TIZIANO VECELLIO (parte prima)

(Pieve di Cadore 1488 – Venezia 1576)
Resurrezione di Cristo 1542-1544
Olio su tela cm 163 x 104

Tiziano Vecellio, è nato a Pieve, in provincia di Belluno, fra le montagne del Cadore, nel 1488.

Tiziano appartiene ad un’antica famiglia del piccolo centro alpino.

Suo padre, Gregorio, era capitano della milizia ed ispettore delle miniere.

Ancora molto giovane, abbandona Pieve per ricevere un’adeguata istruzione pittorica.

Tiziano giunge così a Venezia per completare la sua formazione artistica con Giovanni Bellini.

Qui frequenta Giorgio da Castelfranco meglio conosciuto con il nome di Giorgione.

Tiziano fu profondamente influenzato da Giorgione, tanto che dopo la sua morte avvenuta per la peste, completò molti quadri dell’amico rimasti incompiuti.

Le prime opere sono i tre affreschi con i “Miracoli di sant’Antonio da Padova“, che Tiziano dipinse nel 1511.

La sua fama ormai si consolida in tutto il Paese al punto da ricevere commissioni importanti, quali la “Pala di San Marco” e di “Santa Maria della Salute“.

Nel 1516, alla morte di Giovanni Bellini, Tiziano fu nominato suo successore come pittore ufficiale della Repubblica Veneziana.

La svolta stilistica si evolve nel 1516 quando il duca di Ferrara, Alfonso d’Este, gli commissiona la decorazione del “Camerino d’alabastro coi tre Baccanali“.

Nel 1520 esegue numerose pale e commissioni laiche, incluse le decorazioni per il Palazzo dei Dogi e tre dipinti mitologici, sempre per Alfonso d’Este.

Nel 1525 sposa la donna della sua vita, Cecilia Soldani figlia di un artigiano, che gli aveva già dato due figli maschi: Pomponio e Orazio.

Nel 1530 nasce la figlia Lavinia, ma pochi mesi dopo muore l’amata moglie.

Dipinge incessantemente e nel 1542 ha inizio la sua importante collaborazione con papa Paolo III.

In seguito si trasferisce a Roma invitato dal Pontefice e vi rimane per tre anni.

Nel 1546 rientra a Venezia e dipinge “San Giovanni Battista” presso la Galleria dell’Accademia.

In quel periodo Tiziano ritratta molte figure di donne sensuali, spesso con lunghi capelli sciolti che ricadono sulle spalle nude.

Questi quadri, esaltando la bellezza femminile, erano molto in voga a Venezia e si suppone che alcuni potrebbero rappresentare o alludere alle prostitute per cui la città era famosa in tutta Europa.

Nell’ultimo periodo della sua vita Tiziano ha una maggiore carica espressiva: le forme e il colore acquistano intensità, come nel “Ratto di Europa” (1559-1562).

Ancora più inquietanti e incisivi sono “Apollo e Marsia” (1570-1576) e “Ninfa con pastore” (1574).

Gli ultimi dipinti mitologici di Tiziano, denominati “poesie”, sono formidabili rappresentazioni della potenza irresistibile della natura.

Rientrano in questa produzione tarda anche una serie di opere a soggetto religioso.

Ne sono esempi “l’Annunciazione” (1560-1565) e nella “Pietà“, dipinta da Tiziano per la cappella funebre, rimasta però incompiuta al momento della morte.

L’opera di Tiziano segnò profondamente tutta la pittura europea, inaugurando una tradizione diversa, ma ugualmente importante da quella lineare e classicheggiante della scuola fiorentina, cui appartennero Michelangelo e Raffaello.

Questo corso alternativo, abbracciato poi da grandi artisti quali ad esempio Rubens, Velázquez, Rembrandt, Delacroix e gli impressionisti, appare ancora attuale ai giorni nostri.

Nel 1566 insieme ad Andrea Palladio e a Tintoretto viene eletto membro dell’Accademia del Disegno di Firenze.

Muore il 27 agosto 1576, forse di peste, ma molto più probabilmente di vecchiaia.

Viene sepolto a Venezia.

“RESURREZIONE DI CRISTO”

La “Resurrezione” è la scena centrale del celeberrimo “Polittico Averoldi”, dipinto da Tiziano attorno al 1522 .

Il dipinto costituiva una delle due facce di uno stendardo processionale, commissionato al grande pittore veneto dalla Compagnia del Corpus Domini di Urbino.

La tipica iconografia della Resurrezione si combina qui con quella dell’Ascensione.

La parte più importante del dipinto, la parte centrale, rappresenta e da il titolo al dipinto “Resurrezione di Cristo“.

Tiziano raffigura un cielo giallo e grigio scuro al di sopra di un alba.

Tutto è sereno e il Cristo benedicente si libra in cielo con sembianze statuarie.

Il grande dipinto mostra come Tiziano abbia assimilato nel tempo la lezione e l’influenza di Raffaello.

Gesù risorge trionfante, il corpo in movimento e torsione con una straordinaria forza espressiva e reca in mano una bandiera bianca con una croce rossa, simbolo, come tutti sanno, del cristianesimo.

Riluce, nel contrasto, con lo sfondo scuro illuminato leggermente dai bagliori dell’alba.

Con Cristo raggiante in cielo, la sua figura, sottolineata dall’illuminazione che lo inonda, mostra una perfezione anatomica vicina a quella delle statue greche.

Nella zona inferiore si nota una grande inquietudine dei due soldati, agitati per l’improvvisa apparizione divina.

Sempre nel basso, il sarcofago conferisce alla scena un insieme di drammaticita’

CONCLUDENDO:

Tiziano Vecellio è il simbolo del Rinascimento.

Nella sua grandezza ha reso unica la pittura veneziana: il colore, la sensibilità per la luce, il paesaggi e una profonda partecipazione spirituale e carnale alla bellezza.

Egli fu anche insuperabile portavoce della cultura ufficiale della “Repubblica Veneziana” e dei suoi messaggi politici negli anni del massimo splendore.

Per le sue straordinarie doti, Tiziano fu conteso da Imperatori, Papi, Principi e Cardinali.

Morì ricco e carico di onori.

Bruno Vergani

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