“a tu per tu con…” Maurizio Loragno

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Maurizio Loragno

L’uomo degli esami che non finiscono mai

Ogni intervista nasce dall’esigenza di rispondere a degli interrogativi che, a loro volta, possono sorgere da riflessioni, da problemi, da opinioni che suscitano sorpresa e curiosità.

Questa intervista è nata dalla curiosità suscitatami da un video-stato pubblicato sulla bacheca di uno dei più attenti osservatori di Bitonto, comune della città metropolitana di Bari, il giornalista Maurizio Loragno, che alla mia richiesta ha risposto con un meraviglioso ed entusiasta sì, soprattutto dopo aver saputo che la stessa sarebbe stata pubblicata su ScrepMagazine.

Ed eccomi all’ombra della Cattedrale di Bitonto «con le sua pietra che si carica di luce, profuma d’incenso e sa di storia», all’ombra della «espressione più bella dell’architettura romanica pugliese, guardata a vista da una Madonna bronzea che brilla dalla guglia dell’obelisco della piazza», pronto a strappare verità e opinioni scomode a Maurizio.

 

Fiore – Orsù, non mi guardare con quella espressione un po’ così…Presentati…

Loragno – Sono figlio unico di papà sarto e mamma tecnico di laboratorio, nasco nel gennaio del 1971, a Bitonto, in casa. 

Fiore – Ricordi il primo insegnamento ricevuto da tuo padre?

Loragno – Papà Ciccio mi diceva sempre: «Caro Maurizio, ricordati che “gli esami non finiscono mai”».

E infatti già a 6 anni sostengo il primo esame, perché frequento la “primina” presso l’Istituto “Sacro Cuore” di Bitonto. Al termine del quinquennio delle elementari altri due esami: l’uno per la licenza elementare, l’altro e per l’ammissione all’Istituto “Salesiano” di Bari, dove frequento il triennio di scuola media, con i conseguenti esami per il conseguimento del diploma di scuola media inferiore.

Fiore – E poi?

Loragno – Presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Tommaso Fiore” di Modugno frequento il biennio, per poi spostarmi a Bari, presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Romanazzi”, dove frequento il triennio per programmatori. Nel 1989 sostengo gli esami di stato e mi diplomo in ragioneria. Dopo un anno di lavoro presso una ditta di produzione industriale, in qualità di ragioniere, sostengo un “esame” concorsuale per “allievo sottufficiale dell’Aeronautica Militare”.

Fiore – Insomma una vita di esami…

Loragno – …già, tanto per non smentire papà Ciccio! Nel 2007 sostengo ancora un esame. Questa volta presso l’Università della “Tuscia” di Viterbo dove mi laureo in Scienze Organizzative e Gestionali. Nel 2010, grazie alla collaborazione con la prima web tv della città di Bitonto e testata giornalistica telematica “Bitonto TV”, accedo all’albo dei giornalisti pubblicisti della Regione Puglia e passo alla direzione del mensile “Da Bitonto”, raccogliendo il testimone dal fondatore e storico direttore Franco Amendolagine.

Fiore – Due belle esperienze che ti hanno consentito di vivere la città di Bitonto e dei suoi due borghi, Mariotto e Palombaio, di conoscerli e di farti apprezzare i vizi e le virtù della loro gente, prima di avventurarti nel virtuale e misurarti con esso.

Loragno – Sì, una esperienza molto esaltante, che è sfociata nel mio essere virtuale a partire dal 2013 con la pagina Facebook “Libera Mente“, che fornisce utili servizi (spero) alla comunità bitontina.

Fiore – In altri termini una pagina che di virtuale ha ben poco perché avvicina i cittadini a delle informazioni essenziali e in tempo reale,  tanto da spingerti a ideare numerosi format per essere sempre più reale e oggettivo nella comunicazione.

Loragno – Chapeau, caro Vincenzo! Avverto nelle tue parole una profonda conoscenza della mia persona…

Fiore – Caro Cavaliere, ti sembrerà strano, ma ho imparato a conoscerti e ad apprezzarti all’alba di un giorno migliore del lontano 2008, quando ho anche conosciuto la tua gentile consorte, Marilena Vacca e i tuoi figli Francesco e Marco.

Loragno – E io qualche mese prima di te, caro Vincenzo,  in occasione del tuo lancio nel mercato della politica locale de “il Cantiere della Partecipazione” e del termine “doparie”, sulle note del brano “la libertà” di Giorgio Gaber, inserito nell’album “Far finta di essere sani”, uscito nel 1973.

Fiore – Già, quella partecipazione che, come scriveva Gaber, ti fa essere libero, perché “libertà è partecipazione” e non stare sopra un albero o volare come un moscone o essere in uno spazio libero, quella “partecipazione” che parecchie volte è risuonata nel discorso di insediamento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In modo particolare quando ha detto che “la qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale” e affermato che bisogna “favorire la partecipazione” e allenarsi al confronto per “rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali”.“Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso perché il cittadino deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica. E oggi, il Parlamento e le forze politiche, hanno davanti a loro un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può favorire una stagione di partecipazione. Anche sul piano etico e culturale, è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare quella passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. Occorre che tutti, i giovani in primo luogo, sentano su di loro la responsabilità di prendere il futuro sulle loro spalle, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo“.

Loragno –  Ecco  perché tu avevi avuto una bella intuizione… Oggi, ancor di più, bisogna intensificare e incoraggiare la partecipazione del cittadino, che deve essere la priorità assoluta e categorica di una Amministrazione, creando una delega assessorile che comprenda: rapporti con gli organi consiliari e statutari e/o di prima derivazione della partecipazione, attuazione del programma, comunicazione istituzionale. E chi se non il vicesindaco dovrebbe detenere queste deleghe, magari affiancata dalla più “tradizionale” delega al Personale.

Fiore – In parole povere, la delega ai “Rapporti con gli Organi consiliari e statutari e/o di prima derivazione dalla partecipazione” cosa significa?

Loragno – Con questa delega si verrebbe a creare un rapporto diretto fra Giunta e Consiglio comunale, oggi assente; tra Giunta e Gruppi consiliari; tra Giunta e Commissioni consiliari; tra Giunta e le varie Consulte; tra Giunta e Associazioni e Comitati, previsti o meno dallo Statuto. Bisogna, però, introdurre l’istituto della “rendicontazione” per tali Organismi da presentare direttamente in Consiglio Comunale, laddove non sia già prevista per legge una pratica similare.

Fiore – Solo? E il cittadino?

Loragno –  Oltre al continuo confronto con le forze politiche di maggioranza e minoranza questa delega permetterebbe un continuo confronto con la cittadinanza… attraverso, appunto, lo strumento delle “doparie”, anche perché sarebbe la via per battere le diseguaglianze tra i territori del Comune e dare a tutti i cittadini la patente di cittadini di serie A.

Fiore – E la comunicazione istituzionale?    

Loragno – Qualche anno fa si diceva che “le notizie circolano sul web”, oggi si dice che “le notizie corrono sui social”. Motivo per il quale, oltre agli strumenti tradizionali, è divenuto inevitabile affiancarne di nuovi. Penso, ad esempio, alla creazione di un account social del Comune di Bitonto.

Fiore – Scusa, ma non esiste?

Loragno – Attenzione, ho parlato di Comune, non di sindaco, di Assessorato, non di assessore. La gestione degli accounts, preventivamente autorizzati, non deve essere di natura personalistica, ma assolutamente istituzionale. Le persone passano, le Istituzioni restano. In questo si inserisce anche il rapporto con gli operatori dell’Informazione, che non deve essere improntato al “controllo” delle notizie da pubblicare, ma di sussidiarietà all’esigenza comunicativa dell’Amministrazione, lasciando agli operatori stessi libertà di approfondimento, di opinione  e di sollecitazione anche critica dei cittadini. Sottolineo che la comunicazione, che corre per i social media e il mondo del digital in generale ed è elemento essenziale nel processo complessivo della partecipazione e dell’informazione del cittadino, deve quindi essere semplice, diretta e, direi, creativa. Si deve puntare, quindi, ad un Ente Locale che si apra, ascolti e consolidi il pluralismo sociale, economico e istituzionale esercitando non il potere, ma la funzione di indirizzo. Un grande ed esaltante impegno sul binario di una politica condivisa in grado di conciliare crescita e solidarietà.

Fiore – Si va sempre più verso le Green Community. Che visione hai per Bitonto e i suoi borghi?

Loragno – Oggi, un’Amministrazione comunale non può limitarsi ad avere un assessore con delega “all’Ambiente”, anche perché  ogni intervento, in qualunque settore di competenza, deve essere pensato e realizzato con una visione di risparmio energetico, di abbattimento di ogni genere di inquinamento, di gestione dei rifiuti che devono essere considerati come risorsa. Penso agli incentivi per le attività che utilizzano energie “pulite”. Penso alla pedonalizzazione di aree importanti della città, per la riduzione dell’inquinamento acustico e da gas di scarico.

Fiore – Mi stai dicendo che bisogna pensarla in maniera “organica”, facendosi “guidare” dalla conformazione della città?

Loragno – A Bitonto non ha senso rendere pedonale un’intera strada, in quanto non c’è una struttura urbanistica a reticolato. Più logico è agire per cerchi concentrici, sviando il traffico veicolare in modo tale che l’area pedonale non venga affatto attraversata. Quanto alla gestione dei rifiuti, bisogna partire dall’educazione e dalla sensibilizzazione del cittadino senza tralasciare l’incentivazione, di tipo economico, per chi è “meritevole”. L’Amministrazione comunale, però, deve essere sempre costantemente all’avanguardia sul “riciclo”, ma anche sulle buone prassi per evitare a monte, il più possibile, la produzione di rifiuti.

Fiore – Del valore della trasparenza cosa mi dici?

Loragno – L’azione amministrativa deve essere incentrata sul valore della trasparenza, che non deve essere intesa unicamente come “pubblicità”, spesso prevista per legge ed altre volte usata per appagare l’ego degli amministratori. Trasparenza significa, anche, ammettere i propri limiti, ammettere i propri insuccessi e chiedere scusa ai cittadini. Rendere, ad esempio, noti i nominativi dei componenti di cooperative e/o associazioni che collaborano con il Comune e che da esso percepiscono contributi. Rendere noti, e non solo sull’Albo Pretorio, per i soli “addetti ai lavori”, i nominativi di chi è affidatario di incarico. E non solo specificatamente per il Comune stricto sensu, ma per tutti gli Enti ad esso collegato.Trasparenza è la ferma volontà di attuazione e rispetto dei vari Regolamenti di cui il Comune si dota.L’obiettivo non deve essere quello di licenziare regolamenti, ma di farli rispettare, anche se questo può significare mettersi contro l’elettorato. Un caso banale su tutti è rappresentato, ad esempio, dal regolamento per la concessione dei passi carrabili.

Fiore – Tu sei uno sportivo, un gran tifoso del Milan, come me, un eccellente cronista del calcio femminile a cinque a cui ti sei avvicinato grazie alle imprese della Bitonto C5 Femminile di Silvano Intini. Cosa l’Ente Locale dovrebbe fare per lo sport?

Loragno – Innanzi tutto valorizzare e incentivare la pratica dello sport, realizzando impianti e, laddove i “fondi pubblici” siano di difficile reperimento, incentivare e coordinare gli investitori privati. Al riguardo è innegabile che, soprattutto nell’età della scuola dell’obbligo, la pratica dello sport preserva i ragazzi da ogni tipo di devianza. Il settore sportivo può regalare anche ottimi ritorni per quanto concerne il marketing territoriale, visto che la città sarebbe “invasa” dai tifosi delle squadre avversarie al seguito della propria squadra del cuore con evidenti e chiari ritorni economici anche per le strutture ricettive che di riflesso andrebbero coordinate con una programmata progettualità relativa alla gestione dei flussi turistico-sportivi.

Fiore – Insomma un bel Programma Locale di Ripresa e Resilienza… Stai per caso decidendo di proporti come candidato Sindaco per le prossime elezioni amministrative?

Loragno – Sono un cittadino italiano, con più di 50 anni e godo dei diritti civili e politici. Purtroppo è naufragata la possibilità di essere eletto Presidente della Repubblica. Magari con quella di Sindaco mi va meglio!

Fiore – Andiamo oltre… Oggi nella civitas bitontina la Politica  rispecchia la volontà  dei cittadini?

Loragno – Parliamo dell’elettorato consapevole, perché i tifosi e i lover hanno contribuito a portare la città dov’è ora. Penso che “buttare” il proprio voto non faccia piacere a nessuno. Perché, come altro concepire il voto ad un candidato sindaco, ad una lista, o un candidato consigliere se poi uno di questi, o tutti, si “vendono” alla parte opposta? C’è da sorprendersi, allora, che la Politica non rispecchi la volontà dei cittadini e che questi ultimi si disaffezionino alla prima?

Fiore – Mi stai dicendo che il cittadino di Bitonto, Palombaio e Mariotto si è disaffezionato dalla politica e l’ha messa fuori dalla porta di casa e dalla propria vita?

Loragno – Certo continuare a crederci è davvero dura, davvero da idealisti. Per i cittadini “liberi” è un bene che ci siano ancora persone così, ma se in questo 2022 non ci sarà un vero e profondo cambiamento, sarà dura farsi, ancora, “aprire la porta” dai cittadini. A maggior ragione da quelli di Palombaio e Mariotto.

Fiore – Eppure c’è un notevole proliferare di liste civiche… Come si spiega questo paradosso? Disaffezione da una parte, affezione dall’altra… E’ voglia e desiderio di potere e di ambizione personale, e basta?

Loragno – Il proliferare di Liste è una mera tattica elettorale. Lo dimostra il fatto che, nel 2017, molti candidati non hanno ricevuto neanche il voto del proprio coniuge. In alcuni casi, neanche il proprio, dato che non risiedevano a Bitonto. E tu che sei una “vecchia volpe della Politica”, dovresti sapere che talune candidature sono fatte apposta per creare problemi, per “disperdere” i voti, non certo per “vincere”. D’altronde, se i consiglieri da eleggere sono 24 e i candidati sono 500, l’unica cosa certa è che 476 candidati torneranno a casa, ma i loro 4 voti saranno “usati” dagli sfruttatori, che li hanno illusi.

Fiore – Traduco… Anche in Politica siamo in una situazione di stallo, in uno stato di transizione, in uno stato di attesa, giochiamo in difesa, calcisticamente parlando… Insomma abbiamo dimenticato che la politica non è catenaccio, che la miglior difesa è l’attacco…è anticipare l’avversario, e non attenderlo nell’area di rigore! La politica è preparazione del futuro e non attesa…

Loragno –  La Politica è “visione”. La Politica è “impegno”. Avere una opinione, libera e non “dettata” è fare Politica. Quindi dico a quei 476 candidati, “almeno continuate ad esprimere un’opinione (se ne siete capaci LiberaMente), anziché far perdere le vostre tracce dopo lo spoglio del ballottaggio.”

Fiore – Ultima domanda e poi ti lascio… La libertà cantata e descritta da Giorgio Gaber è la virtù per antonomasia della Democrazia, è il valore che viaggia in sintonia con l’uguaglianza, è, come diceva Calamandrei, “come l’aria: ci si accorge quanto vale, quando inizia a mancare.” In Bitonto, Mariotto e Palombaio c’è libertà o si avverte la necessità di una libertà che guidi la gente alla stregua della libertà di Eugène Delacroix in Francia?

Loragno – Quella tela è bellissima… grazie per averla portata ad esempio. Si è davvero Liberi quando non si accettano facili compromessi, quando non si accettano “ricompense” per girare la testa, quando si ottengono successi solo per i propri meriti, quando si è in grado di parlare senza pensare alle convenienze. Certo che serve quella “donna con il tricolore”. Ma ti dirò di più, non mi disturba neanche che ci siano persone “non libere”. Quello che mi disgusta è che le stesse abbiano anche da predicare e catechizzare gli altri, quando dovrebbero scegliere il “gioco del silenzio” e il “gioco di nascondino” e invece…

Fiore – Grazie, caro Cavaliere, per questa chiacchierata che ha aperto degli squarci di chiarezza sulla politica bitontina!

Loragno – Grazie a te… per la pazienza. Ora corro a bere un bicchier d’acqua!

   Vincenzo Fiore

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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