Liberi tutti… o quasi! Una delle prime uscite dall’isolamento delle settimane trascorse, per una donna, è l’incontro con il suo parrucchiere. Guanti, mascherine, spray disinfettante e via.

Arrivata a destinazione, un po’ di attesa. Cosa non si fa per essere a posto? Pazientemente aspetto. Dopo un paio d’ore, esco e ho tempo per fare altre cose in giro. Primo negozio… fila di diversi minuti, supermercato… fila di quasi un’ora. Odio le file, mentre aspetto molto infastidita mi dico che devo pensare a qualcosa per ingannare l’attesa, magari a un filosofo che insegna la pazienza, la sopportazione.

Non so perché, mi viene in mente Cartesio (1596-1650) che apparentemente ha queste caratteristiche.

Nel suo libro più conosciuto, Il discorso sul metodo, in cui esprime in nuce la sua filosofia, troviamo molte affermazioni che mostrano il desiderio di tranquillità e sicurezza: <<Condurre con ordine i miei pensieri>>; <<Imparare a distinguere il vero dal falso per veder chiaro nelle mie azioni e procedere in sicurezza in questa vita>>.

Ricorda egli stesso che nel 1619, mentre si trovava ad Ulm, nel mese di novembre, confortato dal calore di una stufa scoprì le basi “di una scienza ammirevole; aggiungerei, considerando gli scritti successivi di Cartesio, che determinò una svolta epocale nel pensiero e nella storia del pensiero. La “scienza ammirevole” di cui parla Cartesio consiste probabilmente nell’avere intuito che l’unità del sapere è dato dalla matematica.

Ricorda così quel giorno:<<L’inizio dell’inverno mi bloccò in un quartiere nel quale, non trovando alcuna conversazione che mi sollecitasse e non avendo, per fortuna, alcuna preoccupazione o alcuna passione che mi turbasse, restavo tutto il giorno solo, al chiuso, in una stanza riscaldata, ove trovavo tutta la gioia di trattenermi con i miei pensieri>>. Cartesio – Discorso sul metodo – par. II.

Si nota come assenza di turbamenti e situazione confortevole favoriscano il pensare, anche quello più profondo. Che faceva Cartesio, tranquillo filosofo francese, in Germania?

Cartesio, dopo aver concluso, insoddisfatto, gli studi, si trovò in difficoltà sulla carriera da intraprendere, così decise di tentare la carriera militare. Nel 1618, in Europa, scoppiò la terribile Guerra dei Trent’Anni, guerra di religione che vide contrapposti cattolici e protestanti; Cartesio si arruolò prima con Maurizio di Nassau (protestante) e poi con Massimiliano di Baviera (cattolico). Non combatté mai, fu piuttosto attratto dagli studi di fisica a cui lo spronò un giovane cultore di matematica e fisica con cui aveva fatto amicizia, un certo Isaac Beeckmann.

Nel 1620, considerando la carriera militare a lui inadatta si congedò dall’esercito e incominciò a viaggiare, fu anche in Italia, e nel 1629 si stabilì in Olanda, terra tollerante e libera, qui attese alla composizione di una grande opera di fisica. Il testo si intitolava Il Mondo, in esso Cartesio difendeva la teoria copernicana ma quando seppe della condanna di Galileo Galilei che aveva sostenuto tesi simili, decise di non pubblicare l’opera intera, solo dopo qualche anno ne pubblicò alcune parti.

Si deve essere tranquilli e in pace per potersi dedicare alla filosofia, silenzio e quiete; quando arriverò a casa, nella quiete del mio studio, voglio rileggere il Discorso sul metodo, sprofondare tra le pagine di quel lavoro che Bertrand Russel ha definito pieno di freschezza e continua:<<Il suo stile è facile e non pedante, rivolto a tutti gli uomini intelligenti del mondo piuttosto che agli alunni. E, per di più uno stile veramente eccellente>>. E’ con Kant, sostiene ancora Russel, che il linguaggio filosofico è diventato difficile.

Mi torna in mente la terza massima della Morale provvisoria di Cartesio, in cui sostiene che è più facile vincere noi stessi piuttosto che cambiare le cose del mondo. Lo stesso filosofo scrive di essersi abituato a credere che non esiste nulla che sia in nostro potere se non i nostri pensieri. Da questi pensieri sono escluse le filosofie antiche paragonate a “palazzi molto superbi e assai magnifici, ma fondati sulla sabbia e sul fango”. La massima è una regola di buon senso che riguarda la vita quotidiana e non la ricerca della verità, ma anche qui vediamo la serenità dell’anima e la tranquillità presupposti essenziali per condurre una vita equilibrata.

Alla ricerca della tranquillità, si contrappone in Cartesio una irrequietezza che cogliamo nel suo viaggiare e nella difficoltà di stabilirsi in un paese europeo definitivamente. Inoltre molta amarezza provò nel vedere personaggi del suo tempo, Galilei, Bruno, Campanella che, per i loro scritti, furono perseguitati e chissà se quando nelle Meditazioni accenna “all’infermità e alla debolezza della natura umana” si riferisca a sé stesso o pensi anche agli uomini geniali che la cieca ignoranza ha ucciso.

Finalmente posso andare, è il mio turno, non prima di aver rivolto un ultimo e grato pensiero a colui che fu considerato padre della filosofia moderna poiché edificò un sapere fondato su procedimenti logici ipotetico – deduttivi, attaccando l’aristotelismo a favore di una scienza centrata sull’uomo e sulla razionalità umana.

Concludo con le parole di Cartesio:<<Tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica, e i rami che sorgono da questo tronco sono tutte le altre scienze, che si riducono a tre principali, cioè la medicina, la meccanica e la morale>>

Cartesio – Principi di filosofia

Gabriella Colistra

2 Commenti

  1. KIT YATES
    La MATEMATICA è VITA
    Perché la Matematica è (quasi) TUTTO
    in libreria…splendido Invito. Pregiatissima Professoressa Gabriella, ad essere semplicemente umani, quindi pensanti e “filososi” e (perché no?) anche matematici, seppur non necessariamente pitagorici. Memento: ” Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti (Isaac Neuton).
    M. DI GIUSEPPE

  2. Gentile dr. Michele,
    ognuno ama ciò che preferisce: i matematici, i numeri; i poeti, le parole; i filosofi entrambe. L’importante è guardare lontano. Se siamo sulle spalle dei giganti, meglio. Una nota dolente: oggi mi sa che siamo nani che non sanno arrampicarsi sulle spalle dei giganti, che sono sempre là.
    Un saluto, Gabriella Colistra

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