“a tu per tu con…” la lettera agli studenti di Mons. Savino

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Il Vescovo Francesco Savino e la sua lettera agli studenti di ogni Ordine e Grado del territorio della Diocesi di Cassano all’Jonio

 (LE MIE MANI, NEK)

   CI VUOLE CONTATTO ALTRIMENTI           

QUESTA VITA CHE COS’È?

È COME IN UN VIAGGIO

VERSO QUALCHE META CHE NON C’È…

All’imbrunire di una stagione difficile, mi ritrovo a rivolgere poche e semplici parole a voi giovani ed ai vostri insegnanti. Lo faccio prendendo spunto da questa bella canzone di Nek.

Ripenso, dunque, alle mani, a queste appendici del nostro corpo che sanciscono i primi contatti con il mondo, fin da quando siamo bambini.

Le mani ci insegnano ad afferrare, a possedere, ad indicare, a giudicare, ad accarezzare i volti, a scrivere, a sorreggere, a trattenere.

Vi siete mai fermati a pensare all’importanza delle vostre mani?

A quante relazioni con il mondo si intessono, con sole cinque dita ed un palmo? Faccio mia l’esortazione di Don Milani che afferma di cercare di non tenere le mani pulite in tasca, per timore di sporcarle, adesso è arrivato il momento di occuparle! Nelle linee delle mani, respira l’eredità del sacrificio, della meraviglia: cinque punti cardinali che risuonano di una potenza inaudita perché sanno comunicare qualcosa.

Voi studenti siete, oggi, il prodotto di questi simboli e di queste rivelazioni, le rivelazioni di quelle dita che, ahimè, sfiorano più cellulari che volti, sono più touch che tocco, hanno imparato la presa del virtuale, dimenticando la bellezza del reale.

Il mondo che oggi vi viene consegnato, miei cari giovani, non lo avevate immaginato così, non lo avevate sognato così, forse non lo avreste voluto così.

Eppure, poiché non ci è dato di sovvertire l’ordine degli eventi, siete chiamati a viverlo per ciò che è, con un compito greve e meraviglioso: sviluppare, come dice Papa Francesco, il senso del vero.

La scuola, il più grande contenitore e livellatore di diseguaglianze, dovrà servirvi a questo, ad aprire la porta sulla verità, ad imparare ad imparare, per come diceva sempre Don Milani.

E a voi, cari insegnanti, permettetemi di ricordare che nell’incontro con la diversità si gioca l’oggetto vero della formazione, l’amore per la ricerca, la responsabilità che avete voi nella trasmissione dell’amore per lo studio, nell’ispirazione al sapere, che non resti mero nozionismo, ma continuo stimolo a porsi domande.

La nostra comunità, il mondo intero, ora, ha bisogno di questi ricercatori di verità. Ha bisogno di occhi vispi e curiosi che si muovano sui meridiani del mondo e che siano affascinati dalla cultura, che sappiano ascoltare il doppio, che riescano ad aprire la mente ed il cuore al convivio della differenza, che siano pieni di passione per la scoperta e mai schiavi dell’ignoranza.

Vedete ragazzi, la passione per la cultura non si misura con un voto scolastico: quello premia l’impegno e la costanza ed anche la passione, ma la verità della cultura si sente sotto la pelle, scorre dentro le vene, ci fa vibrare alla vista di un quadro, ci stordisce alla lettura di un verso, ci fa sentire nuovi.

Una volta, in una classe, lessi un cartello che diceva:

“Scusate il disordine, siamo impegnati ad imparare”.

In meccanica, la grandezza che viene interpretata come una misura del disordine, me lo insegnate voi, è l’entropia; quella che i greci traducevano con ἐν en, «dentro», e τροπή tropé, «trasformazione»: una trasformazione che parte da dentro.

Allora, sebbene le vacanze siano finite, vorrei assegnarvi un compito: imparate i tre linguaggi che ci ha indicato il nostro Papa: quello della mente, quello del cuore e quello delle mani.

Imparate ad usarli insieme, a districarvi tra contenuti, abitudini e valori, sarà questo il senso vero della crescita.

Cercate di abbandonare le tastiere dei cellulari e ricominciate a toccare le corde dell’anima, degli strumenti musicali, del flatus vocis, delle anime che vi camminano di fianco.

Siate contribuenti di amore, di fede, di esempio, portatori di verità nobili e lottate contro il bullismo e le disuguaglianze.

La scuola, nelle persone dei vostri insegnanti e di tutto il personale scolastico, sarà sempre “una fucina nella quale si educa all’inclusione, al rispetto della diversità ed alla collaborazione”.

La scuola è il plastico del mondo.

A voi, cari insegnanti, sarà affidato l’arduo compito di traghettare verso lidi nuovi e belli, le anime di questi giovani che oggi traducono lo smarrimento della società. Avete la fortuna di essere l’esempio, la bilancia della diversità, i maieutici della cultura, dell’amore, dei sogni ed anche del senso di smarrimento di questa gioventù fragile come polvere di gesso, ma come il gesso, capace di scrivere sulle lavagne della vita, parole di cambiamento, di speranza, di amore e rispetto.

Rendete gli specchi interiori dei vostri ragazzi delle finestre aperte sul mondo, fate entrare l’aria del cambiamento e della consapevolezza, soffiate la libertà della cultura ed il vento della volontà di riscatto.

Non permettete che il vento della paura intristisca i vostri cuori e quelli dei vostri ragazzi, anche dalle onde più insidiose i capitani sanno trarre in salvo la nave.

Mi auguro che questo nuovo anno, inizi con entusiasmo e passione, che tappezziate le pareti delle vostre aule di domande e di “I care”, di tutto ciò che vi sta a cuore.

Ancora Nek:

“Le mani, le mie mani

tu potrai trovarle qui

quando piangi, quando ridi

stringeranno forte e ti diranno si”

Ecco: anch’io ci sono.

E, con la Grazia di Dio, non sono solo!

Cassano allo Ionio, 24 Settembre 2020

Il vostro Vescovo

X Francesco Savino

Una lettera che a noi di ScrepMagazine piacerebbe fosse letta e commentata da studenti e corpo insegnante.

… a cura di Vincenzo Fiore

https://www.youtube.com/watch?v=D8YcMq8m7vo

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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