Jo March: single per scelta

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“Liberty is a better husband than love to many of us”.

A professare con queste parole l’indipendenza emotiva della donna nei confronti degli uomini era Louisa Alcott, autrice di Piccole Donne, romanzo di pregevole qualità e indispensabile punto di riferimento per l’analisi del diverso modo di concepire i rapporti sentimentali tra uomo e donna.

C’è Meg, figlia devota e responsabile nonché perfetta per il matrimonio, c’è Beth dolce Beth, amorevole e compassionevole verso il genere umano, c’ è Amy, capricciosa ed emblema della vanità che si fa donna ma, soprattutto c’è Jo, forte, tenace e indipendente, artista dall’animo eclettico e in tempesta ma, non per questo, meno presente o indispensabile per l’equilibrio familiare.

E’ curioso come negli anni proprio il personaggio meno ovvio, romanzesco o fragile del romanzo sia stato quello a conoscere sì le maggiori ritrosie iniziali dalla chiusa società del tempo ma anche ad avere il maggior successo di pubblico negli anni a venire, fino a rappresentare ancora oggi uno dei personaggi femminili più amati in letteratura e non solo.

jo march

Il suo aspetto quasi androgino che veste gli abiti dimessi della ribellione sociale è in contrasto col suo cuore appassionato che lotta per realizzare le sue aspirazioni con la stessa forza e impeto con cui difende e si prende cura della sua famiglia.

Punto di riferimento per le sorelle, la madre e Laurie il suo amico del cuore, Jo proprio con quest’ultimo si rapporta in una maniera talmente rivoluzionaria da aver sradicato nel tempo rigidi e fermi stereotipi precostituiti.

Il matrimonio per la prima volta non è il fine ultimo di Jo né il suo pensiero costante e, mentre due delle sue sorelle (Meg ed Amy) seppur in modo diverso lo vivono e ambiscono ad esso quale brillante traguardo sociale, Jo professa con ardore la sua libertà, voltando le spalle a colui che poteva essere l’anima gemella( Laurie) per inseguire un sogno più grande di un “Sì” sull’altare.

Una come Jo, che un tempo poteva essere definita col termine dispregiativo di   “povera zitella”, appartiene oggi a quella grande sfera di donne che, pur non rinunciando a vivere i sentimenti, scelgono di restare “single”, scelgono uno status di libertà che meglio le rappresenta e in cui possano vivere o esprimere la propria personalità.

jo march

Certo in tempi moderni la ‘Singletudine’ non è vissuta o interpretata sempre in modo univoco e celestiale: se Bridget Jones nel suo romanzo omonimo la racconta in modo esilarante come la condizione sociale più funesta possibile, la serie cult Sex and the cityrappresenta al contrario il punto di non ritorno del trionfo delle single convinte, alla conquista del successo e “allergiche” al matrimonio. 

Anche la maggior parte di loro alla fine sceglie la relazione coniugale ma, sempre vissuta con grande conflittualità e mai come fine ultimo o primario del loro essere Donna.

Christian Bale con Winona Ryder in una sequenza del film Piccole donne:  119741 - Movieplayer.it

Oggi e sempre, come insegnava anche Jane Austen, non è tanto importante l’avere un marito solo per esibirlo o per definirsi in quanto donna e il creare un rapporto stabile con un uomo, senza giungere agli eccessi di negazione, rappresenta in effetti uno degli obiettivi da raggiungere dalle donne, ma non l’unico e il più importante e sicuramente difficile da  mantenere stabile a lungo senza un sincero trasporto. La Austen sapeva già nel 1814 che, nella vita reale, dopo le nozze non esisteva il finale delle favole “e vissero tutti felici e contenti” e la convivenza dopo il matrimonio poteva non essere affatto così perfetta.

E se proprio si giunge a capitolare è il cuore a dover scegliere di farlo perché solo in quel caso ne può valere davvero la pena:

 “-Il matrimonio di Lady Sondes mi sorprende, ma non mi offende…ma ritengo che chiunque abbia diritto almeno una volta nella vita a sposarsi per Amore, se può…”.             Jane Austen.

                     

Sandra Orlando

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