A Libri, Arte e quant’altro arricchisca l’Anima, lo scrittore Eugenio Pattacini

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Amante dei libri, del teatro e dell’arte in generale. Ama la musica e la buona compagnia, tanto da coinvolgere amici artisti in serate di musica e cultura.

Montecchiese, classe 1960, ex bancario oggi in pensione, nonno e padre felice.  Una vita piena. Molto attivo in eventi culturali come Speaker e relatore di presentazioni autori, e recensioni video sul suo seguito Canale Youtube. 

Un animo curioso, poliedrico, che con le parole sa scrivere libri dalle sfumature Noir per poi passare a testi più poetici come può essere una canzone.

“Tante le sue collaborazioni con musicisti, biblioteche, autori vari che trovano il culmine in “pizza letteraria” una non associazione (nel senso che non è nulla di ufficiale) tra amici appassionati di libri e di cultura. “Pizza letteraria”, in modo quasi provocatorio e dissacrante, è divenuto l’alternativa al logo Editoriale da quando ha scelto di muoversi nell’ambito dell’autoproduzione.  Fondatore e admin del gruppo Facebook e del canale YouTube ME&M: Montecchio Emilia & Montecchiesi che ad oggi annovera oltre 2.000 membri.”

Un uomo che con ingegno e costanza giunge ai suoi lettori portando una vasta scelta di opere pubblicate negli anni. 

Bibliografia: 2012 In apparente normalità (Romanzo) 2015-Avrei voluto (Canzone)2016-Melodie del cuore (Antologia) 2017-Plein air: l’ultimo caso del maresciallo Bianchi (romanzo) 2018-1049 (Romanzo) 2018- 8 settembre 2018 (Romanzo) 2019 -Il Signore dei Lucchetti (Antologia) 2020-Al di là della propria ombra (Romanzo)2020-#letture antivirus (Antologia) 2021-Mille battute (Antologia) 2022- Muntecc (Canzone) 2022-Codice Bianco (Romanzo)Trame sparse (Antologia)

La ringrazio di essere qui e parto subito col chiederle: quando si è appassionato alla scrittura?

Innanzitutto ringrazio per l’ospitalità in questo interessante spazio letterario.Credo che le passioni abbiano dimensioni tali da non poter definire appieno il momento in cui tutto inizia e, soprattutto, quali ne siano i motivi. Di certo è qualcosa che alberga su un gradino più alto che viene affrontato dapprima con tanta cautela e che, senza che la persona se ne accorga, si trasforma in qualcosa che tocca tutti i contesti della propria esistenza e di cui non si può più fare senza. Penso comunque che lettura e la scrittura nascano insieme e affondino le radici in tutta quella che è stata l’esistenza personale, familiare e sociale. La volontà di studiarsi, di conoscersi profondamente, di trovare delle risposte e, soprattutto, delle domande, che sono di gran lunga più motivanti. E poi il piacere di vivere appieno ogni esperienza che da lì prende corpo. Per intenderci, anche questo è uno di quei momenti. E poi, detto nella massima trasparenza, come potrei mai rinunciare alle relazioni con i miei personaggi che durante la narrazione divengono veri e propri amici, salvo poi sfociare nell’amarezza, quando si mette l’ultimo punto, per la consapevolezza di non poter più entrare in quelle stanze e incontrare così profondamente quei compagni di percorso.

Ha un autore in particolare a cui si ispira?

Amo tantissimi autori, cui mi ispiro nel senso che sono maestri dello scrivere. Sono realmente tanti. Ad esempio ho scoperto recentemente Silvio d’Arzo, grande scrittore del primo 900 con una capacità di narrazione incredibile e un linguaggio che pare sempre moderno. Senza voler dimenticare tutti gli altri, sono molto legato a Giorgio Faletti. Grande romanziere a mio avviso, ma soprattutto di lui amo il suo essere poliedrico essendo riuscito a eccellere in tutto ciò che ha fatto. Giova ricordare che il suo ruolo meno conosciuto, ma per certi versi più ammirevole, è quello dell’autore di canzoni, con musiche e testi realmente di altissimo livello. Forse è anche per questo che mi è piaciuto cimentarmi come paroliere.

Tra le sue opere alla quale si sente maggiormente legato?

Risponderò con una domanda che ci conduce ancor alla passione “potrà mai un padre scegliere il figlio preferito?”Di norma comunque a questa domanda rispondo sempre “la prossima”. Se questa può essere considerata una risposta di circostanza, stavolta però è proprio vero perché a breve verrà pubblicato il mio nuovo lavoro che sarà una sorta di biografia volta a dare un senso profondo alla vita, alla spiritualità e al modo di viverle. Però ovviamente un posto speciale va a “In apparente normalità” la mia opera di esordio, a “Plain Air” che a distanza di anni richiama ancora l’interesse dei lettori, e che durante il COVID avevo messo a disposizione gratuitamente per chi avesse voluto leggerlo o approcciare la lettura durante la forzata clausura. Ricordo poi con piacere 8 settembre 2018, un viaggio interiore di un cinquantenne, perché lo lego ancora una volta al senso della vita e lo ricollego a importanti rapporti di amicizia. Ma anche 1049 scritto a quattro mani con un grande amico, libro per il quale abbiamo fatto 80 eventi in un anno.

Insieme ad Alessandro Zelioli ha scritto un romanzo titolato “1049”, un’opera per gli estimatori della “Mille Miglia” “Un romanzo noir che ripercorre la vita di Tazio Nuvolari svelando episodi e retroscena legati all’epopea del primo automobilismo, narrando i fatti, ma insieme indagando sulle sottostanti motivazioni e umane pulsioni, attraverso l’ipotetica voce o l’intimo pensiero di Nivola, della moglie Carolina, del principe Igor, di Enzo Ferrari e di molti altri ancora.” Ci sveli, per gli amici di Screpmagazine, un retroscena descritto nel libro.

Di sicuro è possibile sottolineare come nello svolgimento sia stato svelato un fatto mai descritto prima. Abbiamo infatti intervistato il figlio di colui che aveva acquistato la moto con cui Nuvolari aveva corso. Di essa non si saprà più nulla perché fu smontata e regalata agli amici come pezzi di ricambio per le loro moto. Evidentemente non ne aveva intuito il valore o, come a me e a Alessandro piace pensare, si viveva un’epoca in cui il valore dell’amicizia era primo tra tutti. Al di là di questo, su Nuvolari si sono scritti tantissimi libri, ma noi abbiamo cercato un modo per presentarci con qualcosa di nuovo. Il romanzo infatti unisce una storia noir di fantasia, ambientata tra gli appassionati di Nuvolari e Mille Miglia, e pillole di storia reale. Da un lato abbiamo voluto assecondare il desiderio di chi ama ripercorrere la storia concreta, dall’altro, con la fantasia, abbiamo tentato di aprire il piacere del giallo e di proporre momenti di approfondimento. Insomma un mix per tutti i palati.Un aneddoto carino: mentre scrivevamo, io e Alessandro ci sentivamo ogni mattina attorno alle 6 per confrontarci sul progetto. A libro pubblicato e a anni di distanza, quell’abitudine continua ancora e il mattino squilla il telefono quando altri stanno ancora convincendosi ad alzarsi. Iniziando quel romanzo io e Alessandro abbiamo imparato a conoscerci, a pubblicazione avvenuta abbiamo maturato la grande ricchezza di una meravigliosa e profonda amicizia.

Per molte delle sue opere ha scelto l’autopubblicazione, perché?

Si tratta di una storia lunga e di una scelta ponderata ma estremamente personale. Prima di tutto ho grande rispetto per gli editori e con alcuni ho anche stretto importanti relazioni di amicizia. Perché allora? Da un lato per l’età che ho non desidero sottoporre i miei lavori a editing commerciali. Io ho un gruppo di lavoro che non consta mai di meno di 20 persone e, di conseguenza, sono poco propenso a compromessi che prevedano ulteriori cambiamenti. Oltre a questo ritengo che, laddove, un editore non abbia un budget corposo per gestire campagne commerciali efficaci, il lavoro resti in massima parte a carico dell’autore. Peraltro è attività che mi piace e che svolgo volentieri. Di conseguenza non intravedo un concreto valore aggiunto nel far riferimento a un editore.

Ha vinto il Premio Letterario “La Rocca 2020”, con il “Racconto di un padre” Due parole a tal proposito.

Sono molto legato a questo premio letterario magistralmente organizzato da Nina Miselli, autrice di talento. Nelle varie edizioni sono stato in giuria, partecipante, presentatore delle premiazioni. Il racconto in gara con cui ho vinto il premio, presenta la storia di un padre in cui ho messo tutta la mia soddisfazione di esserlo. Se lo dovessi scrivere oggi, molto probabilmente inserirei anche un nipote perché quella del nonno è realmente un’altra figura di grande importanza, soddisfazione e amore.

Ha un canale YouTube dove recensisce diversi autori. Cosa la colpisce di più in un libro?

Per un appassionato di gialli come me sarebbe semplice parlare della rilevanza della trama, e indubbiamente per certi versi è così. Sono però affascinato dallo stile di scrittura, cioè dalla capacità di raggiungere la sensibilità del lettore grazie ad un uso studiato del ritmo, della definizione dell’io narrante, della forma. Mi piace poi il libro che sa prendere posizione su temi importanti, ma che lo faccia senza fornire ricette precompilate, buone per tutti, ma spunti di riflessione e confronto. Determinante poi l’energia trasmessa dall’autore e la capacità di raggiungere con essa il lettore. Proprio per questo sono appassionato di opere prime. Sono affascinato infine dalle pagine di ringraziamento, da molti vissute come “azione di circostanza” se non vera e propria zavorra, ma che a mio avviso nascondono quello che è il “motore” dell’opera di specie.

Se dovesse definirsi in una sola parola quale sarebbe e perché?

Nonno! Lo dico sia perché sono effettivamente nonno da un anno e mezzo, ma, in realtà, soprattutto perché mi piace vedermi dall’alto dei miei anni non tanto come l’uomo vetusto e superato, ma come colui che può dar voce al passato per trasmettere le ragioni per alimentare le passioni e per far trasparire che, col giusto impegno, coltivare un sogno non è tempo perso, ma il senso stesso del vivere.

“Codice Bianco” è l’ultima sua opera pubblicata, le va di parlarcene?

Ben volentieri. Parliamo di una vera e propria sfida nella quale metterci la faccia. Si tratta di in una storia ricca di colpi di scena e rovesciamenti di situazioni, in cui un malavitoso scopre di essere padre di un figlio già grande avuto a sua insaputa a seguito di una relazione giovanile. Pur rispettando la volontà dell’ex fidanzata di non fare conoscere al figlio il padre e le sue attività malavitose, decide di lasciare a lui la parte del suo patrimonio riveniente da attività lecite. Per farlo trova il modo di incaricare un giornalista che si troverà a dover risalire a una persona di cui non è certo neppure dell’esistenza, per fargli avere un lascito di cui non conosce né la natura né dove trovarlo. Tutto questo con il rischio di trovare la persona e non il capitale o, peggio ancora il capitale ma non la persona.La sfida però non è nella trama, già di per sé complessa, ma nella tecnica di scrittura. Ho azzardato infatti l’utilizzo in modo dinamico dell’io narrante, stabilito in prima persona per due diversi protagonisti e in terza persona per il resto dello svolgimento.

.“Pizza letteraria”, una bella idea di condivisione. Come possono gli autori, interessati, partecipare?

Pizza letteraria” cui sono fortemente legato, è tutto e niente al tempo stesso. Ufficialmente non esiste, ma nel contempo si tratta di una piazza di incontro culturale tra persone che sono prima amici poi autori. Realizzano lì un luogo in cui confrontarsi, collaborare, studiare nuove iniziative. È poi divenuta anche il logo che pongo sui miei libri e che anche altri potranno utilizzare. Quindi conoscere “Pizza letteraria” è facile e basta entrare in contatto con noi autori. Colgo l’occasione per sottolineare l’importanza degli amici in ogni mia opera. Sono sempre tante le persone che a vario livello collaborano per i miei libri. Tutti grandi amici coi quali condivido momenti di grande profondità. Su tutti Simona Coppolino, e con lei richiamo tutti gli altri, che mi ha seguito sin dal primo libro con tanta costanza, competenza e impegno. Avevo scherzosamente coniato lo pseudonimo Simenio Pattalino per sottolineare come Simona sia non solo una presenza importante, ma una vera e propria coautrice.

Oltre che scrittore è anche un paroliere, le va di lasciarci qualche strofa di una sua canzone? Dove possiamo ascoltarle?

Le mie canzoni, non tutte pubblicate, prendono principalmente spunto dai libri che scrivo. Segnalo ad esempio “Avrei voluto” fortemente legata al mio romanzo “8 settembre 2018”.

Il ritornello è:

Avrei voluto dartelo io

Avrei voluto averlo da te

Ed il segreto resta tra noi

Ed il segreto è tutto per noi

Avrei voluto dartelo io

Avrei voluto averlo da te

Ed un sorriso corre tra noi

Ed una lacrima dentro di noi

 

Ho poi scritto una canzone dedicata alla mia città in parte in italiano e in parte in dialetto che si chiama “Muntècc.”

Le canzoni sono depositate in SIAE e si possono ascoltare in rete, ad esempio sul mio Canale YouTube  https://youtube.com/@eugeniopattacini1611

È spesso impegnato come relatore in presentazioni autori. Quale genere letterario, secondo lei, oggi, attrae maggiormente il pubblico?

Credo sia realmente difficile stabilire una sorta di genere che vada per la maggiore. Sono troppe le variabili. Interessi, abitudine alla lettura, capacità di introspezione, livello culturale. Ciò che invece spero possa essere sempre più diffuso è la capacità di anteporre l’autore all’opera, nel senso in cui uno studio approfondito delle opere può far conoscere ed apprezzare l’autore, al di là di ogni singola pubblicazione. Per me è stato così con Giorgio Faletti, Donato Carrisi, Dan Brown, Alessandro d’Avenia e tanti altri.

 

Progetti futuri?

Mi è stato chiesto di scrivere una Biografia ( ora in fase di Editing) dai familiari della protagonista. Non avevo conosciuto questa persona, ma ho effettuato decine di interviste che mi hanno definito un quadro piuttosto completo. Non posso anticipare nulla, basti dire che siamo di fronte a una persona che ha fatto percorsi interiori, spirituali, di apertura agli altri, artistici con la grande capacità di trasformare in energia il giogo di una grave malattia che si è trovata sulle spalle, alla stregua di un giogo, sin dall’adolescenza. Poteva essere motivo per farsi schiacciare, è stata la leva per dire a tutti che la vita va vissuta tutta e fortemente perché il nostro passaggio terreno è unico e irrinunciabile. Mai dimenticarsi che si è vivi e la vita va vissuta finché non subentra la morte. Credo proprio che sia il libro più importante tra quelli che sinora ho scritto.

E giungo alla mia ultima domanda, le chiedo: i suoi libri contengono un messaggio e se sì, qual è?

Premetto che molti dei miei libri sono nella sfera di gialli/noir/thriller quindi è fondamentale che il lettore si senta coinvolto dalla trama e che in essa riponga il proprio interesse. Basilare anche che ne tragga piacere. Come ho già accennato in precedenza, in tutti comunque ci sono contenuti esistenziali/valoriali finalizzati non tanto a dare al lettore una ricetta buona per tutti, quanto uno spazio di meditazione e confronto per potersi, se disponibili e interessati, mettere in discussione. In buona parte dei miei libri è compreso un mio passaggio, più o meno esplicito, un po’ come quei registi che fanno da comparsa nei loro film. Altra abitudine quasi sempre rispettata è una sorta di cameo di poche righe in cui si riferisce di una vittoria della Juventus sull’Inter. Il senso di questa cosa è un gioco, nato in occasione della stesura del mio primo romanzo “In apparente normalità”, con un amico interista che si è prestato come correttore di bozze.

Ringraziando Eugenio Pattacini per l’intervista rilasciatami. Ricordo ai nostri lettori il link dove potete acquistare i suoi libri. LINK ACQUISTO

 Intervista a cura di Monica Pasero

 

 

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