Il primo febbraio 1945 la Donna ebbe diritto al voto.
In fin dei conti sono trascorsi solo pochi anni.
Evidentemente, l’epoca “preistorica” non è relegabile ad un lasso temporale riconducibile a milioni e milioni di anni fa ma rappresenta una recente e triste evidenza, collocabile appena qualche mese prima di questa data.
Ma l’essere umano ha ancora tanta strada da calpestare, tanto terreno da arare, tanta gramigna da estirpare.
Assistiamo ad un progressivo declino nazionale che pone ciascuno di noi innanzi alla desolazione di un giardino colmo di piante rampicanti che infestano e si insidiano.
Non so quando arriverà il giorno in cui, finalmente, godremo della rassicurante e meravigliosa visione di mandorli in fiore, ma mi rendo però conto che oggi, purtroppo,non è ancora giunto il momento di respirare aria di Primavera.
Tuttavia, mi sento risollevata nell’immaginare quell’ingresso all’interno delle cabine elettorali, seguito dallo scalpitio vivace di mamme, di figlie, di nonne, di zie, di sorelle, di operaie, di maestre, di contadine, di sarte, di infermiere, di dottoresse, di casalinghe, di giovani, di anziane, di sognatrici, di razionali, di gioiose, di sofferenti, di ribelli, di altezzose, di umili, di ricche, di povere, di infelici, di ambiziose, di disincantate.
Una nobile forma di partecipazione spalancava le porte della democrazia all’universo offuscato ed ingiustamente marginalizzato delle Donne.
Maria Cristina Adragna
CLICCA SUL LINK QUI SOTTO PER LEGGERE IL MIO ARTICOLO PRECEDENTE:







[…] Una nobile forma di partecipazione […]