“a tu per tu con…” Cristina Adragna e il suo “Di me e di te”

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Pablo Neruda scriveva che “la poesia venne a cercarmi. Non so da dove sia uscita, da inverno o fiume. Non so come né quando, no, non erano voci, non erano parole né silenzio, ma da una strada mi chiamava, dai rami della notte, bruscamente fra gli altri, fra violente fiamme o ritornando solo, era lì senza volto e mi toccava”.

Oggi, 5 gennaio 2024, per scrivere il mio primo “a tu per tu con…” dell’anno, sono ad Alcamo presso il Bar 900 per incontrare Cristina Adragna, che da qualche giorno ha pubblicato con i tipi di Accademia Edizioni ed EventiDi me e di te”, una raccolta di 100 liriche, e porle alcune domande sul suo amore per la poesia e come la poesia venne a cercarla.

Fiore – Di me e di te è una raccolta di 100 liriche intensa e di forte impatto. Il tuo racconto…

Adragna – Proprio così. “Di me e di te” rappresenta un vero e proprio progetto culturale che si è quasi “imposto” al cospetto della mia anima, in un momento della vita in cui stavo quasi per soccombere innanzi ad un convincimento del tutto errato.

Credevo che determinati sentimenti si fossero assopiti irrimediabilmente e che l’amore avesse assunto le sembianze di una sorta di utopica chimera. Ed invece, con mio grande stupore, nella seconda metà del gennaio del 2022, qualcosa si mosse nei meandri di un cuore scettico, sancendo l’inizio di quella che mi piace definire la mia “primavera poetica”.

Sono cento liriche intrise di pathos, cento tasselli di felicità, cento ferite da cauterizzare, cento modi di vivere ed interpretare, in maniera differente, l’enigmatico e misterioso sentimento d’amore.

Fiore – Quindi, senza ombra di dubbio, si può affermare che con questa tua silloge hai gridato al mondo la purezza e l’autenticità dell’amore, un sentimento forte e prorompente…

Adragna – Senz’altro. Ho desiderato davvero gridarlo al mondo.

Ciascuna lirica, infatti, è stata scritta in virtù dell’imprescindibile volontà di intercettare, attraverso la voce delle mie emozioni, i nobili sentimenti che hanno sede nel profondo di ciascun lettore. E mi auguro vivamente di esserci riuscita.

Fiore – C’è una poesia della tua silloge rivisitata più volte?

Adragna – In verità ce n’è più di una.  Mi definisco una sorta di “perfezionista del verso”. Raramente avverto la sensazione di essere pienamente soddisfatta, in seguito a quanto è stato prodotto. Esiste sempre qualcosa di incompiuto, di inespresso, di tacitato. Ed invece io ambisco   ad   una   relazione,   con   il   lettore,   di   piena   trasparenza emozionale ed emotiva.

Quando sento di non aver fatto dono, a chi legge, della pienezza del mio universo interiore, il livello di criticità nei miei   stessi riguardi aumenta in maniera esponenziale. Dunque riesamino, rivaluto, modifico. Ed è accaduto, più e più volte, anche in questa occasione.

Fiore – Lo scrivere per te può essere identificato come protezione per la mente e lo spirito?

Adragna – Credo che la scrittura, almeno per ciò che concerne la mia esperienza, si ponga nettamente in antitesi rispetto al concetto di protezione. Mettere a nudo  la propria interiorità  richiede  un atto di grandissimo coraggio. Ho sempre offerto sincerità al lettore, sebbene, talvolta, tutto questo sia stato fonte di implicazioni compromettenti a carico della mia intimità. Ma non temo e non ho mai temuto questo. Mi sono   sempre   espressa   con   sincera   lealtà,   sia   che   abbia   disquisito   di mafia, sia che lo abbia fatto in merito all’amore.

La poesia non rappresenta neppure un aspetto consolatorio per spirito e mente. L’atto di denudare sé stessi mette in gioco una certa dose di sofferenza che, solo in un secondo momento, sfocia in una magnifica sensazione di soddisfacimento del bisogno di comunicare. E se anche solo   un individuo avrà apprezzato tutto ciò che è stato dettato dal cuore…beh, credo proprio che si possa parlare di successo.

Fiore – Quanto conta nella poesia il lato biografico?

Adragna – Direi che si tratta di un aspetto assolutamente determinante. Sebbene, talvolta, anima e mente si avventurino caparbie lungo i sentieri di una fervida immaginazione, credo che non si riveli possibile prescindere   dai vissuti personali.  

Se producessi dei versi, facendo affidamento alla sola immaginazione, probabilmente non riuscirei a trasmettere l’ampia gamma di emozioni   che desidererei donare al lettore.  

Dunque, vi racconto esclusivamente la vera me. Magari enfatizzo determinati passaggi, avvalendomi della capacità di andare oltre quegli aspetti legati alla mera dimensione di realtà…

Ma vi racconto, sempre e solo, la vera me.

Fiore – La tua definizione di poesia…

Adragna – La mia definizione di poesia non ha mai mutato la propria essenza ed è rimasta invariata rispetto a quella che inserii all’interno di “Aliti inversi”, ovvero della mia prima pubblicazione.

Ho affermato che la poesia rappresenta la summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturenti da un processo di attenta ricerca e di introspezione.

Fiore – Il quid che ti ha avviato alla poesia?

Adragna – Tutte le volte, a partire dalla prima in assoluto, è sempre esistito un forte richiamo a livello inconscio ed irrazionale.

Avverto un’esigenza viscerale ed improrogabile, quasi inspiegabile a  parole. Credo che si tratti di un dono che trascende qualsiasi tipo di volontà.

Penso che si debba parlare di istinto, di forte urgenza… di bisogno.

Fiore – Da quando scrivi poesie?

Adragna – Scrivo  poesie da quando ho contezza di come funzioni l’alfabeto.  

Le mie prime strofe sono datate 1989. Avevo sei anni e frequentavo la prima elementare.

La mia amata Maestra le lesse con stupore e rimase profondamente colpita. Fu quello l’istante inaugurale e di iniziazione alla mia vita poetica, momento che sancì un patto di fedeltà indissolubile tra la mia anima tumultuosa e la penna.

Fiore – Quanto di perfetto c’è nel tuo rapporto con la poesia?

Adragna – Il mio rapporto con la poesia è perfetto nella misura in cui mi consente di emozionarmi e di emozionare. Esistono dei periodi in cui non riesco a scrivere nulla. In quelle occasioni, fortunatamente rare, entro in conflitto con me stessa. E allora, quello stesso rapporto quasi idilliaco assume una connotazione negativa e pregna di amarezza. Si rasenta la perfezione nel momento in cui ci si libera di quello che di urgente si ha da comunicare e si sente di averlo fatto in maniera esaustiva e proficua.

Nel caso di specie, la comunicazione si avvale, appunto, della mia più potente e fedele alleata: la poesia.

Fiore – Quando componi una poesia, pensi al giudizio che ne potrà dare chi  la leggerà o passi oltre questa riflessione?

Adragna – Il giudizio di chi legge è determinante ed importantissimo. Se scrivessi   per   me   stessa, non abbraccerei l’intenzione di pubblicare alcunché. 

Se lo  faccio,  è  perché   adoro  il  riscontro  delle  persone. Mi preme che queste ultime scorgano il riflesso più intimo e puro di loro stesse, a partire da ogni singola espressione che emerge dalla mia interiorità.

Il giudizio positivo, laddove esistesse, sarebbe certamente motivo di grande gioia e di gratificazione.

Fiore – La poesia ha ancora un futuro?

Adragna – Credo che lo abbia, ma penso anche che occorra porre in essere un certo tipo di intervento di sensibilizzazione. Per esperienza, sento di poter affermare che l’approccio della gente alla poesia non segua un’evoluzione di tipo naturale. La maggior parte delle persone si avvicina ai versi con difficoltà, un po’ per noia, un po’ per disinteresse.

A tal proposito, da quasi un anno ad oggi, faccio parte di un consistente gruppo   di   poeti   che   si   riunisce,  due   volte  al   mese, presso una sede ufficiale che si trova a “Borgo Parrini”, una meravigliosa e pittoresca frazione della città di Partinico.  Lo scopo di questi incontri è quello di invitare il pubblico ad accostarsi al mondo della poesia, attraverso la proposta della lettura delle nostre liriche.  

La   partecipazione è consistente, ma si può e si deve fare di più. La società tutta, adesso più che mai, ha bisogno di momenti di grande condivisione, che facciano perno sui concetti di armonia, di amore e di bellezza. E la poesia, a mio parere, li racchiude tutti.

Fiore – Un tuo consiglio a chi vuole pubblicare un libro di poesie…

Adragna – Consiglio di mettere a nudo la propria anima, di offrirla al lettore così com’è, senza fronzoli né particolari virtuosismi. Penso che la semplicità espressiva sia un requisito fondamentale, perché consente al poeta di sfiorare le giuste corde della sensibilità altrui.

Non di minore importanza è il fatto di essere circondati da collaboratori   seri ed empatici, che posseggano la capacità di coadiuvare le varie fasi della produzione, in maniera eccellente  ed impeccabile. Nessun ottimo progetto giunge a compimento senza un esaustivo lavoro di squadra.

Fiore – Per te scrivere poesie è un’urgenza emotiva o qualcos’altro?

Adragna – Assolutamente sì. Come ho avuto modo di dichiarare sopra, rispondendo  ad   un’altra   domanda, la poesia nasce sempre da un bisogno che si impone con   urgenza   assoluta.  

Basterebbe addirittura tergiversare per brevi istanti per mettere a repentaglio la bontà e l’esclusiva autenticità dell’emozione fugace.

Le idee si allontanano dalla mente in un batter di ciglia. Si rivela possibile esprimerle in un secondo momento, ma la loro potenza espressiva ed evocativa non sarà mai analoga a quella che scaturisce dal preciso momento in cui sovvengono alla mente.

Fiore – Che mandato sociale ha la poesia per te?

Adragna – Tutto dipende dal messaggio che si desidera trasmettere. Ad ogni modo, per ciascun argomento da trattare, esisteranno sempre dei versi che  avranno  la   potente  capacità   di   far   perno   sull’importante processo di sensibilizzazione. Credo che la poesia, in senso generale, abbia una precisa missione: quella di destare le coscienze intorpidite.

Fiore – Tu sei sentimentale o romantica?

Adragna – Sono  romantica  e  sentimentale. Forse,   il   termine “romanticismo” ci conduce verso un’accezione che fa leva sull’esclusiva idea   d’amore.  

Sebbene “Di me e di te” sia un volume interamente incentrato sul concetto d’amore suddetto, nel corso della mia vita ho scritto in merito agli argomenti più disparati. Dunque, i miei sentimenti sono stati investiti ad ampio spettro. Ciò non esclude il fatto che io sia anche un’inguaribile romantica.

Fiore – Quanto c’è di te nelle tue poesie?

Adragna – Nelle mie poesie c’è tutto di me… e mi piace l’idea che il lettore fantastichi, magari accompagnato dalla curiosità di scoprire di più in merito all’autrice.

Fiore – Continuerai sulla strada della poesia o pensi di poter sconfinare nella prosa con un saggio o un romanzo?

Adragna – Scrivere poesie è ciò che amo di più. Tuttavia, esistono in “cantiere” alcuni capitoli di un romanzo ambientato nella mia Sicilia, la stesura del quale aveva cominciato a prendere vita diversi anni orsono.

Il progetto fu successivamente accantonato, al fine di dare spazio, ancora una volta, alla mia amata poesia. Non escludo la ripresa dei lavori.

Fiore – Ci sono autori di riferimento nella stesura di questa silloge?

Adragna – No. Devo dire che non mi sono mai ispirata a nessun autore in particolare  sebbene, nel corso del tempo, alcuni  aspetti delle mie poesie siano stati accostati ad un’impronta di stampo d’annunziano. Ma non v’è mai stato nulla di intenzionale.

Fiore – Nella prefazione che ho scritto con particolare piacere per la tua silloge mi sono soffermato sul tuo messaggio poetico che si inserisce a pieno titolo e per la forza espressiva che scaturisce dalle immagini descritte e per il fascino delle parole con il loro essere intimistiche nel dibattito sempre aperto per giungere a una definizione certa di cosa sia l’amore. Quanto sei d’accordo con la mia riflessione?

Adragna –  A   tal   proposito,   una   premessa   è   doverosa.   Desidero ringraziarti di vero cuore, per essere stato autore raffinato della prefazione di questo volume.  

Senza il tuo aiuto e l’indispensabile supporto, tanti progetti e tante iniziative non sarebbero mai giunti a compimento. Grazie per la pazienza, per la dedizione e per l’incondizionata volontà, nonostante la distanza geografica, di operare al mio fianco.

Credo che le parole da te citate nella domanda, e che sono appunto   contenute all’interno della tua   prefazione, siano oltremodo generose. Non so se le merito davvero.

Ma visto che sei un uomo di grande esperienza e di indiscussa cultura… come non essere d’accordo con te?

Fiore – Quali sono i tuoi progetti futuri?

Adragna – Al   momento   desidero   solo   guardare   ad   un   futuro squisitamente   imminente. Voglio intraprendere un vero e proprio viaggio culturale, in compagnia del mio “Di me e di te”.

L’obiettivo è quello di raggiungere una fetta di pubblico molto ampia. Per tale ragione, ho in   mente   l’organizzazione   di   un   vero   e   proprio   tour di presentazioni, la prima delle quali avrà luogo il prossimo 20 gennaio in quel di Lamezia Terme.  

Sicuramente, dopo il   primo   evento, se   ne susseguiranno molti altri, sia nell’ambito della mia amata Alcamo che in diverse zone della Sicilia. Si spera di far anche tappa in qualche altra città italiana.

Fiore – Ti chiedo una poesia della tua silloge “Di me e di te” da regalare ai lettori di ScrepMagazine, che sono anche i tuoi.

Adragna – Propongo la poesia con la quale ha inizio la silloge.

La scelta di conferirle la prima pagina non è affatto casuale. Credo che racchiuda in sé quel senso profondo dal quale hanno avuto origine tutte le altre liriche…

GLI INNAMORATI

Anestetizzando il dolore,

presso alcove conturbanti,

accantonano un’eloquenza

inopportuna, irrilevante.

È meglio che si taccia

su quel talamo di effusioni,

supplicando gli orologi

di mostrare comprensione.

Ma il tempo non dà tregua,

è estenuante, mai s’arresta,

propone brevi sprazzi

d’illusione assai fuorviante,

concede tanta ebbrezza

sui sentieri dell’attesa,

laddove oggi pensiero

vagabondo si rallegra.

​Potessero le mura

proferire una parola,

renderebbero bene il senso

del consentito e dell’inenarrabile,

del peccato inesistente,

degli spasmi a fior di cuore,

dell’assillo del domani,

del timor degli abbandoni.

Le anime, per prime,

si regalano al piacere,

lascive e sgomitanti

vanno in cerca di un sospiro,

proseguono testarde

sulle alture dell’amore,

issando un gran vessillo

a dispetto di ogni errore.

Fiore – Il tuo sogno per il viaggio nel successo del “Di me e di te”…

Adragna – Ecco una delle domande che mi emoziona maggiormente.

È veramente così, ho un grande sogno. Candidare “Di me e di te” alla seconda edizione del prestigioso “Premio Strega”, per ciò che concerne la sessione “Poesia”.  

È   una   partecipazione   che   determinerebbe   un   non indifferente  salto  di qualità,  nell’ambito  delle  iniziative  alle  quali  ho preso   parte   sino   ad   adesso.  

Gli   esiti   successivi   mi   interessano relativamente. Ciò che più mi sta a cuore è il “lancio” di questo volume, all’intero del vortice di una competizione  importante. 

È un libro  che merita una vetrina di spicco, non tanto per la qualità del suo contenuto (questo è un giudizio che spetta solo   ed   esclusivamente al lettore) quanto per ciò che il libro stesso rappresenta per me.

Ha un valore affettivo incommensurabile ed intendo sottoporlo all’attenzione di una giuria di competenza.

Per il resto… incrocio le dita.

Fiore – Buon tutto e che il tuo sogno possa avverarsi…

Adragna – Grazie per questa intervista, caro Vincenzo, mio  grande amico e prezioso compagno di viaggio!

Vincenzo Fiore

“a tu per tu con…” Cristina Adragna e il suo “Di me e di te”

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Nella tana del riccio

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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