a Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale

CAOS MAGISTRATURA: Le intercettazioni falciano l’ANM

Vincenzo Musacchio è Associato al Rutgers   Institute   on   Anti-Corruption   Studies   (RIACS)   di   Newark   (USA),  ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla criminalità organizzata del Royal United Services Institute di Londra, nonché  Presidente  e Direttore  scientifico dell’Osservatorio   Antimafia   del Molise e  Direttore scientifico della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise. Allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

 

Toghe nella bufera: si dimettono i vertici dell’Associazione nazionale magistrati. Chat che manifestano intenzioni di interventi mirati contro politici di destra, sentenze che destano sconcerto, inchieste di magistrati contro altri magistrati, che si arrestano addirittura fra loro, Csm nella bufera dopo l’inchiesta che ha coinvolto Palamara

Fiore: Professore, cosa sta succedendo nella magistratura italiana?

Musacchio: Cominciamo con il dire che si tratta di una parte della magistratura, pur riconoscendo che siamo di fronte a una situazione molto grave.

Lo scandalo delle chat dei magistrati ci ha lasciati davvero increduli.

Una cosa è certa: occorre una riforma seria. La strada è quella di riformare il CSM.

Mi piace molto l’idea del prof. Coppi il quale lascerebbe all’organo di autogoverno la sola funzione disciplinare mentre il conferimento degli incarichi direttivi e semi-direttivi andrebbe affidato a un organo diverso. E’ un’ottima idea poiché così non ci sarebbe più la corsa correntizia per farsi eleggere.

Il compito di nominare procuratori, aggiunti, presidenti e presidenti di sezione potrebbe, ad esempio, essere assegnato alla Corte Costituzionale.

Fiore: Non crede, però,  che il quadro che emerge si fa ogni giorno più torbido?

Musacchio: L’inchiesta mostra purtroppo un ruolo non lecito delle “correnti” della magistratura.

Alcuni elementi del procedimento, infatti, indicano che nomine e promozioni fra i togati avvenivano (e forse avvengono ancora?) sulla base di logiche politiche interne:  le vari correnti giocherebbero il ruolo di veri e propri partiti politici scontrandosi e alternandosi al potere.

Da queste posizioni di privilegio è possibile indirizzare promozioni e procedimenti disciplinari, con un ruolo di contropotere rispetto ai membri laici del Consiglio (cioè quelli nominati dalla politica).

Questa situazione è intollerabile.

Fiore: Il suo pensiero sulle cene tra politici e magistrati?

Musacchio: Quello che pensava Rosario Livatino, il quale era solito affermare con forza che un magistrato oltre ad essere deve anche apparire.

Io concordo totalmente con il suo pensiero e la sua etica.

Fiore: Un consigliere del Csm ha accostato questa vicenda allo scandalo della P2. Che ne pensa? Siamo a quei livelli?

Musacchio: Non credo proprio che il parallelismo sia calzante.

Certamente, come ho detto, siamo di fronte a fatti gravi, inaccettabili e intollerabili.   Per causa di pochi si è gettato fango che nuoce pesantemente a tutta la magistratura.

Un danno immane. Dobbiamo, tuttavia, stare attenti.

Quando si perde la fiducia nella giustizia i rischi per la democrazia sono alti.

Bisogna, quindi, fare presto e colpire inesorabilmente i colpevoli.

Fiore: Cosa pensa dei magistrati che entrano in politica?

Musacchio:- Sono liberi cittadini e possono farlo.

Personalmente non li riammetterei nelle funzioni giudicanti e nemmeno in quelle requirenti ma solo in quelle amministrative.

Se fossi un magistrato comunque non scenderei mai in politica neanche dimettendomi. Fare politica, per la mia forma mentis, è incompatibile con le funzioni di magistrato.

Fiore: Secondo lei si può attenuare l’influenza della politica nella sua attività e nella sua composizione al CSM?

Musacchio: Sì, ma con nomine fatte con la rigorosa osservanza del criterio meritocratico, curriculare e con opportuni approfondimenti istruttori e motivazioni adeguate, accertando le competenze tecniche dei candidati.

Assolutamente no con il sorteggio.

Vorrei un CSM dove Giovanni Falcone sarebbe stato senza se e senza ma procuratore nazionale antimafia e non umiliato e escluso.

Ribadisco che mi piace molto l’idea proposta dal prof. Franco Coppi.

Fiore: Che risponde a chi chiede l’abolizione dell’ANM?

Musacchio: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Altra cosa sono le correnti che facilmente possono degenerare e diventare un mero strumento di potere.

Queste sono pericolosissime, come stiamo vedendo in questi giorni, e vanno perseguite senza esitazioni.

Fiore: Che tipo di riforma vedrebbe per l’ordine giudiziario?

Musacchio: Per cominciare vedrei bene uno studio e poi una riforma che si occupino della separazione del CSM tra giudicanti e requirenti; dell’azione penale discrezionale; della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; degli incarichi e dei rapporti tra magistratura, politica e alta burocrazia.

Fiore: Un’ultima domanda! 

Secondo lei come si è mosso il Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, nella sua veste di Presidente del Csm?

Musacchio: Nonostante il suo ruolo sia solo formale, mi è piaciuto quando ha ricordato a tutti i principi fondamentali della Costituzione.

Valori che si stanno pericolosamente perdendo per colpa di chi ha approfittato della toga che ha vestito per trasformarla in un mezzo di contrattazione politica.

Il cammino è difficile ma credo sia arrivato il momento di intraprendere la strada delle riforme della giustizia e dell’ordinamento giudiziario… e in questo Mattarella   può svolgere un ruolo di indirizzo importante.

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

2 Commenti

  1. Bella intervista . È grave quando si perdono i valori che fanno di una persona un uomo ed è altrettanto grave quando si cade nello sconforto di non poter credere più nella giustizia. E poi arrivano questi eroi che fanno solo il loro dovere ma che ai nostri occhi risultano tali dando un po’ più di credibilità a questa nostra povera nazione. Auguri e buon lavoro

    • Gentile Angela Maria, grazie per i suoi apprezzamenti che sono assolutamente da stimolo per continuare il racconto di quello che non va nel nostro Paese. Mai come in questo momento è opportuno e necessario tenere la barra dritta per evitare che il Paese Italia vada a rotoli. Mi creda, non è facile ma costi quello che costi si deve andare avanti a testa alta per far sì che alle nuove generazioni si possano lasciare istituzioni sane e senza marciume. Ancora grazie…

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