Umberto Boccioni (parte prima)
“Autoritratto” 1908,
Olio su tela, 70 x 100 cm.
Milano, Pinacoteca di Brera
Umberto Boccioni nasce il 19 ottobre1882 a Reggio Calabria
Seguendo il lavoro del padre, nei primi anni della sua vita l’artista si sposta in diverse città d’Italia (Genova, Padova, Catania) e si diploma all’Istituto Tecnico di Catania del 1897.
Quattro anni dopo si trasferisce a Roma, dove studia disegno e frequenta la Scuola del nudo all’Accademia di Belle Arti.
Nel 1902 visita Parigi, dove studia la pittura impressionista e postimpressionista.
Dopo un viaggio in Russia nel 1906, si trasferisce a Venezia, dove frequenta i corsi dell’Accademia di Belle Arti.
Nel 1907 si stabilisce a Milano.
Anno chiave per Boccioni è il 1910, quando, oltre a dipingere alcuni dei suoi capolavori come “La città che sale” o “Rissa in galleria”, incontra Filippo Tommaso Marinetti e sottoscrive con Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini il Manifesto tecnico dei pittori futuristi.
Nel 1911 venne influenzato dal cubismo, visibile in alcune sue opere dell’epoca.
Nell’autunno dello stesso anno Boccioni soggiorna a Parigi, dove tramite Severini conosce Pablo Picasso.
L’anno dopo le opere di Boccioni, Carrà, Russolo e Severini sono esposte alla prima mostra futurista a Parigi, poi presentata a Londra, Berlino e Bruxelles.
Boccioni si dedica alla scultura e pubblica il Manifesto tecnico della scultura futurista.
Nel 1913 tiene una personale di scultura e pittura a Parigi.
Poco dopo pubblica il libro Pittura e scultura futuriste (dinamismo plastico).
Nel luglio 1915 si arruola nell’esercito e viene assegnato al reggimento artiglieri di Verona
Boccioni muore il 17 agosto del 1916 all’ospedale militare di Verona, a seguito di una caduta dalla sua cavalla nella quale era rimasto gravemente ferito.
Viene sepolto nel cimitero monumentale di Verona.
“AUTORITRATTO”
“Autoritratto” di Umberto Boccioni raffigura l’artista sul balcone del suo studio nell’appartamento di Milano, in quella che nel 1908 era la sua abitazione di Via Castel Morrone.
Dietro di lui si intravede la periferia milanese in un periodo caratterizzato da cantieri edili e lavori urbanistici.
Si nota anche il cavalcavia ferroviario e un treno che lo percorre.
L’opera mostra chiaramente la tecnica del divisionismo. Infatti è possibile notare tutte le pennellate realizzate con colori puri mediante e pennellate con vari spessori.
Nell’autoritratto la composizione è equilibrata tra toni caldi e freddi.
Gli edifici infatti sono colorati con un giallo molto chiaro e riflettono la luce del pallido sole invernale.
Anche i tetti, la strada, il cappotto, il viso, sono trattati con pennellate color arancione.
Sulle labbra si infittiscono i tratti di rosso che ravvivano i connotati dell’artista.
I toni freddi sono presenti nel cielo azzurro, sulle finestre dei palazzi. Inoltre creano effetti di luminosità nel tessuto del cappotto e nelle ombre del viso.
Non è un comune autoritratto, perché qui troviamo anche un vero e proprio ritratto al paesaggio, quello costruito dall’uomo e in continua evoluzione.
Umberto Boccioni così mostra chiaramente nell’opera la sua presenza e partecipazione a questo continuo cambiamento del capoluogo lombardo a lui tanto amato.
CONCLUDENDO:
Il dipinto inizialmente non convinse particolarmente Boccioni tanto che in un appunto del 13 maggio 1908 scrisse di essere insoddisfatto della sua opera.
“Dal primo del mese mi trovo in casa di mamma e mi trovo abbastanza bene. In questa casa ho finito l’autoritratto che mi lascia completamente indifferente”
Nel retro del dipinto (vedi foto)fu ritrovato un altro autoritratto di due anni precedenti ma fu coperto dal maestro, anche qui insoddisfatto del suo lavoro, con uno strato di pittura grigia.
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