Alla ricerca della verità

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Ho sempre pensato che l’uomo nella propria vita debba avere dei punti fermi che orientino le sue azioni, dando significato all’agire perché egli non sia una banderuola che il vento sbatte e trascina di qua e di là.

I filosofi hanno definito ciò ricerca della verità, come scoperta di quell’elemento capace di adeguare mentalmente la realtà o comunque in grado di spiegarla secondo principi e leggi che le sono propri.

Nel mondo greco, la verità fu intesa con due diversi significati.

Il primo, ontologico, secondo cui la verità coincide con l’essere stesso. La migliore definizione di ciò la fornisce Aristotele nella Metafisica: <<Ogni cosa possiede tanto di verità quanto possiede di essere>>.

Il secondo significato è quello gnoseologico, cioè la verità è la perfetta corrispondenza del pensare all’essere. Troviamo questa posizione in Parmenide e altri filosofi antichi.

Nel Medioevo, il concetto di verità non è altro che la legge di Dio uno e trino che è misura di tutte le cose.

In Agostino, quindi, la verità è nello spirito, come scrive in un famoso passo de La vera religione: << Non cercare fuori di te […]; rientra in te stesso; la verità sta nell’interno dell’anima umana; e se troverai mutevole la tua natura trascendi anche te stesso […]. La verità non è qualcosa che si costruisca a mano a mano che il ragionamento cammina; essa invece è un termine prefisso, una meta a cui ci si ferma dopo aver ragionato>>. La verità è quindi il complesso dei pensieri di Dio.

Tommaso d’Aquino scrive: <<Vi sono alcune verità che superano ogni potere dell’umana ragione, per esempio che Dio è uno, e consimili >>. La ragione quindi consente di cogliere la verità ontologica, cioè l’adeguazione di ogni ente all’intelletto divino (adaequatio rei ad intellectum) e la verità logica o verità umana che è adeguazione del nostro intelletto alla cosa (adaequatio intellectus nostri ad rem).

Le cose cambiano nel Seicento quando Cartesio, considerato fondatore della filosofia moderna, sposterà il suo sguardo sulla scienza e il suo fondamento sarà l’identità di materia e spazio. Inizia la scienza moderna, e anche la ricerca della verità cambia. Scrive Cartesio: <<Il metodo è necessario per cercare la verità. Tutto il metodo consiste nell’ordine e nella disposizione delle cose verso le quali occorre rivolgere le forze dello spirito per scoprire qualche verità>>.

Metodo quindi, semplificazione, chiarezza e distinzione, sono queste le parole di Cartesio. Anche il suo stile è semplice, vuole farsi capire da tutti e intanto compie una rivoluzione nel pensiero.

Nella seconda metà del secolo e all’inizio del Settecento, Leibniz parlerà di verità di ragione e verità di fatto. Le verità di ragione sono incontrovertibili e si basano sui principi di identità, di non contraddizione e del terzo escluso. Sono queste le verità geometriche e matematiche, includono la bontà e la giustizia e sono questi principi su cui si fonda l’uomo. Le verità di fatto si basano sul principio di ragion sufficiente, sono quindi contingenti e il loro opposto è possibile. Sono le verità di ogni giorno, delle piccole realtà quotidiane, le verità meno importanti.

Pochi anni dopo, in Italia, Vico adottò la frase della Scolastica <<verum et factum convertuntur>> (il vero e il fatto si convertono uno con l’altro). Alla coppia vero – falso corrispondono la filosofia (vero) e la filologia (fatto); vero e fatto compenetrandosi formano una scienza nuova. La conoscenza divina è fuori della nostra portata, possiamo solo conoscere ciò che facciamo e che costituisce la Storia, la scienza nuova, appunto.

Siamo ormai in pieno Settecento, il mondo è cambiato, i viaggi intercontinentali richiedono conoscenze geografiche, strumenti per misurare le distanze e per guardare lontano. Poi, viaggi in Europa, treni, strade ferrate, strade, l’Ottocento porta con sé lo sviluppo industriale, il vapore, il carbone, l’acciaio, l’uomo diventa sempre più orgoglioso di sé, pensa ad un progresso infinito, la verità è ora nella scienza che sarà in grado di risolvere ogni problema dell’uomo.

Questo clima dura finché non compare lui, il dissacratore, la dinamite, l’uomo che contraddice, così si definisce F. Nietzsche. Egli contraddice il positivismo e la fiducia nel fatto, per lui i fatti sono stupidi; contraddice lo storicismo che guardava con fiducia la storia e il progresso, per lui il progresso è un’idea falsa; per il filosofo anche il cristianesimo è un vizio perché malsano e vendicativo.

Non è il solo, anche Freud con la psicanalisi scopre l’inconscio, elemento irrazionale, ingovernabile nel fondo della psiche umana; altri filosofi con le loro tesi demolivano un mondo pieno di certezze. Si affaccia il nihilismo, i valori non esistono più, i fatti sono stupidi, per Nietzsche esistono solo le interpretazioni, queste possono essere tante e diverse quindi non c’è più nessuna verità.

Il mondo cambia, nel Novecento le guerre mondiali e ciò che seguirà, lungi dal fugare le insicurezze, accentuano la frammentazione e le incertezze.

Da qualche tempo si parla di post verità, viviamo cioè in un mondo in cui la verità unica non esiste ma si diffondono tante verità, con basi diverse, non solide che facendo leva sull’emotività dell’interlocutore diffondono, propagandole, frottole e dicerie. Nella diffusione di queste false verità, molta importanza ha il web che arriva ad un gran numero di persone e consente, grazie al materiale di cui dispone, di costruire false notizie.

Non è questo un gioco da burloni, coloro che sono convinti che una certa notizia sia vera, la sostengono, la diffondono e la confondono facendola arrivare anche a inconsapevoli lettori o ascoltatori. Tutto ciò tende a formare un’opinione pubblica schierata, influenza la politica e la visione del mondo. Il fine della post verità è il potere, non la verità.

Una persona disincantata del nostro tempo avrà percepito queste situazioni e le avrà vissute con disagio perché non è facile distinguere, in un mondo in cui le informazioni sono tante è difficile accertare ciò che è vero e ciò che è falso.

Non credo che la situazione resterà sempre così, col tempo sempre più persone sentiranno la necessità di essere correttamente informate. Le notizie false ci saranno sempre, ma la scienza, importante per la vita, non può basarsi su falsità e credo che l’uomo abbia più bisogno dei ritrovati delle scienze (medicina, fisica, ingegneria, biologia, architettura ecc.) che delle fandonie dei vari santoni che sollevano polveroni e non risolvono problemi.

Gabriella Colistra

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