La Fenice è leggenda, ma è anche mitologia, è la favola di noi tutti che meritiamo un po’ di speranza.
Uno slogan bello per noi che oggi viviamo una crisi dalla quale abbiamo paura di non riprenderci mai più.
Per fortuna La Fenice ci insegna altro.

La leggenda della Fenice

La Fenice è l’uccello Sacro del fuoco e, secondo la tradizione, è originario dell’Arabia anche se gli antichi egizi furono i primi a parlarne come Bennu.

Dopo aver vissuto per un lungo periodo (da 500 fino a 12994 anni, a seconda delle mitologie), quando la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.

In questo luogo accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido di forma ovale.

In questo nido infine vi si adagiava, attendendo che i raggi del sole l’incendiassero, lasciandosi poi consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di una soavità ineguagliabile.

Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo.

Dopo nove giorni, dal cumulo di cenere emergeva poi una nuova piccola fenice che, alimentata dai raggi solari, cresceva rapidamente fino a trasformarsi in una nuova radiosa, giovane e potente Fenice nell’arco di tre giorni.

Grazie al simbolismo della resurrezione, vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l’uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham).

Il 2021 ripartirà proprio come fa una Fenice, col suo potere di rigenerazione e rinascita.

Ognuno di noi dovrebbe essere una Fenice e, in fondo, lo siamo ogni volta che dopo una caduta, ci rialziamo.

Trandafira Nechita

“Veridicità” di T. Nechita

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