Salute, tempo, amore e… passione.

Una vita senza passione è una vita senza alcun significato, senza senso, senza destinazione.

Una delle cose più importanti della vita è, a mio avviso, darle un significato oppure scoprire, capire qual è il suo significato, vero o soggettivo che sia, decidere cosa fare e seguire quella passione con forza.

Quella forza diverrà spinta e ragione stessa per alzarsi dal letto e per la quale vale la pena di continuare il cammino malgrado le difficoltà.

Essere genitori migliori, persone socialmente più influenti, artisti, scienziati o calzolai senza alcuna pretesa di cambiare il mondo, l’importante è trovare il proprio scopo e dedicare le proprie energie al suo raggiungimento.

Salute, tempo, amore e…  passione; non si tratta di cose materiali.

Si tratta, invece, di cose necessarie per poter essere felici e godere del mondo che ci circonda, unica cosa che davvero ci è data.

Esistono nell’uomo diversi istinti, diverse facoltà e il dovere di ogni individuo sta nel coltivarle tutte, nel perfezionarle quanto più è possibile. Fra le altre è in lui anche l’istinto sociale, il quale gli apre tutto un nuovo campo di cultura, quello che ha per scopo la società stessa, ed in pari tempo gli agevola notevolmente la cultura in genere…perciò ogni individuo è solito scegliere per sé un ramo determinato della cultura generale, lasciando gli altri rami agli altri membri della società;…” (J. G. Fichte – “ Sulla missione del dotto”).

E quindi ogni passione fine a se stessa non ha senso se non come mezzo per diventare socialmente riconoscibili, riconosciuti e utili, quindi felici.

Stamattina mi sono “immerso in questa riflessione” perché capita che aumentando la distanza in anni dai propri vent’anni, periodicamente spunta la domanda “Chiediti se sei felice”, parafrasando il titolo di un noto film commedia con Aldo, Giovanni e Giacomo, manco a dirlo, di vent’anni fa.

Beh confesso di essere sereno perché il fatto di non riuscire a dare risposta a questa domanda vuol dire che almeno uno scopo nella vita, forte, ancora non raggiunto esiste per me.

Ciò che invece mi preoccupa è tutto il resto perché, purtroppo, salute e tempo sono cambiali a scadenza…

Questo non tanto per me quanto piuttosto per i millennials, “i giovani del 2000” ovvero per quelli che vent’anni li hanno davvero.

Noto infatti che “di veri dotti” nella nostra società ce ne sono sempre di meno, che l’amore si compera, scambia e cambia facilmente, mentre sempre più passione fa rima con soldi facili e consumismo sfrenato.

Ai miei vent’anni in paese, dopo i compiti si andava “dal mastro” (il maestro) un qualsiasi artigiano tipo calzolaio, fabbro, sarto,… a imparare un mestiere.

E l’unico vero mestiere che si imparava davvero dal “mastro” era quello della vita, quella impostazione mentale, filosofica, che “ti fa toccare con mano” come si affronta in modo serio, competente e, direi, ecocompatibile, questo mondo.

Il sarto ti raccontava dei tessuti, ti insegnava a sceglierli in funzione delle stagioni, a tagliarli giusti e cucirli bene per fare un pantalone.

Quello stesso sarto tagliava gli scarti a pezzi regolari e li cuciva trasformandoli in un plaid variopinto.

Don Michele “Scaquecchia”, un distinto signore che andava in campagna a fare innesti in giacca e cravatta,  mentre “operava”, ti spiegava perché su quel tralcio di vite, in quel terreno rosso, argilloso, occorreva innestare proprio quella “pezzotta” di vitigno aglianico o malvasia nera per fare un buon grappolo e quindi un buon vino…30 di aglianico, 30 di malvasia nera, 30 di coltammurro e 10 di quello che viene…diceva Don Michele.

Saperi importanti e soprattutto sapere con passione, competenza e la saggezza del dotto.

Saperi e doveri annichiliti se non annullati dall’abito usa e getta, dalle scarpe cinesi in plastica che durano manco una stagione, dagli imballaggi usati il tempo di una bibita e poi gettati dove capita, dalla diffidenza per l’altro, dai lamenti di presunti imprenditori per 6 mesi di stop a causa di un virus.

Si chiamano Workers Buy Out (WBO) i circa 300 dipendenti che negli ultimi vent’anni hanno permesso di salvare circa 15mila posti di lavoro in Italia, nonché saperi e mestieri italiani in aziende a rischio chiusura poi rinate nuovamente sotto la loro guida.

Ex dipendenti che hanno avuto il coraggio di diventare soci e imprenditori.

A dispetto del nome, questo è un fenomeno tipicamente italiano che tanti Paesi stanno studiando e cercando di imitare.

Ad aprire la strada dei WBO fu nel 1986 il crac di Richard Ginori, grande marchio della ceramica italiana.

Da allora sono molte le storie di successo e di rivincita emerse in questi anni dalle ceneri di società di capitali al lastrico – tra procedure concorsuali, falliti passaggi generazionali, asset confiscati alle mafie – che nelle cooperative tra gli ex dipendenti hanno trovato la strada per mantenere accesi gli impianti, crescere e innovare, in tutti i settori portando avanti il sapere e il saper fare italiano

Storie non solo di PMI, quelle tipiche legate ad una famiglia, come la marchigiana Desi Srl specializzata in cucine componibili rinata come coop nel 2016, ma anche di multinazionali come la Italcables di Caivano, abbandonata dalla vecchia proprietà portoghese e salvata dai suoi 50 dipendenti o della Fenix Pharma di Roma, che gli americani avevano deciso di cancellare dalla mappa geografica e che 40 tra ex manager e tecnici hanno rimesso sul mercato, raddoppiando business e ricavi.

La dimensione media dell’impresa rigenerata è di una ventina di addetti, 3 milioni di fatturato e un capitale sociale di 300mila euro, senza contare le WBO che sfuggono alle rilevazioni.

Saperi, storie e competenze “spesso svendute” a presunti imprenditori che arrivano dall’estero (ex ILVA) oppure spostate all’estero col miraggio di minori costi di produzione senza rendersi conto del danno subito proprio dai nostri saperi che in tal modo si impoveriscono.

E in Italia crescono solo “consumatori viziati”, gente che vive di instagram, che abbandona bottiglie di birra vuote sui muretti attorno ai pub durante presunte movide, che non sa di Falcone e Borsellino a soli 28 anni dal loro sacrificio e sempre pronta a lamentarsi non appena il gioco si fa duro…

Ma quando rinasce questa Italia ancora troppo in balia di una insignificante e furba Olanda?

https://www.facebook.com/radio5punto9/videos/premier-olandese-mark-rutte-non-dar%C3%B2-soldi-agli-italiani/2529561963932991/

Vita difficile quella del dotto!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui