Lo sviluppo emotivo che si compie a carico del bambino in fase di crescita consiste in un processo dalle sfumature che si configurano come tutt’altro che semplicistiche.

In prima istanza, l’infante ha a che fare con una complessa gamma di emozioni di diversa natura e con le annesse situazioni che le suscitano di volta in volta.

Nel corso dello sviluppo cognitivo e sociale si ampliano, con un’urgenza sempre maggiore, sia quel ventaglio di obiettivi che il bambino si propone con spirito impositivo che la sua conseguente capacità di valutare gli eventi di diversa natura che lo circondano.

L’acquisizione di competenze dai contorni sempre più definiti, dà vita a modi totalmente differenti di offrire valutazioni opportunamente costruite ad hoc, in maniera tale da far fronte alle situazioni più disparate ed eterogenee.

L’apprendimento graduale della consapevolezza di sé e l’acquisizione di semplici regole sociali, spalancano un ampio varco sulle emozioni “secondarie” insite nella personalità “in fieri” del bambino come invidia, gelosia, imbarazzo, vergogna, senso di colpa e orgoglio.

È quanto affermò Lewis nel 1992.

Attraverso l’incalzante incedere del tempo, il bambino acquisisce la capacità di comprendere la natura delle emozioni altrui e degli annessi stati mentali.

La questione della comprensione delle emozioni che caratterizzano l’altro si rivela prioritaria per una relazione proficua con la figura adulta e con il gruppo dei pari.

Ben presto, infatti, il bambino si rende perfettamente conto del fatto che l’ampia gamma di azioni che compie nei vari contesti, ha la capacità di influire sulle emozioni degli altri e che lo può fare secondo modalità differenti: sarà nelle condizioni di divertire, di infastidire, di confortare,di far gioire.

La distinzione tra sé e gli altri permette di partecipare, dunque, in modo diverso alle emozioni che riguardano il sentire altrui.

È a questo punto che ci rendiamo conto di non essere più innanzi a semplici percezioni emotive, ma che ci troviamo di fronte ad un concetto ben più complesso, ovvero quello di “empatia.”

L’empatia è la capacità di soffrire o di gioire per un’altra persona.

Quando l’infante si rende conto che le azioni che è in grado di compiere detengono la capacità di influire più o meno bonariamente sulla qualità delle emozioni altrui, la funzione empatica comincia a fungere da stimolo per un’azione mirata sugli altri.

Comincia a comprendere, secondo il personale grado di sviluppo, cosa è meglio fare e cosa invece no, in base alle intenzioni che ne guidano gli intenti e che lo motivano.

Se andiamo a ritroso nel tempo ci accorgiamo che, in un primo momento, la regolazione delle emozioni è quasi per intero affidata alle figure di riferimento che si prendono cura del piccolo.

Sono proprio loro che si occupano di prevenire eventuali disagi, ad attenuare le ansie, le dismorfie del pensiero, oppure semplicemente cercano di suscitare emozioni di gradevolezza che contribuiscono al benessere psicologico del bambino.

La funzione dell’adulto, ergo, è determinante per indirizzare la mente ancora immatura del piccolo verso i vari modi di regolazione delle proprie emozioni e fa inoltre in modo che questo sia consapevole del fatto che esistono delle regole inevitabili, definite comunemente “regole di esibizione”, che sono preposte a stabilire quali sono quelle emozioni maggiormente appropriate in determinate circostanze.

Per quanto riguarda l’ambiente scolastico diviene essenziale, nell’ambito dell’educazione extra familiare, la trasmissione efficace di un messaggio dal contenuto relazionale-affettivo particolarmente incisivo , perché solo vivendo l’esperienza scolastica in un clima positivo e di fiducia reciproca può sussistere facilmente un incremento sostanziale dell’apprendimento negli allievi.

Per questa motivazione, l’insegnante stesso, per raggiungere degli ottimi obiettivi in tal senso, deve ricorrere al raggiungimento di un accettabile livello empatico con i suoi ragazzi.

“Cooper” desidero’ sondare quale fosse il legame che intercorre fra empatia-insegnante-alunni e notò che, a livello squisitamente morale, la dose di empatia di ciascun insegnante influenza enormemente la condivisione di affetti, di sentimenti e di approfondimenti conoscitivi all’interno della classe.

Sono gli stessi insegnanti un esempio per i discenti , una guida, una sorta di catalizzatore dell’apprendimento.

L’aspetto veramente importante per il docente è tenere conto, in maniera individuale,delle esigenze di ciascun alunno, comprenderne le capacità empatiche e della personalità , senza comunque perdere di vista il quadro d’insieme , affinché questa sorta di partecipazione influisca anche sugli alunni più forti , su quelli maggiormente resilienti, in modo che non venga mai meno un sano equilibrio all’interno del contesto classe.

Fortuna e Tiberio (1999) determinarono dei criteri per stabilire quanto un insegnante fosse più empatico rispetto ad un altro.

Nel caso fosse maggiormente empatico, il docente sarebbe contraddistinto da una maggiore propensione ad elogiare e a premiare gli studenti che hanno meritato la sua considerazione , più che a denigrare o a sottovalutare coloro che non riescono a raggiungere i risultati richiesti.

Inoltre, un insegnante empatico saprà più propenso ad accogliere e a guidare gli studenti che presentano la capacità e l’esigenza di esprimere in piena libertà i propri sentimenti, incentivando le discussioni condivise in aula, il confronto, lo scambio di opinioni a vario titolo.

Tali maestri non ricorrono all’atteggiamento autoritario, sono piuttosto figure autorevoli, capaci di attribuire grande valore ai propri alunni, riuscendo nell’intento di fare emergere la loro creatività e le loro predisposizioni.

È stato ampiamente dimostrato il fatto che gli alunni che hanno a che fare con un insegnante empatico, posseggono un livello di autostima più alto, collaborano con entusiasmo, con gioia, perché riescono a comprendere appieno qual è il comportamento più consono da tenere all’interno di un gruppo.

L’empatia, come molte altre caratteristiche insite nell’essere umano, non è automaticamente presente in ciascuno di noi.

Nel caso specifico della scuola, molti insegnanti ritengono che la capacità empatica emerga soprattutto all’interno delle classi all’interno delle quali sono presenti pochi alunni.

In sostanza:l’empatia è una delle caratteristiche fondamentali che contribuiscono al benessere psicologico dell’essere umano, dalle primissime fasi dell’esistenza dell’infante al proseguimento di una vita serena ed improntata su rapporti proficui e sani.

Se tu riesci ad aggirarti all’interno del labirinto della mia anima, comprendendone la dilagante complessità, io sono e sarò certamente una persona felice.

Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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