“a tu per tu con…” Andrea Giostra

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Andrea Giostra e le sue Novelle brevi di Sicilia

Ed eccomi oggi a Montelepre, comune della Città Metropolitana di Palermo, in compagnia di Andrea Giostra.

Andrea è psicologo clinico, criminologo, editorialista culturale e project manager.

Dall’inizio degli anni Novanta si occupa di progettazione e gestione di servizi socio-sanitari, assistenziali e di accoglienza in favore di donne e minori (vittime di abusi e maltrattamenti, in stato di abbandono, a rischio di devianza sociale e criminalità, a bassa scolarizzazione), di persone affette da dipendenze patologiche, di soggetti psichiatrici, di soggetti fragili e a rischio di marginalità sociale e lavorativa.

Ha progettato e gestito corsi di formazione post universitaria, anche quale consulente di alcune Prefetture siciliane, in favore di giovani professionisti e di operatori delle forze dell’ordine, in diverse ambiti: criminologia, psicologia giuridica, gestione di servizi nei settori delle tossicodipendenze, dell’abuso e del maltrattamento a danno di donne e minori, della presa in carico e della cura di soggetti psichiatrici e a rischio di esclusione sociale e lavorativa.

È stato consulente per l’accesso a fondi europei e la progettazione di diversi comuni siciliani, del comune di Palermo, di alcuni assessorati regionali e di diversi enti pubblici e privati.

Dall’inizio del 2023 è responsabile per il reperimento fondi e la progettazione dell’Istituto Salesiano Gesù Adolescente di Palermo e di altri Istituti Salesiani siciliani.

La sua formazione professionale si è sviluppata in vari ambiti.

Appassionato di arte, letteratura e cultura, è laureato in Psicologia Clinica con lode, con gli ultimi quattro esami sostenuti presso l’Università di Gent (Belgio), dove ha preparato la tesi di laurea all’interno di un progetto di ricerca scientifica della Faculty of Psychology and Educational Sciences diretta dalla Prof.ssa L. Verhofstadt-Denève

Per cinque anni, dopo la laurea, ha collaborato con la Cattedra di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Palermo diretta dallo psicoanalista Prof. L. Sarno.

Ha frequentato un Master biennale in  Formazione e Specializzazione Rorschach diretto dai Dott. S. Parisi e  P. Pes  presso l’Istituto Italiano di Studio e Ricerca Psicodiagnostica Scuola Romana Rorschach (Roma).

Ha frequentato un Master triennale in Criminologia organizzato dall’Associazione Italiana di Criminologia (Padova) diretto dal Prof. G.V. Pisapia dell’ Università degli Studi di Padova e presieduto dal Prof. G. Tranchina dell’ Università degli Studi di Palermo.

Negli anni ha tenuto decine di incontri nelle scuole, sia in presenza che online, parlando ai giovani studenti di diversi temi quali: psicologia, criminologia, problemi di rilevanza sociale quali donne e minori vittime di abusi e maltrattamenti, femminicidio, violenza adolescenziale, letteratura e cultura nelle sue varie declinazioni.

Ha progettato e diretto diverse mostre di arti visive e di architettura.

Ha ricevuto diversi riconoscimenti, premi letterari e culturali, tra i più recenti la prestigiosa “Segnalazione di Alto Merito per la Letteratura”, insieme ad altri dieci intellettuali, donne e uomini di cultura italiani, tra i quali Vittorio Sgarbi, conferito il 12 maggio dello scorso anno dall’Accademia Italiana d’Arte  e Letteratura   di  Roma presieduta   dall’Avv.   Francesca   Romana   Fragale;   il   Premio “Eccellenza Siciliana per la Letteratura” conferito il 12 giugno scorso a        Milazzo  in occasione del Gran Galà in TV del Festival del Cinema Italiano, insieme ad altre 11 personalità siciliane che si sono distinte nel mondo della professione, dell’arte e della cultura; e sempre a maggio scorso, l’intervista di Rai Radio Uno a proposito del “Caso letterario italiano delle Novelle brevi di Sicilia”.

L’8 aprile 2017 ad Erice il Circolo Letterario I.P.L.A.C. gli assegna il Premio Letterario Nazionale “L’Anfora di Calliope”.

Il 25 novembre 2017 a Milano, l’Associazione Pegasus gli assegna la “Targa Milano International”, all’interno del “Premio Letterario Milano International”, per la raccolta “Novelle brevi di Sicilia” (2017).

Fiore – Cosa  rappresenta per te la scrittura?

Giostra – Intanto grazie Vincenzo per la tua attenzione nei miei confronti e per questa intervista!

La scrittura l’ho sempre vista come un modo personale per fissare la memoria, per raccontare a me stesso fatti che altrimenti avrei dimenticato e dimenticherei sicuramente dopo pochi giorni. Da un lato mi serve per fissare accadimenti o persone che mi hanno colpito, dall’altro diventa anche un momento catartico per tirare fuori qualcosa che altrimenti rimarrebbe sommerso nel mio inconscio.

Poi c’è l’elemento della condivisione, del far leggere ad altri quello che scrivo. Su questo punto ho una posizione un po’ atipica rispetto agli scrittori o a coloro che si autodefiniscono tali.

Nel momento in cui do a un amico, per esempio, o posto sui social un mio scritto per chiunque volesse leggerlo, e quindi rendo pubblico quello che scrivo, allora quello scritto non mi appartiene più: è mio se lo leggo, ma, al contempo, è di chiunque altro lo legge o lo sta leggendo, per cui non più mio anche se l’ho scritto io! Da questo punto di vista la penso come Marcel Proust in “Sur la lecture” (1905) dove scrive questo: «Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.»       

Per cui in tutto quello che scrivo di narrativa non c’è mai un elemento pedagogico, educativo, civico, morale, etico, di volere insegnare qualcosa al  “lettore che non sa”  e che, dopo aver letto quello che ho scritto io, diventa “un lettore che sa”.

Tutte queste cose le lascio volentieri, e senza esitazione alcuna, ai tanti che si ritengono e si presentano quali grandi scrittori che vogliono insegnare qualcosa al prossimo e si glorificano magnificamente delle loro opere letterarie con le quali intendono cambiare le persone e cambiare il mondo!

Questo modo di concepire la scrittura “non è il mio mondo”: infatti tutto quello che scrivo è per lo più fruibile gratuitamente online da diversi portali e pagine social!

Fiore – Tu sei un amante dell’Arte nelle sue varie articolazioni. Cosa vedi nell’Arte per essertene così tanto innamorato?

Giostra – Per quel che riguarda l’Arte la penso come Sigmund Freud, nel senso che l’espressione artistica è una potente forma di sublimazione dei conflitti, delle sofferenze, delle pulsioni più ancestrali, potenti, aggressive, ma anche del dolore che non è emerso, che non è stato liberato, così come delle belle emozioni che abbiamo provato nella nostra vita, o che avremmo voluto provare e non abbiamo mai sperimentato e che con la le forme espressive che ci consente l’Arte portiamo a galla trasformandole in un oggetto visibile o percepibile (come la musica per esempio) a un osservatore esterno; al contempo l’Arte ha la stessa funzionalità del sogno e dei cosiddetti “motti di spirito”, ovvero le battute per far sorridere o l’umorismo in senso lato che sono, anche questi, frutto di un elaborato processo di sublimazione inconscia. Per questo l’Arte è così potente: perché riesce a esprimere   con   la   forma   dell’oggetto creato (materiale o immateriale), delle emozioni, dei sentimenti   altrimenti inesprimibili, che trovano facilmente (se è buona arte!) l’identificarsi dell’osservatore che, incontrando l’oggetto artistico, prova delle emozioni che, anche qui, sono le sue, e non dell’artista, ma che vengono, quello sì, scatenate all’incontro tra l’osservatore e l’oggetto creato dall’artista. E tutto questo è davvero incredibile e magico se vogliamo. Per me l’Arte è questa ed è questo il motivo per il quale ne sono affascinato e mi cattura sempre, ogni volta che “incontro” un “oggetto creato da un artista”, che sia del presente o del passato, poco importa. Se mi genera emozioni, allora è Arte, se non mi scatena nulla, allora è un semplice oggetto di artigianato, come una sedia di legno fatta in serie da un bravo falegname!

Fiore – La tua vita da scrittore ti ha visto ricevere alcuni premi!  Emozioni o altro?

Giostra – Mi fa e mi fanno sempre molto piacere i riconoscimenti che ricevo e che ho ricevuto. Ma rimango molto distaccato, con i piedi ben saldi per terra! Non è uno dei miei obiettivi quello di ricevere premi e riconoscimenti artistici o letterari; infatti, non partecipo ai concorsi letterari o a cose di questo tipo. Tutti i riconoscimenti e i premi che ho ricevuto sono arrivati o perché ha presentato domanda direttamente l’editore, o perché mi è stato attribuito senza che partecipassi, o, in pochi casi, perché l’invito degli organizzatori a presentare domanda di partecipazione è venuto da amici ed è stato molto molto insistente e non ho potuto dire di no per non crearmi facili antipatie.

Fiore – Da quando scrivi e com’è nata la tua verve per la scrittura?

Giostra – Credo che tutto sia nato con mia nonna paterna Vita. È stata lei che, quando avevo 6, 7 anni, mi ha dato l’imprinting, se possiamo utilizzare questo termine, delle storie da ascoltare, da immaginare e poi da scrivere. Ricordo che da bambino, quando andavo alle elementari, abitavamo nella stessa palazzina dei miei nonni paterni, nel centro storico del mio paese, Montelepre.

Mia nonna abitava il piano terra e i primi due piani, noi il terzo e il quarto.

In quel periodo, bellissimo per me, ricordo che d’inverno, la sera, dopo cena, scendevo da mia nonna Vita, mi mettevo accanto a lei che stava seduta vicino alla bracera (la brace in rame siciliana, piena di carbone ardente preso dal forno a legna) e le chiedevo: nonna, cuntami un cuntu!          

Oppure, durante la scuola, aspettavo che mi venisse la febbre perché sapevo che mia nonna, appena avesse saputo che stavo a letto ammalato, avrebbe salito le scale, si sarebbe seduta accanto a me vicino al letto per farmi compagnia e avrebbe iniziato a raccontarmi i suoi cunti inventati al momento di sana pianta.

Le sue storie erano incredibili, semplicemente fantastiche, ne rimanevo incantato, e quando mia nonna terminava di raccontarle e andava via, io continuavo le sue storie nella mia testa, una narrazione che a quel punto diventava la mia.

Quella era magia pura! Credo che sia nata lì la mia passione per le storie ascoltate, poi per quelle lette e infine per quelle scritte da me da bambino, poi da adolescente e infine da adulto.

Fiore – Quando scrivi, lo fai per te o per l’altro?

Giostra – Scrivo per me, mai per qualcun altro, come ho detto anche prima. Il mio scrivere, anche quello, è molto atipico. Scrivo solo quando ho l’impulso, la voglia di farlo. E mi capita di rado. Sto anche mesi e mesi senza scrivere un rigo di narrativa, senza scrivere una storia o un racconto. Poi, però, può capitare che inizio a scrivere una storia e non smetto di scrivere finché non la finisco, come il romanzo che ho terminato di scrivere nel mese di dicembre del 2022, ancora inedito, di oltre settecento pagine. È stato uno scrivere a sprazzi e molto molto discontinuo. Alcuni dei quaranta capitoli li ho scritti velocemente e in pochi giorni; altri li lasciavo a metà, a decantare, poi li riprendevo e li completavo discontinuamente.

Tanto è vero che ci ho messo quattro anni esatti, dal 2018 al 2022!

Fiore – Quale messaggio trasmetti al tuo lettore o vorresti che il lettore capti?

Giostra – Per rispondere a questa domanda ti riporto quello che ho scritto nel 2016 nella sinossi delle Novelle brevi di Sicilia: «… sono delle storie e rappresentano quello che  dicono, quello che leggerete. Rappresentano la mia esperienza diretta, vissuta in prima persona… Il senso, la morale, se c’è un senso o una morale da dare, li darà il lettore che le leggerà». Non credo serva aggiungere altro!

Fiore – Il primo autore, uomo o donna, che ti ha colpito come scrittore?

Giostra – Luigi Pirandello, senza ombra di dubbio, del quale da adolescente liceale ho letto praticamente tutto e ho preparato, per gli esami di maturità, una sorta di tesina sulla poetica di questo grandissimo e rivoluzionario scrittore siciliano che ho discusso durante l’esame di maturità, entrando tra l’altro in discussione col membro esterno che mi ha interrogato che, secondo me, non c’aveva capivo nulla di Pirandello. Ma questa è un’altra storia! Poi, sempre liceale, ho iniziato a leggere Fyodor Michailovic Dostoevskij, il più grande indagatore degli abissi dell’animo umano; abissi dove sono depositate, come potenti cumuli di lava pronti a esplodere, cose tremende se viste   con   la   nostra   razionalità.  

All’università   poi   ho   studiato  Sigmund   Freud  che   mi   ha letteralmente   rapito,   dopo la prima fase di necessaria   incomprensione dei suoi modelli interpretativi e delle sue teorie psicodinamiche. Sono questi, in ordine di tempo, gli scrittori che mi hanno segnato e che mi hanno insegnato a capire come funziona il nostro cervello e le nostre relazioni, quelle buone e quelle cattive!

Fiore – Il primo libro che hai acquistato o cercato in una biblioteca e perché…

Giostra – Sinceramente non me lo ricordo. Quello che però ricordo è che a dieci anni, quando ho fatto la prima comunione, io, come tutti i bambini miei amichetti di allora, e come si usava a quel tempo, vestito con la tunichetta lunga bianca e con la croce in legno per la prima comunione appesa al collo, andai in giro a far loro visita nelle loro case in paese, Montelepre, a portare i confetti ai parenti e agli amici di famiglia. E tutte queste persone, nel momento in cui consegnavo loro questi piccoli sacchetti di confetti, mi facevano gli auguri abbracciandomi, baciandomi sulla fronte, e poi mi donavano dei regalini, qualcuno soldi oppure oggetti inservibili che non ricordo più. Una zia di mia mamma, invece, mi regalò “I viaggi di Gulliver” illustrato. Era un libro molto grande, almeno per quei tempi, con tantissimi disegni colorati, bellissimi, e la storia di Gulliver scritta nella pagina accanto a quella delle figure piene di colori. Ne rimasi subito affascinato, già quando me lo diede, e fui felice i ricevere quel dono per me bellissimo, il più bel regalo che ricevetti. Questo me lo ricordo bene. Ho letto e riletto quel libro decine e decine di volte, non mi stancava mai. Lo imparai praticamente a memoria. Ecco, se devo pensare a un libro che è rimasto nella mia memoria e che ho avuto da bambino, non ho dubbi, è quello de “I viaggi di Gulliver” regalatomi da zia Anna di parte materna.

Fiore – So che non ti senti uno scrittore! Perché?

Giostra – Perché per me, se penso allo “scrittore”, se devo immaginare chi è uno “scrittore” vero, penso a quelli che ritengo i miei maestri nell’arte della narrazione, delle letteratura e della scrittura: Pirandello, Dostoevskij, Freud, e poi Capuana, Verga, Sciascia, Bufalino, Moravia, Eco, e poi Proust, Joyce, Musil, D’Arrigo, Schnitzler, Roth, Nin, Bukowski e tantissimi altri grandi scrittori che ho letto e studiato. Pensando a questi scrittori che hanno fatto la storia della letteratura occidentale, come potrei mai definirmi uno scrittore? Mi sentirei un po’ arrogante e presuntuoso.

Preferisco definirmi  “uno che scrive” per passione e qualche volta per la necessità di raccontare a me stesso delle storie.

Fiore – Veniamo all’attualità! Tra le mani mi è capitato il tuo 12 x 12 ovvero un libricino dal titolo “Novelle brevi di Sicilia”… Il tuo racconto per i lettori di ScrepMagazine…

Giostra – Quella che ti è capitata tra le mani è l’ottava edizione delle  “Novelle brevi di Sicilia”, pubblicata dall’ ottava Casa Editrice, panLettere di Roma, dell’editore  Lara Di Carlo.

È una interessante e preziosa Casa Editrice che pubblica autori che sicuramente sanno scrivere bene e che raccontano storie interessanti. Lara è un editore attento e scrupoloso che si circonda di ottimi collaboratori quali, per esempio, le due bravissime professioniste che hanno curato il progetto grafico e le illustrazioni   dell’edizione  delle  Novelle  che   hai   tu:  Fabiana Castellani, illustratrice,  ed  Elisa Martino, grafica, che insieme hanno dato vita all’idea estetica ispirata alle maioliche siciliane, sia nei colori che nei disegni dei fiori siciliani che nella forma quadrata, come appunto una mattonella, come   quelle  utilizzate   a   partire   dal   periodo   dei   viceré   spagnoli   di   Sicilia   che   da   Maiorca importarono nelle mia isola questa tradizione di artigianato tutt’oggi ancora viva.

Lara Di Carlo, pur sapendo che le Novelle erano già state pubblicate da sette case editrici, ha deciso di pubblicarle perché, ha dichiarato pubblicamente:  «… ritengo, quale editore, che questo libro è un vero gioiellino e amo le sfide; tant’è che ci ho voluto inaugurare una collana particolarmente invitante: Tartine  (una collana di raccolte di racconti tascabili e illustrate).

Quello che di particolare hanno queste storie e che sono dei veri e propri quadretti di scene di vita quotidiana siciliana dal “sapore” genuino, autentico e per questo   indimenticabile (non   a   caso   la  nostra   illustratrice  Fabiana Castellani, in accordo con la nostra grafica Elisa Martino, ha scelto di racchiudere i titoli di ogni novella in una cornice in perfetto stile siciliano).»

Fiore – In precedenza mi hai detto che è stata tua nonna ad avviarti alla scrittura. E’ la stessa nonna de “Gli auguri di mia nonna ottantenne” che apre il tuo “Le novelle brevi di Sicilia”?

Giostra – Sì, sì, proprio lei! La mia amatissima e straordinaria nonna Vita.

Fiore – Se non avessi avuto a disposizione il tuo Nokia E90 come avresti scritto e fatto conoscere ai tuoi amici le brevissime storie di vita della tua Sicilia?

Giostra – Non lo so! La notorietà che hanno acquisito in questi pochi anni queste piccole storie siciliane è davvero incredibile. Quindi penso che se non le avessi scritte con quei miei cellulari di allora, i Nokia E90 che ho avuto, probabilmente tutto quello che sta accadendo non sarebbe mai successo, e le tante altre storie che ho scritto sarebbero rimaste dove le ho conservate, nei cassetti pieni di polvere della mia stanza di liceale e matricola universitaria!

Fiore – Quanto di te c’è nelle novelle?

Giostra – Tutto e niente insieme. Tutto, perché narrano di fatti di vita quotidiana siciliana che è quella che vivo tutti i giorni con dei personaggi narrati che sono gli stessi che si incontrano in Sicilia, a Palermo, nelle spiagge, nelle isole minori e in qualsiasi altra parte dell’isola.

Niente, perché non sempre sono storie autobiografiche, ma storie raccontate da un testimone privilegiato che abita questa terra, la Sicilia, con tutte le sue terribili e irredimibili contraddizioni della sua gente, e quelle delle grandi ipocrisie sciasciane di una classe dirigente che la governa non prendendosene affatto cura ma puntando ad altri intessi che non sono certamente quelli della gente di Sicilia.

Fiore – Come giustamente afferma Girolamo Lo Verso nella prefazione non si scorgono in queste “maioliche” le tue competenze psicologiche o criminologhe. Un fatto voluto o casuale?

Giostra – Non c’è nessuna correlazione tra come scrivo i racconti, le novelle e la narrativa in generale e quello   che   ho   studiato   e   imparato   dal   mondo   della   psicologia, della psicoanalisi e della criminologia che mi permette, invece, di scrivere saggi e testi per gli addetti ai lavori. Nel mio scrivere di “narrativa”, mi limito a descrivere fatti e personaggi come se stessi parlando con qualcuno, un amico, un parente, un collega di lavoro. Se poi il lettore evince elementi riconducibili a strutture di personalità del mondo della psicopatologia e/o di particolari profili di disturbi psichiatrici, questo lo deciderà il lettore stesso, ma non c’è nessuna intenzione da parte mia, né una progettazione di ingegneria letteraria, per fare emergere questi elementi!

Fiore – Penso, avendo parecchie amicizie siciliane, che uno dei segreti del successo di questa tua opera, al di là della naturale tua bravura, sia aver utilizzato il linguaggio della strada che voi siciliani utilizzate nel quotidiano. Vero o falso?

Giostra – Verissimo! Il mio modo di scrivere è quello della lingua siciliana, che non è un dialetto, beninteso, ma una vera e propria lingua che nei millenni, a partire dai Fenici, se vogliamo, è stata arricchita da decine di contaminazioni linguistiche di chi l’ha conquistata e dominata nei secoli: i Fenici, gli Elimi, i Cartaginesi, i Greci, i Romani, i Barbari, gli Ostrogoti, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, gli Spagnoli, i Savoia, i Borboni, per finire con l’Unità d’Italia del 1860 ai nostri giorni. E queste contaminazioni linguistiche le troviamo nella lingua siciliana, così come nell’architettura, nei costumi, nelle tradizioni, nella cucina, nella religione cristiana che in Sicilia è contaminata da vecchi e antichi miti, e, per finire, queste contaminazioni le troviamo anche, e sono visibili, nell’essere meticci di noi siciliani.

Per cui, il linguaggio che utilizzo nei miei racconti, nelle mie storie e nei miei romanzi, è quello della parlata quotidiana, della strada, delle nostre case, delle piazze, dei bar, dei clienti di un salone da barba, per esempio, dove le persone aspettando il loro turno e si confidano segreti o semplicemente fannu curtigghiu  (spettegolano delle cose degli altri).

La struttura della frase che utilizzo è quella della lingua siciliana all’interno della quale inseriscono parole in italiano e qualche volta in siciliano: un modo di scrivere assolutamente fuori dagli schemi ortodossi della lingua italiana e quindi facilmente, immagino giustamente, soggetta a critiche da parte dei puristi. Anche se fino ad oggi non ho mai ricevuto nessun rilievo di questo tipo, ma se ci fosse non ne rimarrei affatto sorpreso.

Fiore – Andiamo oltre il seminato delle “Novelle brevi di Sicilia”… e addentriamoci per un attimo sulla via delle tue competenze di psicologo clinico e criminologo. Quali sono le motivazioni che sono alla base dei fatti di violenza giovanile e non solo?

Giostra – Negli ultimi trent’anni chi ha gestito il potere della cultura e dell’educazione nel nostro Paese si è adoperato sistematicamente, con determinazione e con una chiara strategia demolitoria e di demonizzazione di quelli che erano stati fino ad allora i modelli educativi, culturali e di rispetto reciproco che hanno fatto grande nel mondo il nostro Paese, l’Italia.

Dopo tutti questi anni di serrata lotta che ha esclusivamente basi ideologiche e nessun supporto scientifico come, per esempio, quello della psicologia dello sviluppo, della psicologia dell’età evolutiva, della neuropsichiatria infantile, della pedagogia, dei modelli educativi occidentali, della sociologia, della psicologia clinica e dinamica, i risultati sono quelli che oggi tutti noi abbiamo sotto gli occhi.

Tieni conto che i fatti accaduti in questi ultimi mesi, a partire dall’estate scorsa, ma anche quelli di queste ultime settimane dove tre ragazzi, uno minorenne, è stato ucciso da altri ragazzi, da adolescenti, sono solamente una piccolissima parte del sommerso che c’è in tutta Italia, non solo nella mia isola, la Sicilia, dove sono venuti alla luce della cronaca crimini gravissimi commessi da adolescenti e giovani adulti a danno di altri adolescenti loro coetanei.

Il fatto che questi atti criminali adolescenziali siano emersi in questi mesi agli onori della cronaca è  dovuto   solo  e   soltanto   perché   ci   sono  state   le  denunce   e  la magistratura e gli investigatori si sono mossi immediatamente, ovvero, perché ci sono stati degli omicidi in pubblica piazza, come a Napoli, a Palermo e proprio sabato notte 13 gennaio a Balestrate in provincia di Palermo, per esempio. Altrimenti sarebbero rimasti nel sommerso, nessuno avrebbe mai saputo nulla, se non gli amici reali e virtuali prodighi di like sui social dove sono girati indisturbati per settimane i videoclip di questi crimini, oppure, i vanti raccontati su WhatsApp o su Telegram dove questi giovani criminali si congratulano a vicenda alimentando il loro malato narcisismo e dove sono sicuri di non essere mai scoperti.

In questi delitti sicuramente abbiamo due tipologie di vittime:

1) le ragazze e i ragazzi che hanno subito la violenza e che sono le vittime che più ci fanno orrore e impressione!

​2) i ragazzi e le ragazze artefici delle azioni criminali e violente, che sono responsabili per la legge dei gravissimi crimini che hanno commesso, ma al contempo e paradossalmente anche loro vittime del sistema educativo e culturale che negli ultimi trent’anni ha agito in Italia senza scrupoli e senza nessuna base scientifica, educativa e culturale.

Quindi se in tutto questo c’è un responsabile vero va individuato in chi in questi trent’anni ha portato avanti questo lavoro demolitorio che ha esclusivamente basi ideologiche con una potente matrice nichilista, sfascista e anarchica, camuffando la sua vera identità politica con i colori politici di forze storiche che nulla hanno a che fare con quello che hanno combinato e fatto in questi anni questi individui che hanno occupato, e che per certi versi occupano, posizione di potere nel nostro Paese e che, se intervistati, sono i primi a strapparsi pubblicamente le vesti e ad accusare a dritta e a manca cose e persone che non c’entrano nulla, ma proprio nulla!

Fiore – Il metodo per porre un limite a questa deriva?

Giostra – Il consiglio principale da dare in questi casi è quello di basare il futuro dei giovani, da quando nascono fino all’età adulta, su una buona educazione e una buona cultura che deve coinvolgere e vedere protagonisti i genitori, la famiglia allargata, i maestri, gli insegnanti, gli educatori che questi ragazzi incontreranno nella loro vita, ma anche i rappresentati delle istituzioni e delle forze dell’ordine ai quali è stato sottratto, mattone dopo mattone, sempre per la stessa politica demolitoria, anarchica e nichilista a oltranza, il loro potere autorevole e di rappresentanti dello Stato a garanzia della libertà comune e del rispetto delle leggi. Tutte queste cose vanno insegnate ai bambini fin dalla tenera età: il rispetto per il prossimo, per i genitori, per i nonni, per gli anziani, per le donne, per le persone fragili, per i più bisognosi, per gli insegnanti e per i maestri di vita che incontrano e incontreranno nel loro cammino su questa terra, ma anche il rispetto “doveroso”, e non uso a caso questo termine, per le istituzioni e per chi le rappresenta nel suo lavoro quotidiano che garantiscono la nostra libertà e il nostro vivere civile e pacifico.

Se questo non avviene, se questo non avverrà, allora avremo dei giovani e poi degli adulti pericolosi, molto pericolosi, come le cronache quotidiane ci dimostrano.

Fiore – Come giudichi quei genitori che corrono a scuola per rimproverare l’insegnante che si è permesso il lusso di dare un brutto voto al figlio?

Giostra – Sono fatti gravissimi. Una società realmente civile non dovrebbe permetterli.

Invece in Italia sono diventati una routine quotidiana tanto che non se ne parla più, o se ne parla quando l’insegnante finisce in ospedale preso a calci e pugni dai genitori del ragazzo rimproverato a scuola!

Quello che accade nelle scuole italiane quotidianamente è gravissimo, da questo punto di vista, ma nessuno, ad oggi, fa nulla: le istituzioni stanno zitte e il processo di decadimento culturale e civico procede irreversibile.

Per quello che mi riguarda, io non sono ottimista. Non lo sono perché vedo che chi ha il potere politico e culturale  in Italia per cambiare  rotta a questo processo divenuto inarrestabile  e irreversibile, è lì sul Transatlantico che danza tranquillamente al ritmo dell’orchestrina del Titanic che affonda nelle acque dell’Atlantico!

Fiore – Siamo al fallimento del mandato educativo della famiglia?

Giostra – Un ragazzo che non ha ricevuto una educazione all’insegna della disciplina, dell’impegno, del rispetto verso il prossimo, del dovere, del sacrificio, della perseveranza, della punizione quando viola le regole o non mantiene gli impegni presi, della capacità di gestire la frustrazione che è un processo di crescita ed educativo potentissimo nella sana evoluzione di ogni essere umano, diventerà un adulto “disadattato” che ripugna le norme di convivenza civile e di rispetto delle regole.

Queste mancanze civiche ed educative, da adulto, faranno fare a questo ragazzo solo danni: a se stesso e alla società nella quale vive.

E se poi vogliamo parlare della scuola, il sistema è diventato quello che un ragazzo/alunno non deve essere mai ripreso se fa male, se è disattento, se fallisce gli obiettivi e i risultati da raggiungere, e tutti gli step conoscitivi e formativi che prevede e dovrebbe prevedere una scuola seria che ha quale obiettivo prioritario quello di trasmettere cultura, sapere, esperienza di vita che devono permettere allo studente di acquisire alla fine del percorso scolastico le competenze per iniziare un corso di studi professionale o universitario.

Oggi, per esempio, non vieni più bocciato, anche se non studi e non hai mai studiato!

Ma che sistema scolastico è diventano il nostro!?

Con il sistema che si è incancrenito oggi, formare i ragazzi e trasmettere sani principi è molto difficile, praticamente impossibile; e invece molto più facile patologizzare qualsiasi malessere, seppur temporaneo, seppur dovuto ai naturali turbamenti adolescenziali, perdendo di vista il reale scopo della nostra scuola: l’educazione, la cultura e la formazione!

Fiore – Rientriamo nel seminato delle Novelle brevi di Sicilia… Se ti venisse chiesta una novella per un cortometraggio quale sceglieresti? E quale motivo vorresti come colonna sonora?

Giostra – “Angela l’avvocato”. In realtà questa Novella  l’ho scritta durante il lockdown da Covod-19, quando decisi di proporre ad alcune case editrici di pubblicare le Novelle  con diritto di pubblicazione non esclusivo.

Tra tutte le diciotto storie delle Novelle, è quella più completa, è una vera e propria storia che so che è molto piaciuta a chi l’ha letta, e sono sicuro che piacerebbe moltissimo anche alle Donne tue lettrici se dovessero avere tra le mani questa storia breve siciliana. Ma non aggiungo altro!

Fiore  – Il 24 dicembre scorso hai pubblicato il Saggio “Femminicidio e Narcisismo Patologico: quale correlazione e come prevenire relazioni pericolose” che si può leggere gratuitamente online  o scaricare il pdf gratis. Parlami di questo saggio e della sua realizzazione…

Giostra – In realtà io ho avuto l’idea e ho curato e seguito tutto il lavoro di questo Saggio, ma lo abbiamo scritto in 20 coautori, professionisti del settore e da 12 Donne che raccontano le loro esperienze, vissute direttamente o che le hanno viste   testimoni, di relazioni pericolose e drammatiche con soggetti Narcisisti Patologici, dalle quali sono riuscite a uscirne, per fortuna, vive.

Nelle nostre intenzioni vuole essere uno  strumento, una sorta di manuale  di facile lettura, se vogliamo, di Prevenzione Primaria: consentire alle donne, da pochi elementi iniziali che riportiamo nel Saggio, di essere in grado di riconoscere prima possibile questi aguzzini che sanno ben travestirsi da innamorati premurosi e affettuosi, per rivelarsi poi quello che sono nella realtà, ovvero, personaggi cinici e senza scrupoli che uccidono la Donna, se non fisicamente, certamente psicologicamente, moralmente, e nelle sue relazioni di vita quotidiana come quelle con le amiche, con i colleghi di lavoro o di studio, con la famiglia, per finire imprigionate in una stanza senza vie di fuga!

È questo quello che accade a queste donne, sempre, e noi con questo contributo gratuito per chiunque volesse leggerlo, abbiamo voluto porgere una mano di aiuto, uno strumento concreto per aiutare queste donne a capire in che situazione si trovano e a scappare a gambe levate subito, prima possibile!

Fiore – Mi dai i link per scaricare il Saggio e leggerlo gratuitamente?

Giostra – Con piacere… eccoli!

https://drive.google.com/drive/folders/198XV2HVPsgJjklPANR1TJMQmgn-7FKmk?usp=sharing

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2023/12/FemminicidioeNarcisismoPatologico.html

Fiore – Grazie e buon tutto…con l’augurio che per uno dei tuoi prossimi lavori tu possa prendere in considerazione Accademia Edizioni ed Eventi, la nostra Casa Editrice che pubblica solo scritti coinvolgenti di “persone” che hanno “cose interessanti da dire”.

Giostra – Grazie a te e in bocca al lupo per tutto!

“a tu per tu con…” Andrea Giostra e …

… le sue Novelle brevi di Sicilia

… a cura di Vincenzo Fiore

Si ringrazia Mapi Rizzo

(https://www.mapirizzo.it/  –  mapirizzo25@gmail.com)

e Baldassarre Genova

(https://www.instagram.com/baldassaregenova bgenova@libero.it  – https://www.facebook.com/baldassare.genova)

per il materiale fotografico da cui sono tratte le immagini pubblicate.

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“a tu per tu con…” Cristina Adragna e il suo “Di me e di te”

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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