Tutto uguale a sempre

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Un pugno di mosche in mano.
Raccoglie sogni e ha sempre il sorriso stampato in faccia.
Niente la intimorisce, niente la ferma.
Corre per la sua strada, convinta di quel che vuole e pensa che lo otterrà.
E ogni volta che fallisce non si abbatte.
Si guarda avanti pensando che quella successiva sarà quella decisiva.
Si fa coraggio, si asciuga le lacrime col palmo della mano, sorride e mangia i frutti dell’albero amico, quello a cui racconta i suoi pensieri più nascosti.
Si siede sotto di lui, diventa logorroica e risponde a domande che immagina sia lui a farle.
È con la sua anima che parla in realtà. Colei che sa davvero cosa tiene nel cuore, colei che sa quali parole usare in quei momenti di sconforto.
E per quanto sia forte, per quanto abbia la sua corazza resistente a qualsiasi intemperia, crolla anche lei.
Si lascia abbandonare in un pianto quasi eterno.
Sfinita, tradita.
Si gira attorno e non vede niente.
Si tocca il cuore e non sente niente.
Si guarda allo specchio…E anche lì, niente.
È stanca, una stanchezza rumorosa, violenta.
Ripete “BASTA” ad alta voce, quasi a sembrare pazza.
Vorrebbe che qualcuno dall’alto ascoltasse il suo grido di aiuto. Vorrebbe che non stesse più in silenzio a guardarla sprofondare.
Vorrebbe alzare le mani al cielo e sentire la presa. Quella forte, decisa, sicura.
Vorrebbe non dover credere e doversi ricredere poco dopo.
Vorrebbe desiderare, ottenere e vivere quello che sa di meritare, ma che in fondo non ha mai.
E allora a cosa serve lottare?
Una mancata vita ha il sapore della sua.

Giulia Trio

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