“a tu per tu con…” Lucia Rizzo e il suo “Per un tempo senza tempo”

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Lucia Rizzo è un’amica di lunga data conosciuta nel corso delle mie scorribande sui social e incontrata un giorno, direi un tempo, in terra di Sicilia dove mi parla di un suo progetto in itinere… la scrittura di un romanzo d’amore che avrebbe avuto come titolo “Per un tempo senza tempo”!

Per un tempo senza tempo” vede la stampa nel novembre del 2018 per le Edizioni La Zisa, viene presentato a Palermo il 5 gennaio 2019 presso il Fa Diesis e il 14 febbraio 2019, giorno di San Valentino, presso Villa Niscemi – Sala degli Specchi, mi giunge l’11 febbraio 2020 e va nell’angolo, libri da leggere, della mia libreria, in attesa di apparizione con una intervista all’autrice su ScrepMagazine…

Chi è Lucia Rizzo?

Ascoltiamo il suo racconto…

“Nasco a Palermo, dove vivo,  il 2 novembre del 1964 e sono la prima di tre sorelle.

La mia era una famiglia semplice,  la cui  gestione  era affidata  a mia  madre  che si occupava  di noi  figlie  con dedizione  e amore.

Mio  padre,  uomo  molto  rigido  e  severo,  aveva  un carattere   temprato   da  un lavoro che poco gli permetteva di essere accondiscendente: anche in casa continuava a indossare una corazza per timore di perdere quella durezza di cui aveva bisogno per affrontare la sua quotidianità.

Ma, sebbene le sue parole con noi figlie fossero scarne di attenzione, nei fatti non ci ha mai fatto mancare il suo amore e la sua presenza.

Diverso è invece il rapporto con mia madre che, pur mantenendo una certa fermezza, ci cresce con quei valori di cui oggi si sono perse le tracce, come l’educazione, il rispetto, la lealtà e l’obbedienza.

Infatti osservo l’odierna società e mi accorgo che questi termini sono sempre più anacronistici e obsoleti, invece è nell’essenza del loro significato e nel metterli in pratica che si sviluppa e si evolve l’individuo.

Mia madre, maestra, ci ha trasferito l’amore per la lettura e l’importanza della cultura ritenendo che esse avessero il compito di farci crescere con armi migliori per l’inserimento nella società.

Con questi presupposti, nasce in me una forte curiosità per il mondo che mi  circonda  e che si manifesta nella voglia di leggere e di scoprire altre realtà.

Le favole sono state le prime compagne, mi hanno fatto conoscere le prime emozioni, i primi stati d’ansia e le prime felicità.

I fratelli Grimm, Esopo, le filastrocche di Gianni Rodari, le poesie di Ada Negri non solo hanno accompagnato la mia infanzia ma hanno fatto nascere in me il seme   della   fantasia   e dell’immaginazione.

Sin da bambina la passione per la lettura è stata talmente forte che ogni giorno prima di iniziare a fare i compiti dovevo continuare e possibilmente finire la lettura del libro che avevo già cominciato.

Amo molto anche la musica, di cui non posso fare a meno. È la mia fonte di ricordi, di ispirazione, di chiacchiere e di vita. Molte volte mi è stata amica, altre volte meno ma è sempre presente nelle mie giornate.

È talmente forte  il legame che nei miei scritti inserisco sempre dei brani musicali che fanno da colonna sonora alle vicissitudini dei miei personaggi.

Fiore – Il tuo percorso scolastico?

Rizzo – Il mio percorso scolastico è sempre stato molto positivo, amavo studiare perché lo studio mi permetteva di soddisfare la mia curiosità e la mia voglia di sapere. 

Le elementari le ho frequentate presso l’Istituto delle Figlie della Carità di San Vincenzo De Paul. Lì ho trovato insegnanti suore assolutamente meravigliose che svolgevano il loro lavoro con amore e attenzione: le porto sempre nel cuore.

Tra l’altro, l’Istituto San Vincenzo è uno dei pochi luoghi a Palermo dove c’è la Culla per la Vita, ex Ruota degli Esposti, un aiuto importantissimo per tutte quelle mamme afflitte da grandi difficoltà.

Devo ammettere che nella mia formazione hanno influito molto le insegnanti che ho avuto.

Durante il periodo delle superiori si consolida il mio amore per la storia e per la letteratura, grazie anche all’insegnante di lettere le cui lezioni erano una completa immersione negli eventi storici narrati e nell’anima degli autori che ci   approcciavamo  a  conoscere. 

La professoressa La Rosa, così si chiamava, non era di certo un’insegnante tenera, spesso anche cinica ma il suo cinismo era volto alla costruzione, era il mezzo per fortificare il nostro carattere e fare uscire dal guscio le nostre potenzialità.

Dopo il diploma di ragioniere, conseguito nel 1983 con il massimo dei voti, frequento per qualche anno la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Palermo che abbandono per motivi familiari.

Dopo una breve esperienza  presso lo studio di un commercialista, nel febbraio ’89 inizio a lavorare presso un’azienda privata occupandomi della contabilità: prima   nota cassa, mastrini, pagamenti  ai fornitori, fatture, bilanci,  etc. 

Insomma, giornate trascorse su binari ben precisi dai quali non si poteva deviare, dove il rigido scorrere dei numeri mal si approcciava al mio mondo interiore.

Fiore – Eppure qualcosa covava sotto la cenere del lavoro…Vero?

Rizzo – Già… infatti in azienda conosco Matteo, che qualche anno dopo, esattamente nel luglio del 1995,  diventa mio marito. Dalla nostra unione nascono due splendide figlie: Fabiana nel 1998 e Roberta nel 2001.

Fiore – Lavoro, matrimonio, mamma… un bel fardello!

Rizzo – A dire il vero nel momento in cui scopro di essere incinta della mia prima figlia lascio il lavoro… volevo essere mamma a tempo pieno!

Fiore – Pentita di aver lasciato il lavoro?

Rizzo – No! E’ stata una scelta di cui non mi sono mai pentita. Alle mie figlie ho dedicato ogni istante del mio tempo, ogni attimo delle mie giornate  che  scorrevano veloci,  esattamente  come  adesso, lasciandomi  spesso senza  respiro.

Sono dell’idea che crescere un figlio sia uno dei compiti più difficili per il quale occorre assumersi ogni responsabilità nel bene e nel male: un giocattolo in meno ma uno sguardo in più, questo il mio motto!

Fiore – Mi hai parlato di Fabiana e Roberta… ma Pupy?

Rizzo – Già… da qualche anno nella nostra famiglia c’è una new entry, Pupy, una meravigliosa cagnolina che mia figlia Roberta ha trovato tra i rovi, nella frazione montana di San Martino delle Scale alle porte di Palermo, salvandola da morte sicura.

Quando la vidi tra le braccia di mia figlia, avvolta da una felpa, tutta tremante  e impaurita, mi si spezzò il cuore e d’istinto la tolsi dalle sue braccia e la presi tra le mie. In quell’istante capii che non ne avrei più potuto fare a meno, ma non ero  ancora pronta  a ammetterlo! 

Così acconsentii che  la tenessimo  qualche  giorno  per curarla sempre con l’idea di   trovarle una famiglia pronta ad accoglierla.  

Nei giorni seguenti, trascorsi con l’ansia per le condizioni precarie di salute della cucciola, mi resi conto che Pupy aveva già la sua famiglia: col suo pelo bianco ancora sparuto e il suo musetto tondo aveva fatto cuccia nel mio cuore e  aveva sconfitto le mie resistenze ad avere animali in casa.

Fiore – E la scrittura?

Rizzo – La famiglia, i figli, gli impegni a volte distraggono: eppure in tutti questi anni non si è mai spenta in me la curiosità di conoscere, immaginare e creare nuove realtà.

Ho sempre amato annotare le mie emozioni che non dovevano essere necessariamente positive. Da ragazzina erano eventi della mia quotidianità  che raccontavo a un diario, a un block notes oppure a un foglio strappato da un quaderno: ricordo che quando d’estate andavo al mare, amavo sdraiarmi sul telo e osservare il movimento ipnotizzante delle onde.

Il rumore di quelle particelle d’acqua che si rincorrevano fino a sbattere sulla sabbia e l’odore di salsedine di cui era impregnata l’aria calda lentamente mi trascinavano   in una dimensione nuova dove sogno e fantasia regnavano indisturbati.

Crescendo mi rendo sempre più consapevole di voler fare di più, che la mia fantasia aveva bisogno del suo spazio, di pagine bianche da macchiare e marchiare.

Fiore – Era l’amore per la scrittura che si faceva sempre più strada?

Rizzo – … vero! Quando allattavo  le  mie figlie  con  una mano le  tenevo attaccate al  seno, con l’altra  scrivevo  su  un quaderno inventando piccole storie. In quel  quaderno, che tenevo su uno scaffale in cucina e conservo ancora, penso di aver scritto una ventina di incipit che aspettano di essere sviluppati.

A un certo punto, però, mi sono sentita come un affamato che, trovandosi davanti   al cibo, ingurgita voracemente tutto quello che trova sulla tavola privandosi del piacere dei sapori e dei profumi delle pietanze.

Sentivo una forte spinta interiore, avvertivo la necessità di  dover fare qualcosa per rendere concrete le mie fantasie. Non mi era chiaro, però, né il come né il quando.

Sì, scrivevo, ma piccole cose, pensieri buttati lì, frutto di eventi senza particolare importanza  o riflessioni su fatti che mi avevano colpita particolarmente.

Fiore – Qual è allora il segreto dello scrivere?

Rizzo – Per scrivere bisogna stare molto attenti a chi e a quello che ci circonda   perché le esperienze personali sono  fatti   privati… che se  raccontati  diventano fatti di tutti e soprattutto di chi  sa ascoltare: e io l’ho sempre fatto fin da bambina specialmente quando mi ritrovavo in mezzo ai racconti “dei grandi”.

Credo, comunque, che, per tutti, l’inizio, quel prendere una penna tra le mani e cominciare a scrivere sul serio parta sempre da uno stato d’animo nel quale regna una sorta d’inquietudine, una specie di tormento creativo non fine a se stesso ma destinato a lasciare una traccia…

Fiore – Siamo quasi alle porte del tuo romanzo “Per un tempo senza tempo”

Rizzo – Già… siamo al quattro gennaio del 2016 quando finalmente decido di mettermi alla prova. C’erano ancora le vacanze di Natale e le mie figlie erano a casa. Mi faccio spiegare il funzionamento di word sul computer e inizio il viaggio…

Ricordo di essere che stata più di un’ora davanti alla pagina aperta senza scrivere nulla, meglio scrivevo qualche frase e cancellavo.

Poi, d’improvviso, mi rendo conto che dovevo lasciarmi andare, non dovevo preoccuparmi del bello o brutto che scrivevo, dovevo solo pensare a ciò che volevo veramente scrivere… e man mano che lo facevo mi sentivo trascinata dalla voglia di parlare di sentimenti, di confrontarmi con i tanti dubbi e le tante paure che ogni uomo e ogni donna affrontano quando ci mettono il cuore.

Così dai dubbi e dalle paure corroborati dalla forza del mio cuore, dal mio bisogno di prendere le distanze da un periodo doloroso che io e la mia famiglia stavamo vivendo nasce “Per un tempo senza tempo”.

A volte è difficile  farsi carico della  realtà  che pesantemente  ti getta massi sulle spalle.

Dovevo assolutamente trovare qualcosa che risvegliasse in me la gioia e la speranza perché a mia volta dovevo trasferirle a mio marito e alle mie figlie. Vivevamo tutti nello sconforto per più motivi e sapevamo che qualcuno di questi motivi sarebbe rimasto irrisolto per sempre. Non potevo continuare a permettere che la mia famiglia fosse soggiogata dal dolore ma per reagire avevo bisogno di un appiglio, di uno scoglio al quale aggrapparmi per non annegare… e trovo lei: la scrittura, trovo lui, il mio primo romanzo.

Fiore – L’amore cantato nel  romanzo “Per un tempo senza tempo” è un amore vero, mai fiabesco. Cosa significa per te amare e cos’è per il tuo romanzo?

Rizzo –  L’amore è quel bisogno naturale dell’anima di ogni persona, anche se è il sentimento più complesso di fronte al quale ci si possa trovare.  

Mentre si è consapevoli del perché della nascita dell’odio, sentire mai condivisibile e sempre deprecabile ma purtroppo componente della fragile natura degli uomini, non sempre è semplice capire il perché dell’amore tanto che molti non sanno come usarlo, come dimostrarlo e forse nemmeno riconoscerlo.

Incontri una persona ti piace fisicamente, ti attrae, la trovi gentile, avvolgente. Praticamente ha tutto quello che cercavi, tutto quello che hai sempre voluto, ma poi…

Poi la devi amare, devi amare la sua carne fatta di debolezze e illusori arcobaleni, di ferite mai guarite che rendono sensibile la sua pelle che brucia al semplice tocco ma, soprattutto, devi amare la sua anima che si è formata nel corso della vita, nel corso di esperienze che l’hanno trasformata di volta in volta, di eventi che l’hanno fatta sorridere e di altri che l’hanno fatta piangere.

Un’anima leggera prima e poi pesante come un macigno che continua il suo incedere, un po’ traballante ma con la voglia di non fermarsi e andare avanti.

Amare non è soltanto la piacevolezza di condividere la propria vita, amare vuol dire assumersi la responsabilità di essere migliori di chi ci ha preceduti ed essere consapevoli che questo impegno non è a tempo determinato, ma è la cura definitiva per ogni grammo d’anima che ha sofferto.

L’amore è quel sentimento che travolge, che ti fa sentire piccolo e grande insieme, fragile e forte, dolce e potente, che ti fa attraversare gli oceani, scalare le vette più insidiose e volare più in alto delle aquile, che ti dà protezione, sicurezza e ti fa sentire al centro delle attenzioni e dei pensieri dell’uomo o della donna della tua vita.

L’amore, il vero amore è sapere che ci sei, che si può contare sull’altro, perché l’amore vede dove tu non guardi e sente quello che tu non ascolti.

Fiore – Cosa ha significato per te scrivere “Per un tempo senza tempo”?

Rizzo – Scrivere il mio romanzo è stato come rinascere perché in esso ho trasferito tutto ciò che di positivo e negativo in quel momento albergava nel mio animo.

Di battuta in battuta, di rigo in rigo, di dialogo in dialogo tra i due protagonisti, Ramona e Ludovico,  una sorta di liberazione e di leggerezza si impossessava del mio animo… e alla fine, alla conclusione, con quel “Piacere Ludovico, io sono Ramona!”, una gioia immensa mi esplode dentro il cuore: ce l’avevo fatta, si era concretizzata la mia convinzione.

 Fiore – Quale?

Rizzo – … che lo scrivere è la didascalia dell’anima!

Fiore – E poi?

Rizzo – All’inizio, ho avuto un po’ di imbarazzo a dirlo a parenti e amici, non avevo mai parlato a nessuno della mia voglia di scrivere; d’altronde non avevo scritto “Per un tempo senza tempo” per la pubblicazione ed essere presente nelle varie librerie ma per un esclusivo mio bisogno interiore.

Fiore – Forza!… alle ortiche la timidezza e l’imbarazzo!

Rizzo – Sono al mare sulla spiaggia di Balestrate e dico alla mia amica Francesca, con la quale ho un rapporto speciale,  di aver scritto un romanzo.

Lei non si stupisce più di tanto e mi chiede di poterlo leggere. Ovviamente, le rispondo di sì… Lo  legge e se  ne innamora. 

Il suo parere, assolutamente scevro da ogni forma di piaggeria, mi dà tanta  fiducia e mi spinge a proporlo anche ad altre persone a me molto vicine…

Con enorme stupore, mi vedo circondata da unanimi commenti positivi: ed ecco persone con gusti diversi, di diversa estrazione culturale spronarmi a cercare una casa editrice alla quale proporlo.

Lidia, la mia amica del cuore, attrae la mia attenzione su un link della casa editrice palermitana, La Zisa, a cui invio  il manoscritto il 30 marzo del 2018… era un Venerdì Santo.

Dopo circa venti giorni mi si comunica che il Comitato di lettura delle Edizioni La Zisa aveva preso visione favorevole del mio scritto e mi si invita in azienda per discuterne… il mio cuore a mille, ancor di più perché sino a quel momento non avevo avvertito la minima consapevolezza di aver scritto qualcosa di buono per l’esterno.

Nel novembre del 2018 la creatura “Per un tempo senza tempo” è tra le mie mani… fresca di stampa, vogliosa di essere presentata al grande pubblico e di instaurare sia pure con un solo lettore quell’invisibile filo di emozioni senza carezze per superare distanze e differenze e legarsi a lui dopo avergli sfiorata l’anima.

Fiore – Chi sono stati i primi lettori del romanzo bello e fresco di stampa?

Rizzo –  Le prime lettrici sono state le mie compagne di studio con le quali persiste un forte legame sin dai tempi delle superiori.

Fiore – Perché la dedica a tuo marito e alle tue figlie?

Rizzo – … perché mentre scrivevo mi hanno donato amore e fiducia comprendendo non solo la mia passione ma il bisogno che avvertivo, dopo aver dismesso i panni di “mamma chioccia”, di dedicare del tempo solo a me stessa e convogliare nella scrittura tutte quelle emozioni che avevo accumulato nel corso degli anni.

Fiore – Un piccolo aiutino per i lettori di ScrepMagazine e invogliarli a leggere il tuo intrigante, poetico, scorrevole e avvolgente libro, il tuo luogo dove eventualmente rifugiarsi per ritrovare il fascino dell’amore profondo… Chi sono Ramona e Ludovico?

Rizzo – Ramona e Ludovico sono due cinquantenni che conducono vite abbastanza ordinarie. Lei è madre e moglie, dedita alla famiglia e al suo lavoro di receptionist presso uno studio medico, ma con il cuore pieno di sogni sopiti dalla quotidianità, lui è un appassionato e uno studioso dell’illuminismo che probabilmente lo condiziona nella sua razionalità e nel carattere un po’ cinico.

Una mattina di novembre il destino incrocia le loro vite: basta poco e si ritrovano davanti a un caffè ma, soprattutto, davanti alle loro vite che, da quel momento, cambieranno per sempre… sembra che la sorte sia loro avversa, ma il loro amore è più potente del destino perché il loro amore è un amore senza limiti e senza confini, è un amore per un tempo senza tempo…

Fiore – Lasciamo Ramona e Ludovico al loro amore senza confini… ora stai lavorando ad altri progetti, a qualcosa di nuovo?

Rizzo – Sì, ho scritto altri due romanzi e sto ultimando il terzo, scrivo spesso aforismi che pubblico su Facebook e Instagram.

Fiore – Deduco che per te non è faticoso scrivere un romanzo e che è una cosa che ormai ti viene facile, se nel frattempo altri due scritti attendono nel cassetto la spinta giusta per andare in pubblicazione…

Rizzo – Scrivere per me equivale a fare un viaggio, per cui porto con me solo l’essenziale: un’idea, una frase, una immagine e ogni volta scopro sempre nuovi luoghi da visitare e nuove emozioni a cui dare voce.

Diceva il grande Ernest Hemingway: “Uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell’esperienza di coloro che la leggono”.

Fiore – Realizzati i tuoi sogni da bambina?

Rizzo – Uno su tutti l’aver formato una famiglia che fonda le sue radici nell’amore e nel rispetto reciproco, il secondo essere riuscita a fare della mia passione il mezzo per arrivare al cuore della gente.

Se attraverso ciò che scrivo riesco a coinvolgere anche un solo lettore, beh, vuol  dire che  il mio progetto è  andato a buon fine.

Fiore – Lo scrivere,  una passione, la mamma,  una chioccia, e hobby?

Rizzo – Come ho già detto, amo molto la musica e ogni tanto non disdegno qualche passo di danza.

Mi piace cucinare, e farlo bene, perché lo considero un gesto pieno di attenzioni, è un messaggio che si trasferisce in tavola e spesso genera buon umore. Ovviamente non trascuro la lettura, il mio primo amore, che spazia dal romance al giallo con qualche piccola incursione nel fantasy.

Mi piace anche condividere la mia passione leggendo e recensendo opere di scrittori incontrati sui social coi quali inevitabilmente si instaura un bel rapporto di amicizia.

Dulcis in fundo, il mare.

Il mare agitato, in special modo, perché è un po’ come la vita con le sue onde bianche e spumeggianti che, impetuose, invadenti e passionali, scavano la sabbia trascinandola via per poi restituirla alla battigia ancora più brillante e viva di prima.

Fiore – Una frase del tuo “Per un tempo senza tempo” da dedicare ai tre lettori di ScrepMagazine…

Rizzo –  “…almeno una volta nella vita, a ognuno capita di fare i conti con se stesso, con la propria interiorità. Quel leggersi fino in fondo, senza veli, quel guardarsi allo ​specchio e vedere chiaramente ciò che si vuole e che si desidera ma, soprattutto, vedere quello che abbiamo avuto e vissuto. Quel riuscire a tirare fuori ogni insoddisfazione, ogni costrizione alla quale abbiamo dovuto sottostare per “quieto vivere” che porta solo ad annientare i colori e i profumi della vita,…”.

Fiore – Grazie per il tempo senza tempo concessomi, con l’augurio che la tua prossima pubblicazione possa uscire con i caratteri della nostra Casa Editrice  “Accademia Edizioni Ed Eventi”…

Rizzo – Caro, Vincenzo, sono io a ringraziare te per l’attenzione che mi hai concessa e per l’opportunità di fare conoscere il mio romanzo “Per un tempo senza tempo” ai lettori di ScrepMagazine.

È stato un grande onore essere intervistata da te e mi auguro che possano esserci altre occasioni di incontro da condividere insieme.

A presto!

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Massimo Duino: la pellicola del suono

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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