Ai piedi dell’Arma dei Carabinieri e non solo

Stivaleria Mercurio

Abbiamo incontrato Antonio Mercurio erede di una tradizione calzaturiera davvero incredibile. E noi di ScrepMagazine siamo davvero felici di “andare in giro per la nostra incredibile penisola” a parlare e mostrare le cose che noi Italiani sappiano fare!

Quando è nata la Stivaleria Mercurio e perché è divenuta un’azienda a tradizione familiare?

Mio padre già nel 1932 era stivalaio ufficiale alla Farnesina durante la seconda guerra mondiale. A un certo punto decise di ritornare in Calabria, a Sellia, dove continuò a fare calzature e aprì un’altra attività. Era il 1979 quando i fratelli Raimondi, che aveva conosciuto a Roma e conoscevano l’arte di mio padre, gli proposero di tornare a Roma per occuparsi della stivaleria dell’Arma dei Carabinieri  e di quella delle Guardie del Presidente della Repubblica. Io, Antonio, fin da piccolissimo, passavo i miei pomeriggi con mio padre, apprendendo la sua arte e ne facevo tesoro. Creai da solo il mio primo paio di stivali artigianali, mettendo in pratica gli insegnamenti di mio padre, all’età di 14 anni.

La vostra azienda produce lo stivale ufficiale dei Corazzieri e dei Carabinieri a cavallo. Da qualche anno i vostri prodotti sono presenti in altri mercati internazionali. Perché hanno scelto voi? Cosa vi differenzia da altre aziende di calzature artigianali?

In realtà accadde per caso. Un sarto venne da me per ordinare un paio di scarpe. Avendo un piede particolare, riuscì a soddisfare la sua richiesta. Per due anni mi corteggiò affinché mi convincessi a portare in Giappone le mie creazioni. Il Giappone, cosa che pochi conoscono, sono tra i pochi Paesi al mondo a compiere un vero e proprio studio sulla calzatura e a saper riconoscere e apprezzare le qualità di un modello fatto a mano ed i benefici in termini di salute e di confort.

Le vostre calzature sono interamente prodotte a mano in laboratorio. In termini di benefici fisici, qual è la differenza fra una calzatura artigianale e una produzione industriale?

Lo spiego con una frase che sottolinea la differenza sostanziale: “Fatta a mano, la scarpa si adatta al piede; altrimenti è il piede che si adatta alla scarpa”. Ciò per dire che le scarpe prodotte in serie non tengono conto delle diversità delle caratteristiche dei piedi che le indossano: è il piede che si sforza di adattarsi. Questo vuol dire nel tempo provocare dei traumi ai propri piedi, costringendoli in una posizione che non è propria. Ancor più dannose le scarpe di gomma se indossate per lungo tempo. Indossare un modello di scarpe su misura vuol dire invece prevenire tutto ciò e perciò anche conseguenze future su altre parti del corpo come schiena, ginocchio, talloni ecc…

Quando è importante preservare le tradizioni artigianali e salvaguardare il “Made in Italy” nella globalizzazione dei mercati economici?

E’ importantissimo ma anche difficile. Tornando all’esempio del Giappone, loro hanno acquisito le tecniche e superato le nostre. Ciò che preserva il “Made in Italy” sono i nostri maestri artigiani che hanno in sé un sapere atavico. Così come noi custodiamo quel “qualcosa in più”, tramandato da generazione in generazione e dalla tradizione che a loro manca e ci permette di distinguerci. Purtroppo temo che nel tempo questo qualcosa in più si perda, quel qualcosa che dà l’anima alle nostre creazioni e non è un involucro vuoto come altrove. Sono sempre meno i  grandi maestri , e non sono messi in condizione di poter trasmettere la propria  arte ai giovani apprendisti.

Ci racconta come la Stivaleria Mercurio divenne fornitore ufficiale dei Corazzieri e dei Carabinieri a cavallo?

Come brevemente ho già detto, furono i fratelli Raimondi a convincere mio padre a rientrare a Roma. Mio padre raccolse subito le sue cose, prese me, i miei tre fratelli e mia madre e ci riportò a Roma. Da lì, iniziò tutto e mise su quest’azienda che adesso io porto avanti.

Nel confezionare le scarpe ponete grande attenzione a fisico e postura di chi le vuol acquistare. Perché non considerate come altri solo la forma del piede?

La postura di una persona ci dice molto sul suo piede e sull’eventuale problema. Molto dipende dai piedi. Il nostro corpo parla nei movimenti, dalla posizione delle gambe, come teniamo le spalle, le nostre ginocchia. Nel 99%, osservando fisico e postura, riesco subito a individuare dove agire per creare calzature perfette e comode per il cliente.

Realizzate tutti i modelli, dai più classici ai moderni. Adeguare le tecniche artigianali alla modernità è stato difficile?

Per le mie scarpe utilizzo uno stile e una modellatura classica che ho adeguato più che altro ai cambiamenti subiti dai piedi, attribuendone maggiore morbidezza. Oltre naturalmente l’utilizzo di pellami e materiali di qualità.

Quali e quante sono le fasi per creare una vostra calzatura, nel rispetto della tradizione artigianale della vostra azienda?

Le fasi di lavorazione sono circa 200 secondo quanto detta la tradizione artigiana. Iniziamo dal prender le nove misure di ogni piede, perché non sono uguali fra loro; creiamo il cartamodello, il modello e così dicendo fino alla consegna. Ogni fase ha dei tempi da rispettare: noi utilizziamo la colla di farina e non il mastice; le cuciture le facciamo in un certo modo. Dico sempre che cucire un paio di scarpe è come una “gestazione”. Per questo lavoriamo con almeno due o tre paia di calzature per volta.

La passione, nel suo lavoro, quanto è importante?

Se la scala va da  1 a 100, allora sicuramente  100! Litigo spesso con mia moglie e i miei cari perché passo tutto il mio tempo chiuso nel laboratorio. Per me non è un lavoro perché amo ciò che faccio e non mi pesa. Anche quando sono in Calabria in vacanza, dopo venti giorni, devo rientrare a Roma, nel mio laboratorio. Fare un lavoro che si ama è come coltivare perennemente un hobby.

Oggi i maestri artigiani in Italia sono pochissimi. Il rischio è di perder quel bagaglio di arte trasmesso di generazione in generazione. Ha mai accarezzato l’idea, essendo la sua azienda nella capitale d’Italia, di aprire una scuola per formare nuovi maestri artigiani che porterebbero avanti un’arte come la sua, maestro Mercurio?

Parliamo di un argomento semplice e complesso allo stesso tempo. Mi spiego. Si, ci ho pensato. Adesso ho assunto un ragazzo a cui ho intenzione di trasmettere i miei cinquant’anni di esperienza. Ciò che mi preme sottolineare è la difficoltà a poterlo fare per un sistema in cui siamo inseriti che non premia l’artigianalità. La prima domanda che ti pongono è: “Quanto mi dai?”. E io mi chiedo “Quanto mi costi?”. Assumere qualcuno oggi è come fare karakiri perché non sei sicuro che possa divenire un maestro artigiano per due motivi: trasmettere tutto il proprio sapere non puoi farlo in breve tempo e soprattutto, i mestieri artigianali si apprendono sin da piccoli. Ma guai a dire oggi a un ragazzino che deve recarsi in laboratorio ad acquisire l’arte: ti tacciano di sfruttamento mentre non si comprende che in altri campi, ad esempio la musica, per eccellere già in tenera età devi saper suonare lo strumento. Eppure in quei casi, i genitori pagano maestri affinché i figli imparino tecnica e sviluppino capacità artistiche. Cosa dovremmo fare noi? Chiedere ai genitori o a chi vuole accostarsi ad apprendere di pagarci? Perché è così che ragionano: se vieni pagato lavori; se paghi no.

Non siamo tutelati. Servirebbe un DCG che ci garantisse, un sistema che possa permetterci di creare maestri artigiani e che faccia capire l’importanza di quei mestieri che da sempre sono il fiore all’occhiello del nostro Paese e portano alto nel mondo il “Made in Italy”. Rischiamo di perdere i grandi maestri in settori come i miei e un patrimonio di culture e tradizioni che non verrà trasmesso perché non valorizzato a dovere e trascurato da chi invece dovrebbe farsi forte di questa realtà e difenderla. Noi ci impegniamo ma non abbiamo garanzie sufficienti per poter trasmettere a tanti. Una calzatura italiana fatta a mano, come dicevo è passione, ha un’anima che dà chi la crea. Si aiuta la commercializzazione in serie e mai chi della sua arte ne ha fatto una missione e tiene alto il prestigio nel mondo del nostro Paese.

Era la nostra intervista agli Artigiani della Famiglia “Mercurio”, uno dei tanti Tesori della nostra Italia assolutamente da tutelare!

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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