una ragione e preferisco non parlarne in questo luogo, in quei momenti guardavo una serie tv su Netflix.

Per il resto sono arci contenta della vittoria di Marco Mengoni, una canzone molto bella che speravo vincesse.

Un momento imbarazzante? Vedere e ascoltare la Oxa … ma di questo parleremo martedì…

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

La noia e l’amore

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