Tra un fiore colto e
l’altro donato
l’inesprimibile nulla

(Ungaretti)

Ma dove sono finiti i sogni?

Hanno spento le luci nella camera degli ideali e dei pensieri semplici?

Peter Pan quanto resisterebbe oggi in questo luogo assediato da folle inermi dinanzi all’inconsueto e all’insolito?

E Che fine ha fatto la considerazione della poesia, quella vera, quella ispirata, non dettata semplicemente dalla ricerca del facile like sulla bacheca della popolarità fittizia?

Rischio di essere impopolare, ma nutro davvero seri dubbi sulla reale consistenza dell’ispirazione sui social.

Lungi da me puntare il dito, ma con troppa facilità sento la parola “poeta” o Poesia essere utilizzata per riferirsi a se stessi (ebbene si) o ad altri personaggi del mondo followers.

Forse anche Dante avrebbe avuto i suoi followers oggi, non credo che Silvia Plath li avrebbe cercati postando foto in riva al mare, ma sicuramente oggi si vive e ci si esprime attraverso i mezzi di comunicazione che la società in cui viviamo ci offre.

L’uso dei Social ha dato  voce a molti giovani e non di talento che non sarebbero stati altrimenti conosciuti. E questo è un bene.

Ma il panorama si sta facendo sempre più vario e accanto a molte persone talentuose , che raccontano di loro , della loro vita e di quella degli altri, dei loro sogni o aspirazioni e delle storie di fantasia partorite dalla loro immaginazione troviamo un nugolo di personaggi che si presentano in qualità di scrittori, poeti , quasi mentori , cadendo spesso nel retorico o nell’inappropriato, offendendo spesso la categoria a cui dicono di appartenere ostentando comportamenti edonistici che non hanno molto ( oppure davvero poco ) di artistico.

Ancor peggio quando, attraverso le presunte poesie, si cercano facili consensi e facili conquiste. Connubio sempre più frequente è infatti la scrittura intimista volta in realtà ad una sorta di autocelebrazione di sè. Molto triste.

Poesia è una parola troppo preziosa. Ha un suo peso, una sua importanza. Bisogna utilizzarla con moderazione. La natura stessa del termine la dice lunga sulla sua caratura. La poesia (dal greco ποίησις, poiesis, con il significato di “creazione”) può sbocciare con un primo verso che, come ricorda Rilke, è un dono degli dei.

Può trasformarsi in qualcosa di ermetico e impenetrabile come in Ungaretti, o di profondamente nostalgico come in Rimbaud :

Le mie stelle in cielo facevano un dolce fru-fru.

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade,
nelle calme sere di settembre in cui sentivo
sulla fronte le gocce di rugiada, come un vino vigoroso;

in cui, rimando in mezzo a quelle ombre fantastiche,
come fossero lire, tiravo gli elastici
delle mie suole ferite, con un piede contro il cuore.. (La mia bohème (fantasia) «Quanti amori assurdi ho strasognato!»

Dunque, qualcosa di prezioso, unico, personale, dl valore addirittura “divino”

Naturalmente chi siamo noi per poter giudicare chi possa o non possa davvero essere considerato poeta? Non siamo qui a giudicar questo.

Sicuramente però lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.

Io sono verticale (1961) 

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.
Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me…

Silvya Plath

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui