“a tu per tu con…” Stefania Chiappalupi

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Stefania Chiappalupi…

l’autrice de “L’usignolo e occhi di cielo

Stefania Chiappalupi nasce a Roma nel 1970 e risiede a Basaluzzo, un comune di circa 2.071 abitanti in provincia di Alessandria.

Diplomata in lingue straniere presso l’Istituto Kennedy di Roma e qualificata in contabilità e buste paga, sin dall’età di dodici anni scrive poesie.

Nel 1990 una sua poesia, complice suo fratello, viene pubblicata sul giornale “Confidenze” nella rubrica  “E’ nato un poeta”.

Da alcuni anni si è avvicinata alla scrittura di romanzi: al momento ne ha all’attivo tre: “La ragazza che sognava l’Africa”, “L’amore tra due mondi” e “L’usignolo e occhi di cielo“.

Nel 2009 riceve una menzione d’onore per la poesia “Un’occasione unica“, mentre per l’edizione 2016/2017 partecipa come componente della giuria al concorso letterario “Cercando i colori” della Pettirosso Editore.

Con i suoi romanzi partecipa a diversi eventi a scopo umanitario, come “Identità violate” mostra itinerante 2015 – 2016, con tema fondamentale la violenza e la violazione dei diritti umani, “Scarpette Rosse”, progetto presieduto da Allegra Agnelli e a beneficio della Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro di Candiolo (TO) e “Donne in cammino“, progetto del Centro Studi Cultura e Società patrocinato dalla Città Metropolitana di Torino.

Con alcune sue poesie partecipa alla pubblicazione di varie antologie il cui ricavato è devoluto in beneficenza, mentre con la poesia “L’uomo vestito di bianco“, dedicata a Papa Francesco, vince la “Menzione della Giuria” della XXIX edizione del Premio per la Pace e la Giustizia Sociale.

Nel novembre 2021 con la lirica “Indicibile Amore” riceve “La segnalazione di merito” al concorso letterario “Lettere al Sempione“, con la poesia “Kiev” vince la Menzione della giuria della XXXI edizione del Premio per la pace e la Giustizia sociale, mentre con le poesie “Un giorno verrò” riceve la Menzione di Merito nel concorso letterario Area Cultura “La poesia dell’anno 2023” e con “La fratellanza” la “Segnalazione di merito” alla  XXXII edizione del concorso “Il Premio per la pace e la giustizia sociale”.

Con il romanzo “L’Usignolo e occhi di cielo” Stefania ottiene nel 2018 il prestigioso riconoscimento internazionale il “Premio del museo”, è finalista nel concorso “Casa Sanremo Writers ed. 2019, consegue nel 2019 il secondo posto ex aequo al Premio letterario giornalistico Piersanti Mattarella e nel 2021 il sesto posto nel concorso “Tra le parole e l’infinito”, the Grand Award to Excellense.

Nel 2021 il romanzo “La ragazza che sognava l’Africa” è inserito tra i vincitori del Premio area cultura “Il libro dell’anno” dell’edizione 2021, mentre  “L’Amore tra due mondi” è inserito tra i vincitori dell’edizione del 2022.

Fiore – Quale la tua poesia di esordio?

Chiappalupi – Scrissi la mia prima poesia all’età di dodici anni. Mio papà mi portò a vedere un concerto di Renato Zero e rimasi affascinata. La sua performance mi provocò un turbine di emozioni che mi esortarono a scrivere la mia prima poesia dal titolo “Uomo”, che dedicai al cantautore romano.

Fiore – Le tue emozioni quando hai visto una tua poesia pubblicata sul giornale “Confidenze” …

Chiappalupi – La poesia la inviò mio fratello a mia insaputa: quando mi mostrò il giornale dov’era stata pubblicata non riuscivo a crederci. Ero molto giovane, quindi mi sembra giusto ammettere che l’incredulità durò poco lasciando spazio all’eccitazione.

Fiore – Quale il complimento più bello ricevuto per la tua arte poetica?

Chiappalupi – Una mia poesia “Io ti cercherò”, dedicata a mio nonno e a tutte le vittime della seconda guerra mondiale, è stata annoverata tra i vincitori del premio Area Cultura “La poesia dell’anno”. Durante la premiazione ho avuto occasione di leggerla e alcuni presenti tra il pubblico mi hanno ringraziato per averla scritta, per aver ricordato gli innumerevoli giovani che hanno perso la vita per il nostro paese.

Credo sia stato il riconoscimento più bello che io abbia mai ricevuto.

Fiore – C’è una poesia che ti rappresenta di più? Se sì, quale e perché?

Chiappalupi – Penso che la mia prima poesia “Uomo”, di cui ho già parlato, è quella che più mi rappresenta. Alle volte mi sento come quell’uomo immaginario che vive dietro una maschera per paura di rivelare al mondo il suo vero volto e solo nel corso della vita decide di liberarsene per mostrarsi in pubblico.

Fiore – Il passaggio dalla poesia al romanzo una folgorazione sulla via di Damasco o un quid che incubavi da parecchio?

Chiappalupi – Credo di avere sempre avuto la passione per i romanzi. Durante gli anni del liceo scrissi  un primo romanzo rimasto inedito.  

Allora non avevo l’ambizione di pubblicare e avevo paura di mettermi in gioco, la mia soddisfazione più grande era stata quella di scrivere e di portare a termine l’opera.   Dopo quella prima esperienza per molti anni ho scritto solo poesie, in quanto era ciò che il mio cuore desiderava.

Con la maturità ho cominciato ad avere molte nuove idee e i testi sono nati da soli.

Fiore – Cosa rappresenta per te la scrittura?

Chiappalupi – “Scrivere è come spogliarsi delle proprie vesti mettendo a nudo la propria anima.” Sento il bisogno di scrivere come quello di respirare e finché riuscirò a emozionare anche un solo lettore continuerò a farlo.

Fiore – Scrivere è concentrazione e organizzazione di idee: quale il tuo segreto al riguardo?

Chiappalupi – Non credo di avere segreti a riguardo. Scrivo perché amo tessere le parole con le emozioni. Quando scrivo mi sento bene con me stessa e con gli altri, mi sembra come se mi riconciliassi con il mondo intero.

Fiore – Nel tuo percorso di scrittura hai partecipato concretamente a un’idea progettuale con tema la violenza e la violazione dei diritti umani. Il tuo racconto…

Chiappalupi – Avevo da poco pubblicato il mio romanzo “L’amore tra due mondi” quando mi contattò Francesca Guidi, artista di Led conosciuta e apprezzata nel mondo della pittura, per offrirmi la possibilità di partecipare con i miei scritti alla sua mostra itinerante, che come tema principale aveva la violenza e la violazione dei diritti umani.

Rimasi molto sorpresa dell’invito, in quanto mi ero affacciata da poco al mondo letterario.

Accettai senza esitazione e credo che sia stata una delle più belle esperienze che io abbia mai fatto. Un’esperienza che mi ha fatto crescere molto e credo di aver ricevuto di più di quanto io abbia dato.

Fiore – Tu sei autrice dei romanzi  “La ragazza che sognava l’Africa”, “L’amore tra due mondi”“L’usignolo e occhi di cielo”.

Prima di addentrarci nel racconto de “L’usignolo e occhi di cielo” che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare, mi parli in sintesi dei primi due?

Chiappalupi – “La ragazza che sognava l’Africa” è un romanzo d’amore ambientato in Uganda. Racconta la storia di Margherita che una settimana prima delle nozze perde il suo fidanzato in un incidente stradale.

La ragazza non riesce a continuare a vivere e così decide di lasciare tutto e partire come volontaria presso un’associazione a Kampala. Qui ricomincerà a vivere e a sperare in un nuovo amore.  

Il libro attraverso la storia di Margherita vuole mettere a nudo la spinosa questione dei bambini soldato. “L’amore tra due mondi” è una storia d’amore tra una ragazza europea e un medico di fede islamica.

Una storia d’amore molto passionale e al tempo stesso sofferta, in quanto tra i due ci sono molte differenze culturali e religiose.

Fiore – Torniamo alla organizzazione delle idee… com’è avvenuta la costruzione di queste due storie?

Chiappalupi – “La ragazza che sognava l’Africa” è completamente frutto della mia fantasia. Amo l’Africa e sono riuscita a visitarla un pochino, inoltre ho molto a cuore la questione dei bambini soldato. Una piaga sociale che non dovrebbe esistere.

Per “L’amore tra due mondi” l’ispirazione è molto più complessa.

Molti anni fa sono stata coinvolta in un attentato a Gerusalemme e fui aiutata a sfuggire al massacro da una famiglia islamica che mi ospitò, durante la notte dei bombardamenti, nel loro negozio.

Inizialmente pensai di scrivere una poesia in ringraziamento a questa famiglia, ma con il tempo maturai l’idea del romanzo, con la speranza di lanciare un messaggio di unione. Il mondo ha bisogno di pace, dobbiamo assolutamente cercare quello che ci unisce, perché quello che ci divide lo abbiamo già.

Fiore – “L’usignolo e occhi di cielo” ovvero quando la guerra sconvolge la vita delle persone e le certezze e le sicurezze vanno di mano in mano a rotoli…

Chiappalupi – Pensare alle innumerevoli guerre del passato e del presente mi fa star male, mi fa sentire un senso di angoscia. Scrivere questo libro è stato per me molto doloroso, ma in un certo senso anche liberatorio.

Ero a conoscenza di molti fatti realmente accaduti durante le seconda guerra mondiale e mi sembrava giusto portarli alla luce con la speranza di regalare al lettore pagine di storia inedita.

Fiore –  Con questo tuo romanzo si è di fronte a una storia d’amore, quella di Caterina ed Alessandro, che sembra, o forse lo è, la storia d’amore di due persone che ti stanno particolarmente a cuore. Corretto?

Chiappalupi – I personaggi di Caterina e Alessandro sono ispirati alle figure dei miei nonni materni. Mia nonna, come Caterina, desiderava ardentemente prendere i voti ma il convento la rifiutò, lasciando un grande vuoto dentro di lei.

Fortunatamente l’incontro con mio nonno, Alessandro nel romanzo, le fece dimenticare quella brutta  esperienza senza   allontanandola mai dalla fede. Fede   che   l’aiuterà   a sopravvivere alla guerra.

Fiore – La lettura di L’usignolo e occhi di cielo con la sua prosa avvincente e delicata, con il suo stile  asciutto e i suoi momenti di intensa liricità, mi ha messo in contatto con un modo nuovo e coinvolgente di scrivere la guerra e mi ha fatto vivere frammenti veri e reali della storia del popolo, quella storia che non si è abituati a leggere sui libri di storia ma che in questo periodo purtroppo rimbalza a cadenza quotidiana nelle nostre stanze via video…

Chiappalupi –  Ho scelto una narrazione diversa dagli altri libri storici.

Ho voluto raccontare la quotidianità di una famiglia normale che lotta per sopravvivere alla fame, fino a quando la guerra metterà fine a tutto, cambiando le priorità della vita quotidiana.

Fiore –  Un romanzo, il tuo, che di pagina in pagina mi ha fatto porre una domanda…

Chiappalupi – Quale?

Fiore – Questa: cosa potrebbe succedere a un Paese che perde la memoria? Io mi sono dato questa risposta: “Che non saprebbe più dove andare e non avrebbe più la capacità di elaborare il presente e non saprebbe immaginare né costruire un futuro.” La tua, invece?

Chiappalupi – Ho sempre pensato che la storia non dovrebbe essere dimenticata, perché solo attraverso gli errori del passato possiamo correggere il nostro futuro. Purtroppo la nostra memoria è labile e commettiamo sempre gli stessi errori. Ed  è proprio per questo motivo che, senza rendercene conto, stiamo scivolando dentro una terza guerra mondiale.

Fiore – Ecco perché tu hai vinto, ecco perché il tuo romanzo ha vinto, ecco perché “L’usignolo e occhi di cielo” va annoverato sì tra le più belle storie d’amore e  soprattutto tra i più bei libri storici perché fa tornare la storia a parlare degli uomini e delle donne, quelli che la storia l’hanno fatta e l’hanno subita.

Chiappalupi – Non so se “L’usignolo e occhi di cielo” possa diventare veramente un libro vincente, l’unica cosa certa è che la storia d’amore di Caterina e Alessandro ha vinto.

È stata scritta con l’inchiostro indelebile dell’amore e ogni volta che qualcuno legge questo racconto rivive quei momenti magici che ha dato vita alla propria storia d’amore che tra queste pagine continuerà  ad vivere per sempre.

Fiore – Il tuo “L’usignolo e occhi di cielo” è un richiamo al nostro animo, un monito di indubbio valore etico, un invito alla riflessione e alla meditazione quando metti sul binario dell’attenzione del lettore l’amore per il divino ovvero la forte propensione della protagonista Caterina a farsi suora e l’amore fisico, terreno per Alessandro…

In questo sei stata assolutamente brava…

Chiappalupi – Mia nonna, malgrado non fosse riuscita a prendere i voti, era molto devota e mi ha sempre detto che Gesù l’aveva ripagata della delusione facendole incontrare mio nonno.

All’inizio non è stato facile per me capire il suo pensiero, solo adesso con la consapevolezza degli anni finalmente sono riuscita ad arrivare alla verità.

Fiore – Una bravura, la tua, dovuta anche all’equilibrio e all’armonia che sei riuscita a trasferire nei due protagonisti per quanto attiene le loro idee politiche che non hanno minimamente scalfito il loro amore…

Chiappalupi – Credo che il merito sia soprattutto di Caterina, perché, malgrado avesse le sue idee politiche, non ha mai voluto confrontarsi con quelle di Alessandro. Mi permetto di aggiungere ciò che ripeteva sempre mia nonna: “La politica è come la fede, bisogna viverla dentro il proprio cuore.”

Fiore – Ultima domanda… quanto ci tieni a “L’usignolo e occhi di cielo” e perché?

Chiappalupi – È il romanzo a cui tengo di più, quello che porto nel cuore. 

Un libro che mi ha permesso di far rivivere i miei nonni, insieme a Vittorio, Ornella e Stella il cui il ricordo ha accompagnato la mia vita. Durante la stesura ho avuto momenti di paura in cui pensavo di non riuscire a portarlo a termine.

Il giorno che scrissi l’ultima riga scoppiai a piangere. Un pianto di gioia forse, ma anche liberatorio.

Fiore – Grazie e al tuo prossimo romanzo…

Chiappalupi – Grazie a te Vincenzo per la gradevole intervista. A presto.

“a tu per tu con…” Stefania Chiappalupi

a cura di Vincenzo Fiore

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Incontro con la scrittrice Stefania Chiappalupi

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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