Ri-emergere di Simona Trunzo

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Significato di emergere: “salire in superficie, detto soprattutto di cosa che affiori e sporga dall’acqua“.

O ancora “di persona: segnalarsi, distinguersi dagli altri”.

E proprio su quest’ultima definizione, riferita alla persona, noi ci soffermeremo.

Oggigiorno l’individuo mostra sempre più forte la volontà di emergere e distinguersi; ma perché riemergere?

Perché è pertinente all’idea di trasformazione del sé: immergersi in noi stessi è necessario per attraversarci, esplorare le nostre emozioni, pensieri e ricordi, per riportare a galla una nuova natura di sé, che si verifica inconsciamente e spontaneamente.

Immergersi e riemergere da sé stessi, per evolvere e differenziarsi e ricombinarsi in nuove forme espressive.

Una mutazione dinamica e perpetua come le onde del mare: il fluire dell’eterno movimento che è vita.

La maggior parte di noi adora perdersi nell’infinito azzurro del mare: ci rispecchiamo in esso, sia quando è calmo e riflette serenità, sia quando è mosso è trasmette quella forza tumultuosa che è simbolo di ribellione e cambiamento.

Ci riempiamo di esso senza stancarci, ci lasciamo muovere dal suo ritmo, accompagnando pensieri e ricordi e facendo riemergere il nostro senso di libertà, che sembra farci volare e anche sognare.

Così come sogna la sirenetta Ariel, protagonista del cartone della Walt Disney, che ogni notte riemerge in superficie perché sempre più attratta dal fascino della vita sulla terra e dal giovane Principe di cui si innamora, rinunciando al suo essere Sirena per trasformarsi in essere umano.

Anche in questo racconto prevale la forza dell’amore, ma si evidenzia in modo particolare la grande volontà di cambiamento e trasformazione.

Evoluzione che appartiene all’essere umano.

Ecco perché siamo tanto affascinati dal mare, che è trasformazione, la stessa a cui siamo sottoposti nel nostro cammino.

A volte è necessario perdersi per potersi ritrovare.

Perdersi nella sofferenza, nel dolore, nel rancore, nella perdita, nella rabbia e l’umiliazione; sprofondare in questo abisso sino a quando non saremo noi stessi a voler riemergere e, a liberarci da queste zavorre, che fondamentalmente, ci hanno reso persone nuove.

Perché nell’affrontare il nostro mare quotidiano, la nostra ancora, siamo noi stessi.

di Simona Trunzo

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