Nella tana del riccio

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Succede che ognuno di noi avverte in certi momenti la necessità di “rintanarsi” per cercare e cercarsi, per raccontare e raccontarsi e darsi alla visione di quegli aspetti della realtà quotidiana apparentemente irrilevanti, e che tendono solitamente a rimanere sopiti e in secondo piano,

Oggi ne parliamo con la scrittrice palermitana Sandra Guddo, grazie all’uscita della sua ultima fatica letteraria Nella tana del riccio.

Fiore – Dall’ultimo “a tu per tu con te” registrato il 9 marzo scorso credo siano accadute molte cose nella tua vita professionale…

Guddo – E non hai torto… ad incominciare dal conferimento da parte del Comitato del “Secondo Umanesimo Italiano” del Premio Internazionale Franz Kafka Italia 2023 all’Immaginazione con una motivazione basata sul mio curriculum dettagliato e  supervisionato da una Commissione presieduta dalla dottoressa Rita Mascialino.

Kafka infatti è tra i miei autori stranieri preferiti per quel “realismo magico” che caratterizza la sua scrittura ben messo in evidenza nel suo racconto “La Metamorfosi”.

Fiore – Che cosa dice esattamente la motivazione?

Guddo – Eccola a firma della Presidente del Comitato Secondo Umanesimo Italiano Udine 2023, Prof. Dr. Rita Mascialino:

 “per la base culturale e scientifica consistente nella Laurea in Filosofia con dignità di pubblicazione e numerose specializzazioni tra cui operatrice psicopedagogica in seno al   Progetto   Ministeriale   contro   la   dispersione   scolastica;   per   la   sua   docenza   di italiano e storia nella Scuola Secondaria e per la sua funzione di formatore dei docenti nell’ambito citato; per i numerosi saggi pubblicati nei settori di competenza; per  la sua  intensa  attività  di scrittrice di  narrativa e poesia pluripremiata;  per i numerosi articoli relativi alla letteratura di grandi autori, tra cui Franz Kafka, e al teatro;   per  i  numerosi   incarichi  culturali   come   relatrice   in   Congressi,   tra   i  quali l’intervento   al   Congresso   sull’opera   di   Franz   Kafka;   per   l’organizzazione   di   molti eventi culturali in presenza e on-line; per condurre Corsi di Scrittura, nonché per la redazione   di   recensioni,   di   prefazioni   e   postfazioni   di   saggi,   romanzi,   racconti   e poesie; per le numerose presentazioni di importanti libri; per l’attività di Dirigente Scolastico   nella   Scuola   Secondaria;   per   l’infaticabile   impegno   profuso   nella divulgazione della cultura finalizzato al progresso della figura morale e intellettuale dell’uomo”.

Fiore – Quali altre novità sono accadute nella tua attività di scrittrice?

Guddo – L’uscita del libro “Nella tana del riccio” che mi ha permesso di esplorare nuove tematiche e campi di indagine. Infatti con quest’opera ritorno al genere del giallo già sperimentato con il mio LE GEÔLIER, ma con qualcosa in più che sconfina nel mondo del paranormale, rigorosamente ambientato sempre nella mia Sicilia.

Inoltre le varie presentazioni del libro mi hanno fatto scoprire un pubblico attento e curioso di leggere una storia che sorprende ed emoziona come ben mette in evidenza la sinossi del libro pubblicata sulla quarta di copertina.

Fiore – La citiamo per incuriosire ancor di più i lettori di ScrepMagazine?

Guddo – Con piacere!

“Nella tana del riccio” è un thriller ricco di suspence dove la “tana del riccio” diviene il luogo simbolo in cui si srotolano diversi fatti che scorrono, come le acque di un fiume, tra rive opposte: tra normale e paranormale, tra naturale e soprannaturale per raccontare le storie di tre donne: Nilla, Maria Luisa e Rita, vissute in epoche e contesti diversi, in un arco temporale che va dal periodo della Bella Époque ai nostri giorni.

Il romanzo si divide in due parti: nella prima procedono in modo parallelo e alternativo i destini delle tre protagoniste per poi incrociarsi fatalmente nella seconda parte, collegati da quel sottile fil rouge che alcuni chiamano destino, altri semplice causalità o pura volontà divina.

Sullo sfondo la città di Palermo, tra luoghi di rara bellezza, con i suoi segreti e la sua tormentata storia millenaria. Nel misterioso gioco delle parti che è la vita, Maria Luisa tornerà dall’aldilà, creando così l’opportunità di porre domande sul rapporto esistenziale tra vita e morte, tra Eros e Thanatos, tra raffinate dissertazioni filosofiche e semplice saggezza popolare.

Una trama complessa dove si impone il quarto protagonista: la musica di un pianoforte che diventerà il leitmotiv dell’intera vicenda”.

Fiore – Deduco che “Nella tana del riccio” ti sta regalando tante soddisfazioni…

Guddo – Sì, anche se a dirti il vero non mi aspettavo tutto questa attenzione da parte dei lettori e della critica, critica che si è spesa con toni molto lusinghieri.

Fiore – A chi ti riferisci esattamente?

Guddo – Anzitutto al prof. Enzo Siviero da Padova, a Giuseppe Macauda da Modica, a Rita Caruso da Pisa, a Concetta Mangiameli da Catania, a Alessandra Barone da Milano, a Mariza Rusignuolo da Canicattì, a Bruna Castello da Palermo e ai tanti lettori che, dopo aver letto il libro, mi hanno inviato i loro commenti a caldo.

Fiore – Vuoi citarne qualcuno?

Guddo – Certamente, così come  vorrei   anche   ringraziarli   per   tutta   l’attenzione   che   mi   hanno dedicato. Mi piace citare: Francesco Ferrante, che il 25 ottobre 2023, il giorno dopo la prima presentazione di “Nella tana del riccio” così scriveva di me su Facebook: “Per chi non conoscesse Sandra Guddo,  Ella  ha il  sapore di Sciascia  e di Pirandello uniti alla melodica sapienza di Giovanni Meli” e la lunga recensione dell’italo-americano Joe Pirrotta che mi ha letteralmente commossa.

Fiore – Un uccellino mi ha confidato che mi avresti comunicato una bella e grossa novità! Di che si tratta?

Guddo – Come autore indipendente, ho inviato al Salone Internazionale del libro di Torino, la richiesta di partecipare con “Nella tana del riccio” e, con grande mia gioia, mi hanno comunicato   che   la   mia   opera   è   stata   selezionata   e   sarà   esposta   nel   salone   nel reparto dei Self Publisher.

Fiore – Che valore ha per te essere stata ammessa a una manifestazione così tanto prestigiosa?

Guddo – Per me ha un valore immenso in quanto ciò significa che la mia opera è valida a prescindere   dalla valenza dell’editore.

Fiore – In sintesi ciò significa che sei arrivata a Torino grazie alla capacità narrativa espressa “Nella tana del riccio”?

Guddo – Sì! Senza interferenza alcuna…  e ciò mi gratifica e onora. Adesso ho la piena consapevolezza che la mia opera è degna di essere presente in quel mondo magico che è la Fiera del Libro di Torino. Tutto questo mi darà la spinta necessaria per concorrere ad altri eventi anche di carattere internazionale.

Fiore – Secondo te, a cosa è dovuto il successo del tuo libro?

Guddo – A   tanti   fattori:   la   trama   complessa   ricca   di   suspence   e   di   colpi   di   scena,   la narrazione fluida e intrigante, l’analisi delle protagoniste e dei contesti ambientali in cui si muovono con precisi riferimenti storici e sociologici. In ogni caso credo che l’attenzione dei lettori è stata catturata dal fatto che ho trattato argomenti “scomodi” con i quali tuttavia abbiamo a che fare quotidianamente.

Fiore – Per esempio?

Guddo – … aver trattato il tema del paranormale e della possibilità che esista una realtà parallela alla nostra dove le categorie del tempo e dello spazio vengono abbattute per dare consistenza ad una dimensione “altra” che va oltre la capacità umana di ragionare, comprendere e spiegare con la semplice logica!

Fiore – È noto che la narrativa siciliana può vantare scrittori di chiara fama come Verga, Pirandello,   Sciascia,   Bufalino   Camilleri   e   tanti   altri.  Quanto   ha   influito   sulla   tua narrativa essere siciliana e quanto hanno pesato le opere dei grandi scrittori siciliani che ti hanno preceduta?

Guddo – In tutta sincerità posso affermare che  le mie radici ben fisse in terra di Sicilia e l’humus di cui mi sono nutrita finora sono stati determinanti per l’ispirazione dei miei libri ad incominciare da Ciciri e Gramigna in cui narro la contro storia che è ben diversa dalla storia ufficiale che, com’è noto, è la storia dei vincitori. Io racconto la storia dal basso, dal punto di vista del popolo e dei suoi eroi che altro non sono che quei “terroni” che lottano, soffrono nel quotidiano e che, come dice Leonardo Sciascia, “si rodono dentro”.  È  evidente altresì che il mio modo di raccontare risente non soltanto dell’influenza dei   grandi   narratori   siciliani.   E non   potrebbe   essere diversamente. Di   ciò   è   fermamente convinto   il   professore   Michelangelo   Ingrassia,   docente   di   Storia contemporanea all’UNIPA.

Fiore – Nel descrivere i tuoi personaggi, ti sei ispirata a persone che frequenti, che conosci oppure sono frutto della tua fantasia o meglio della tua capacità creativa?

Guddo – In verità, quando scrivo mi ispiro quasi sempre a persone che ho conosciuto o di cui ho letto, specie quando si tratta di personaggi di primaria importanza.

Fiore – E allora potresti indicare a chi ti sei ispirata per creare il personaggio di Nilla, di Rita e di Maria Luisa che sono le tre protagoniste del romanzo al punto da dedicare a ciascuna di loro tre capitoli?

Guddo – Su questo punto preferisco mantenere il riserbo più assoluto perché dovrei svelare identità che preferisco restino nell’ombra, dietro le quinte di quel   meraviglioso palcoscenico che è la vita!

Vincenzo Fiore

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“a tu per tu con…” Stefania P. Nosnan

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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