“A tu per tu con…” l’Anima di questa Italia

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(via messenger)
lo stato d’animo dell’opinione pubblica di questa Italia in casa

31 medici morti in questi giorni per Covid-19, 17 erano medici di famiglia.
Oltre 5.000 gli operatori sanitari italiani contagiati da Covid-19.
Questo deve far riflettere a fondo le istituzioni perché gli operatori sanitari vanno protetti e nessuno può e deve sentirsi in pace con la coscienza se continua ad esporre il personale sanitario senza protezioni.
Ora ci si augura che il rallentamento delle velocità di crescita del contagio continui anche se in alcune regioni, come la Puglia, siamo vicini al punto di caduta della curva stessa.
Il picco potrebbe essere raggiunto in questa settimana e poi cadere.
Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms a “Circo Massimo” su Radio Capital, in una intervista sull’epidemia di coronavirus in Italia ha dichiarato:
“Credo che questa settimana ed i primi giorni della prossima saranno decisivi perché saranno i momenti in cui i provvedimenti del governo di 15-20 giorni fa dovrebbero trovare effetto, efficacia e impatto.
Quindi quello che ci si aspetta è di veder cadere la curva in maniera più rapida nel giro di questi 5-6 giorni, mentre per quanto riguarda i tassi di mortalità ci aspettiamo di vederli cadere con alcuni giorni di ritardo”.
“Stiamo facendo tutto il possibile per fronteggiare l’emergenza. La nostra sanità è schierata al completo contro il coronavirus: in Puglia abbiamo riconvertito e riorganizzato le strutture ospedaliere e il 118, a tempo di record.
Abbiamo assunto nuovo personale sanitario.
Ma questo sforzo da solo non basta.
Abbiamo bisogno di tutelare i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che ogni giorno operano per tutelare la nostra salute.
Per tutti loro ho di nuovo chiesto i DPI, i dispositivi di protezione che spettano alla Regione Puglia e che ancora non abbiamo ricevuto.
Perché come sapete la fornitura di questi dispositivi è stata centralizzata a Roma, a livello nazionale.
Devo confessare che sto facendo il “contrabbandiere” sia per le mascherine che per i ventilatori.
Mi stanno aiutando i governatori di alcuni stati cinesi con cui avevo rapporti istituzionali da tempo.
Con questi canali in autonomia abbiamo fatto ordini per 38 milioni di euro di ventilatori e mascherine sperando che riescano ad arrivare.
Ho lanciato questo allarme, sia nelle sedi istituzionali sia a livello pubblico per informare i cittadini di quanto sta avvenendo”, scrive il Governatore della Puglia, Michele Emiliano.
Gli puoi dare torto? Assolutamente no!!!
Arriveranno le protezioni per tutti gli operatori sanitari?
Io, noi lo speriamo…altrimenti chissà dove andranno a chiedere perdono i responsabili…
E per tutto questo, per queste manchevolezze, ha perfettamente ragione la dottoressa Roberta Piccarreta, in servizio presso la continuità assistenziale dell’Ospedale di Corato e cofirmataria della lettera del dottor Giorgio Calabrese, che accusava il mondo politico tutto intero di aver impoverito la sanità e ora di mandare i giovani medici in guerra, quando afferma in una dichiarazione rilasciata a ScrepMagazine, che:
“Stiamo pagando sulla nostra pelle errori commessi in anni in cui probabilmente noi giovani medici, bloccati in questo limbo formativo, non eravamo nemmeno nati. Affrontiamo, oggi, con coraggio questa dura prova a cui siamo chiamati, ognuno impegnandosi nel proprio lavoro, nonostante i mezzi di protezione a nostra disposizione sono scarsi, così come scarso è l’investimento che è stato fatto su di noi e sulla nostra formazione da parte dello Stato, privandoci della possibilità di specializzarci e di contribuire come reale parte attiva in questa emergenza.
Ci auguriamo che sugli errori compiuti possa rifiorire la nostra Sanità, non solo per noi, ma per tutti i cittadini che meritano un Sistema Sanitario Nazionale alla loro altezza”.

E noi, nel frattempo, continuiamo ad auscultare l’animo della gente e a registrare le emozioni e il sentiment…

Selene Grimaudo di Alcamo, 50 anni
Questa quarantena si è abbattuta su di noi in modo inaspettato, tutto è surreale, dalla situazione in sé, all’aria che si respira fuori quando si esce per fare la spesa. Ogni cosa offre spazio e tempo per riflettere e ci impone di fermarci e si impiega il tempo per riprendere hobby, interessi fruibili in casa.
Chi sta bene con sé stesso, chi è abituato ad occupare il proprio tempo con attività piacevoli, non si annoia.
Diversamente la solitudine fa stare male e si vive questo momento come un’imposizione.
Passerà, dovrà passare, perché la stessa essenza della vita chiede all’uomo di continuare il percorso, però ne usciremo rinnovati.
Già adesso vediamo le situazioni, noi e gli altri, le priorità, in modo diverso.
E nel momento in cui si mette un seme nuovo in un tempo diverso, dilatato e personale, inizia in noi il processo di cambiamento che non sappiamo a cosa porterà.
Non abbiamo mai vissuto un momento simile, lo vedo come un’opportunità per avere tempo, spazio per se stessi, lo vivo come un momento fuori dal tempo. Qualche effetto lo produce nell’immediato, esaspera i nostri difetti o esalta le nostre qualità perché ci impone di stare con noi stessi.
Tornati alla vita normale, chissà!
Forse ciascuno riprenderà esattamente da dove ha lasciato, magari in qualcuno la trasformazione lascerà qualche segno.
Sta di fatto che l’inquinamento è sceso e la natura in diverse parti del mondo si sta riappropriando di ciò che è sempre stato suo.
L’uomo è un inquilino irrispettoso e caotico.
Alla fine pensiamo che il nostro mondo sia tutto e che ciò che sta attorno a noi sia assoluto.
Personalmente leggo, cucino e condivido, con gli amici, su Facebook le foto dei cibi che preparo, ascolto musica, guardo film, serie su Netflix o Amazon prime, scrivo o telefono ad amici e parenti, approfondisco qualche interesse.
Colleziono pietre e cristalli, scambio opinioni con chi ha i gli stessi interessi. Professionalmente, come gli altri docenti, stiamo sperimentando la didattica a distanza.
Ogni tanto penso alla vita passata, non ho idea di come sarà il futuro, ma principalmente vivo nel qui ed ora, con nuove consapevolezze ed equilibri.

Giovanni Lacoppola di Bari , 74 anni
Oggi si vive uno stato di malcontento diffuso destinato a permanere e ad aumentare in quanto nessuno degli obiettivi più importanti che l’Europa si era posta con la creazione della moneta unica è stata raggiunta. I Paesi ricchi sono diventati più ricchi, mentre i Paesi poveri sono diventati più poveri. Si sostiene da più parti, difatti, che alla base di questa crisi vi sia la fine dei vecchi partiti tradizionali.
Insomma, sono venuti meno i concetti di destra e di sinistra.
Alla ribalta è venuto il termine di sovranismo cioè il diritto-dovere della priorità degli interessi del proprio Paese.
Bisogna, invece, stare attenti e difendere la moneta unica.
È un imperativo difendere la moneta unica per qualsiasi governo italiano perché se i venti dell’economia mondiale tornassero a soffiare contro, né l’Italia né gli altri Paesi dell’Europa potranno permettersi di farsi trovare impreparati. Giovanni Lacoppola

Yuleisy Cruz Lezcano di Marzabotto, Bologna, 47 anni, infermiera di ruolo presso Ausl di Bologna
Riavremo le cose belle che ci mancano ma questa volta saremo capaci di distinguere quello che è veramente importante per noi per dare ad esso il valore che merita e apprezzarlo.

Mariateresa Castellana di Martina Franca, Taranto, 55 anni
Penso che non interverrò più in post di Facebook in cui si discute di coronavirus, di misure restrittive, di operato del governo.
Ho notato che non è ammesso avere un’opinione diversa da quella degli autori del post e del gruppo, il solito, che commenta e che è sempre d’accordo e sembra annuire e fare sì, sì con la testa.
Quando sarà sconfitto questo virus, e mi auguro presto, conteremo i danni.
Purtroppo ce ne saranno di incalcolabili, irreparabili.
Spero davvero che finisca tutto prestissimo, perché tra 2-3 settimane, cominceranno a sclerare – e di brutto – i bambini e le mamme dei bambini, ai quali all’improvviso è stato negato tutto.
Chi aveva un lavoro a giornate, chi viveva di provvigioni, chi ha dovuto abbassare le serrande dei negozi e non saprà come tirare avanti.
La paura tiene buona la gente, ma non per molto. E nonostante questa bella “prospettiva” – senza contare i tantissimi che ci stanno lasciando la pelle – si fa ancora politica, si discute sul “chi ha fatto bene e chi avrebbe fatto peggio”.
Ecco perché mi rinchiudo nella mia cucina, la mia meravigliosa zona rossa, con lievito, zucchero e farina e discuto e dialogo con loro.

Mirella Celeste Bizzoco di Torino, 65 anni
Ciò che chiamiamo “Vita “è un treno con tanti vagoni per cui a volte ci troviamo in uno, altre volte in un altro.
In alcuni si sogna, in altri si riflette, come sto facendo io in questa circostanza.
E penso che dopo tante guerre sparse per la Terra e tanto odio dovevamo aver imparato che il dolore non ha bandiere!
Questa pandemia ce lo sta ricordando in maniera drammatica e nessuno può far finta che la cosa non lo riguarda mettendo la testa sotto la sabbia, come quando si nasconde la polvere sotto il tappeto.
Siamo tutti sullo stesso treno, e solo con un alto senso di responsabilità possiamo farcela.
A Torino città non c’è tanto contagio: sono i paesi del circondario quelli più colpiti.
Io non esco di casa da 15 giorni.

Maria Pia De Noia di Roma, 50 anni
Tutta la mia famiglia è in Puglia, un fratello a dire il vero bloccato in Trentino.
In Puglia vivono gli amici più cari. Mi fa sentire meglio sapere che la Puglia sia governata in questa emergenza da Michele Emiliano e Bari da Antonio De Caro.
E che siano stati chiamati esperti seri. Ora confido in tutti i pugliesi.
Viene il momento più duro.
Resistete. Resistiamo.

Anonimo, mio carissimo amico, dall’Astigiano
Ciao Vincenzo, oggi doveva essere il mio ultimo giorno di quarantena.
Nella notte un piccolo campanello di allarme.
La temperatura che, per sei giorni, era rimasta ferma, in sicurezza, ha avuto, inspiegabilmente, un rialzo di mezzo grado.
Siamo ancora sotto la guardia, non posso non tacere che mi preoccupa.
Bene, tutto inizia 15 giorni orsono.
Qualche brivido di freddo.
Chiudo l’ufficio, guardo dirimpetto, la farmacia ancora aperta.
Prendo alcuni farmaci da banco e mi chiudo la porta dietro le spalle.
Quella porta che non vedo da 15 giorni.
Misuro la temperatura, ha superato la soglia di attenzione.
Chiamo il medico, come previsto dal protocollo, breve intervista da triage, mi conosce bene, mi prescrive un antipiretico.
La febbre cala ma per 5 giorni non vuole lasciarmi.
Intanto chiedo al mio medico, di essere sottoposto a tampone.
In base alle informazioni che ho fornito, non è ritenuto necessario.
Ricevo tante telefonate.
Tutti per sincerarsi del mio stato di salute.
Mi chiamano anche i colleghi in servizio della Stazione dei CC, sono preoccupati e il Comandante si attiva presso il mio medico.
Il lunedì ricevo una telefonata da un medico del Servizio Igiene, mi conosce, mi fa gli auguri e mi dice che a breve mi sarà inviata una mail.
Cosa che il giorno appresso arriva.
Naturalmente tutte le prescrizioni ma del tampone richiesto, niente, non se ne parla neanche a pagarlo a peso d’oro.
Inizio la terapia antibiotica.
La febbre passa.
Mia moglie mi parla da dietro la porta della nostra camera da letto, lei si è allocata in altra; mio figlio non esce dalla sua camera, consuma i pasti, come tutti, da solo. Certo, sto osservando tutte le prescrizioni, ci mancherebbe, ma mi domando, mi è lecito sapere se sono o non sono positivo?
Mi arrabbio, ma poi mi passa quando leggo che non vengono fatti neanche ai sanitari, anche se tutti sappiamo di tamponi fatti a calciatori e fidanzate per verificarne o meno la positività, e allora mi arrabbio, non per me ma per quelli che tutti i giorni sfidano il virus per salvare vite umane.
Non mi vergogno a dire che i primi cinque giorni li ho vissuti male, morale sotto i tacchi.
Si ha paura, l’ho ammetto.
Momenti di sconforto.
Passo le mie giornate, leggendo, guardando i social.
Ogni tanto una telefonata alla mia mamma 92enne da poco dimessa per una polmonite.
Abita in Sardegna.
“Ciao Mamma, come stai?”
“Bene figli miei, state tranquilli!”
Con mia sorella, che vive pure in Sardegna, abbiamo deciso di non ricoverarla più!
Se è giunta la sua ora, preferiamo, avvenga tra le mura domestiche.
Mi si dice che alterna momenti alti a momenti bassi.
Essendo una donna molto religiosa, che non perdeva un ultimo saluto a chi se ne andava, scherzosamente le abbiamo detto di resistere, perché la gente non avrebbe potuta salutarla.
Si è fatta una risata, mi dicono.
Spero sia una promessa.
Intanto, giornalmente mi arrivano i bollettini, sono tragici.
L’ospedale, al quale facciamo riferimento, ha un tasso di mortalità troppo alto.
Ne parliamo con alcuni Sindaci.
Quelli che hanno a cuore i loro concittadini, e non quelli che pensano di essere in perenne campagna elettorale e tutto quello che fanno è dovuto al gran desiderio di ottenere la giornaliera razione di like e a soddisfare la loro vanità.
Segnalo la problematica, mi ascoltano e iniziano a scrivere, chiedendo spiegazioni. Un Sindaco, giustamente, mi fa osservare, da domani, pagano le pensioni, domani la fascia più debole, la meno informata, si recherà agli uffici postali.
“Ma qualcuno dei pensionati si è recato presso l’ufficio postale per verificare il giorno che spetta a lui per ritirare la pensione? Perché nessun Sindaco ci ha pensato?”, mi scrive.
So che si è attivato presso il Prefetto.
Spero venga ascoltato.
Intanto, per quanto riguarda me, so che sarà prevista un’altra fermata di 15 giorni. Non me la sento, anche se non ne ho prova, di andare fuori.
È una questione di civiltà.
Debbo ringraziare la mia struttura lavorativa, che se pur chiusa, grazie alle sue magnifiche impiegate, che lavorano da casa, mi supportano in ogni mia esigenza.
Naturalmente in tutte le informazioni e indicazioni che do la prima è.
“State a Casa!”
Sì, se stiamo a casa evitiamo ed interrompiamo il contagio.
Mi auguro che la parte politica faccia la sua parte.
Nessuno può dire “sono fuori”.
Mi auguro che vengano riconosciute a tutti le perdite che quest’infausto periodo creerà.
In questo periodo di forzata clausura le molte telefonate sono state un toccasana: le telefonate del mio Parroco con la mia preoccupazione per la sua salute, vista la sua forte esposizione nell’assistere gli ammalati non da virus.
E la mia mamma che dall’alto dei suoi 92 anni mi dice di stare tranquillo.
“Adda passa’ a nuttata”, come diceva il grande Edoardo.
Si passerà, ne sono certo.
Passerà.
Ciao, Vincenzo

Marisa Busetti, Brasile
Buongiorno, si sono in Brasile. L’attuale situazione in Brasile è di 46 morti e 2.201 casi, confermati dal Ministero della Salute.
Un grande abbraccio all’intera Italia.

Claudio Mariani di Roma, 61 anni
Occorre, a mio avviso, usare questo tempo per fortificare noi stessi, facendo cose buone, letture ad esempio.
O anche ritrovare e coltivare affetti che avevamo momentaneamente messo in un cassetto, presi dalla vita veloce in cui ci trovavamo immersi. Dobbiamo incominciare a preparare il dopo. E il dopo non ci può e non ci deve trovare impreparati.
Un caro saluto a tutti…

Già! L’immane lavoro che ci aspetta all’indomani dall’uscita dal tunnel dello tsunami non ci potrà trovare impreparati anche perché la società nei suoi diversi stadi avrà bisogno di essere ripensata dalle fondamenta e ricostruita.
Esisteranno ancora i ceti? Esisteranno ancora i prepotenti? Esisteranno ancora quelli con il petto in fuori? Esisteranno ancora i presuntuosi e gli arroganti?
Esisteranno ancora quelli che non si piegano nemmeno davanti alla morte?
O tutto resterà stupida comunicazione con sciocchi slogan tanto per tirare a campare e mettere ancor di più sotto i piedi chi, a mala pena, sino a ieri arrivava alla terza settimana, come da vecchio mantra troppo abusato?
Mi auguro di no!
Se sì, si andrà incontro a uno scontro sociale di non poca entità!!!

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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