Un giorno mi dirai

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Sere fa ero a cena con la mia famiglia in un locale dove si ascolta musica dal vivo.

Quella sera, si esibiva la cover degli Stadio, e tra le tante canzoni che ho ascoltato, ce n’è una che mi piace tanto anche se mi rattrista un pò. La canzone è quella che ha vinto Sanremo nel 2016 e che ha come titolo “Un giorno mi dirai” .

Ho visto due concerti degli Stadio nella mia cittadina, è un gruppo che a me piace perchè i loro brani sono semplici, parlano d’amore, di tenerezza.

Parlano di un amore che forse non esiste più, o magari sì, ma è difficile non solo trovare ma anche vivere e tenere per sempre.

Come dimenticare le emozioni date da “Ballando al buio” o “Sorprendimi”.

Scommetto che ciascuno di voi le associa ad un momento romantico della propria vita, o ad una persona che vi ha fatto battere il cuore.

La canzone del 2016 vittoriosa a Sanremo, Un giorno mi dirai, invece, è una canzone scritta per una figlia.
Ed è proprio vero che ai figli gli si vuole bene molto più di quanto ne abbiamo mai voluto a noi stessi, questo canta Gaetano Curreri.

L’ho ascolta tante e tante volte, con attenzione, e, ogni volta avverto un brivido d’inquietudine quando sento quei due versi iniziali: “Un giorno ti dirò/che ho rinunciato alla mia felicità per te”.

Per molte persone una frase così rappresenta la più alta forma di amore da parte di un genitore, l’espressione più alta della generosità verso un figlio, un sacrificio più che nobile.

Pensano che un figlio che si senta dire questo, debba esserne felice e grato.

Io invece, ogni volta che la sento, penso che l’amore sacrificale dei genitori ha portato con sé amarezza, risentimento, delusione, sensi di colpa, oppressione, quindi malessere sia per il genitore, che per il figlio.

Ad esempio le madri che “amano troppo” dandosi completamente ai figli possono essere spinte da bisogni diversi.

La paura che il figlio non ce la faccia da solo può spingere una mamma a sostituirsi a lui in tutto, dal fare i compiti, al riordinare la stanza, credendo di dover dare sempre il suo aiuto.

Altre volte, è il timore di sembrare una mamma cattiva che porta ad accontentare ogni richiesta o persino anticiparla. Se i figli hanno sofferto per problemi di salute o vicissitudini familiari, è ancora più forte la tentazione di risarcirli proteggendoli da frustrazioni e dicendo sempre “Sì”.

“Io mi sono sempre sacrificata per amore di mio figlio e speravo che diventasse come me, invece è un egoista. Perché non ha imparato dal mio esempio?”, lamentano molte madri.

Ma come può il figlio imparare che anche gli altri hanno delle esigenze, se la mamma per prima non reclama rispetto per le sue?

Se la mamma non gli fa sentire con forza e chiarezza che anche lei ha una sua vita, che ha un lavoro, che è stanca, che ha delle passioni a cui vuole dedicarsi, il figlio non riesce a vedere altro che se stesso.

Ogni genitore vorrebbe che suo figlio fosse una persona felice. Come può aiutarlo in questo, se gli trasmette il modello di una persona che si annulla e che non ha rispetto di sé? E un figlio che si senta dire “Ho rinunciato alla mia felicità per te”, quanto si sentirà in colpa?

L’esempio di un padre che cerca di mantenere un equilibrio tra la dedizione al figlio e la cura di sé, insegna al figlio l’amore per gli altri, il rispetto di sé e la responsabilità. chiarissimo: un dialogo tra padre e figlia durante il quale lui le rivela che, in passato, ha rinunciato all’amore della sua compagna, non di certo la madre della ragazza per stare accanto alla figlia, quindi per il suo stesso bene. Dice a più riprese di aver rinunciato alla sua felicità, per il benessere della figlia, la stessa  che, in futuro, immagina di consolare perché, come spesso accade nella vita, sarà a sua volta vittima di situazioni legate all’amore, anche in altri versi e per altre vie.

Tutto ciò per non correre il rischio di vivere tra rimpianto e rimorso.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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