Psicoterapia e memoria umana

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Eccoci tornati come, oramai di consueto, al nostro appuntamento con la psicologia.
Questa settimana con il mio, ormai amico, Dott. Eugenio Lo Gullo, abbiamo parlato di memoria.

A chi non è mai capitato di dimenticare qualcosa, anche nell’istante stesso in cui lo si è pensato?

Le cause possono essere tante: stanchezza, stress o qualsiasi altra cosa, ma nello specifico ho chiesto all’esperto del settore tutte le informazioni necessarie per aiutarci a capire.

Il Prof. Eugenio Lo Gullo, Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo, Docente presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma e Scrittore, sul tema ha scritto un famosissimo libro “Psicologia della comunicazione multimediale”.

Dottor Lo Gullo ci parli della memoria…

La memoria umana…prima di definire cosa si intende per memoria ram e memoria di massa in informatica è necessario comprendere cos’è la memoria poiché la progettazione delle tecnologie atte alla conservazione dei dati tende a copiare le funzioni del sistema nervoso centrale. I primi studi sugli elaboratori elettronici senza alcun dubbio fecero riferimento alle ricerche sulla memoria umana condotti in campo psicologico da numerosi ricercatori. Dobbiamo, quindi, intendere la memoria come la trama stessa dell’esistenza, il luogo ove dimorano tutte le informazioni relative alla vita stessa di un individuo, la sua storia, ciò che resta dell’esperienza, il passato inteso come ricordo e patrimonio a cui attingere in ogni momento. Essa è caratteristica di certe forme superiori di vita in quanto è la struttura che organizza l’aspetto temporale del comportamento, cioè determina un legame tra un evento attuale e uno accaduto in precedenza. Tutto ciò è possibile perché l’evento passato ha lasciato dietro di se una traccia che, attivamente, influenza l’evento reale e quello successivo attraverso il ricordo (rievocazione o riattivazione).
Lo studio sperimentale sulla memoria in psicologia informatica ha quindi lo scopo di studiare le strategie di organizzazione delle tracce e in che modo esse si formano per giungere alla fase di fissazione, di organizzazione e di apprendimento, oltre ai meccanismi chimico-fisiologici interessati. Inoltre, vanno considerate diverse strategie:

– Strategie mnestiche di ricordo;
– Strategie mnestiche di riconoscimento;
– Strategie di apprendimento.

I processi in causa in ciascuno di questi tre casi e le variabili capaci di modificare l’efficacia di questi processi non sono sempre gli stessi nelle varie situazioni: ciascuna di queste condotte sta a provare l’esistenza di diversi effetti che derivano dall’esperienza nel passare del tempo.
L’organizzazione dei ricordi sottostà quindi ad un processo correlato ad un’organizzazione di tipo temporale in cui ogni elemento segue quello precedente e ad esso è strettamente legato. Come avviene nelle memorie di massa ogni traccia ha un inizio e una fine, ma nel caso della memoria umana esse non sono identificabili se non attraverso indici di temporalità: primissima infanzia, infanzia, adolescenza, ecc..

Alcuni modelli generali della memoria:

Modello associativo:

Rappresenta il modello più antico utilizzato per spiegare il funzionamento della memoria umana. Permette di descrivere le relazioni associative fra le informazioni in memoria. Per associazione si intende la relazione tra due elementi empirici e ideativi che si organizzano mediante contiguità, somiglianza e contrasto. La forza dell’associazione unisce la traccia al concetto-sonda utilizzato nello sforzo di ricordare.

Vi furono diverse importanti ricerche:

Ebbinghaus (1880) attraverso i suoi studi voleva dimostrare in che modo opera la memoria pura intesa come capacità pura e quindi senza l’influenza delle conoscenze e delle capacità organizzative del soggetto. Egli utilizzò sillabe senza senso e considerandole in gruppi trattò le differenze incontrate nelle difficoltà ad apprendere: da ciò la media delle volte che liste di diversa lunghezza delle sillabe considerate dovevano essere ripetute prima di essere dette senza errori permise di misurare l’estensione della memoria. Inoltre, dimostrò come è molto difficile memorizzare i singoli elementi di una serie, ma si tende a raggrupparli associandoli fra di loro in sequenze ordinate.

Estes (1974) rielaborò il concetto di associazione introducendo il termine cluster (raggruppamento categoriale) per cui il ricordo delle singole parole è connesso alla categoria di appartenenza (reticolo associativo).

Anderson e Bower introdussero il termine reti semantiche affermando che le informazioni erano organizzate in una sorta di rete in cui ogni nodo di una frase rappresentava il punto di partenza per un recupero mestico di altre frasi (HAM. human associative memory).

Modello SR (Stimolo Risposta):

Questo modello si rifà alle teorie comportamentiste basate sulla connessione tra uno stimolo ambientale e la conseguente risposta comportamentale. La tecnica utilizzata è il codice ACA (Apprendimento-Risposta-Rinforzo) cioè “Apprendimento di Coppie Associate”. Il rinforzo è dato solo alle risposte giuste e si vede se l’apprendimento è del tipo tutto o niente o incrementale.

Modello HIP (Human Information Processing):

Esso si propone di considerare come oggetto psicologico l’uomo che opera sull’informazione proveniente dal mondo esterno codificandola e decodificandola. Le informazioni sono presentate sotto forma di schemi considerando come riferimento il funzionamento dell’elaboratore elettronico. Il modello più conosciuto è quello di Atkinson e Shiffrin che prevede sei stadi di elaborazione dell’informazione per il quale la memoria è caratterizzata dalla compresenza di strutture e processi di controllo, processi che non sono caratteristiche stabili della memoria ma fenomeni transitori controllati dal soggetto. Craik e Lockhart hanno proposto la memoria a lungo termine LMT e la memoria a breve termine SMT non come fasi successive della ritenzione, ma come fasi contemporanee più o meno profonde di analisi degli stimoli. Nella memoria a lungo termine si registrerebbero solo gi aspetti semantici.

Modello costruttivistico:

Secondo questo modello è fondamentale il ruolo svolto dal soggetto in quanto la memoria è considerata un insieme di processi che selezionano, organizzano, rielaborano e trasformano le informazioni provenienti dall’esterno. Un apporto fondamentale a questo modello lo da la Gestalt mediante lo studio della percezione. Infatti, secondo questi teorici la realtà viene percepita ed immagazzinata come un tutt’uno e non direttamente riconducibile alle singole parti che la compongono.

Koffka sostiene che la memoria non è una funzione isolata ma un processo di elaborazione che coinvolge l’intera personalità e ci mostra l’uomo in uno stato di continuo cambiamento con bisogni ed esperienze sempre nuove. Katona evidenzia che i soggetti utilizzano la globalità delle informazioni per memorizzare ed evocare: utilizzano processi di controllo, decisioni e strategie.

Tulving e Mandler (1966) affermarono che non esiste apprendimento in assenza di strutture organizzate mentre Barlett (1932) a differenza di Ebbinghaus utilizzò stimoli significativi per il soggetto poiché, secondo lui, le persone non ricordano passivamente quello che si presenta loro ma scelgono ed interpretano in funzione di quelli che sono i loro atteggiamenti e interessi nel momento in cui l’evocazione ha luogo; il ricordo è quindi una costruzione attiva basata su schemi che si evolvono.

Piaget utilizza il concetto di schema che implica l’idea di una memoria attiva costruita dalla continua interazione tra stimoli esterni e conoscenze del soggetto. Tali schemi si evolvono in corrispondenza dello sviluppo cognitivo dell’individuo.

Neisser (1967) definisce la memoria come un processo che opera, riutilizza e trasforma le tracce passate. Egli propone due stadi: processi primari e secondari (processi di memoria che utilizzano e costruiscono il materiale grezzo proveniente dai processi primari). Gli schemi vengono organizzati di volta in volta dal soggetto e non sono mai uguali a quelli precedenti.

Chomsky che ha svolto ricerche sul ricordo di frasi e sulla distinzione fra la struttura superficiale e la struttura profonda ha evidenziato che l’informazione sensoriale di tipo acustico viene conservata nella memoria a breve termine e poi decade perchè la memoria a lungo termine conserva l’informazione di tipo semantico.

Struttura della memoria:

In tutti i modelli della memoria utilizzati è presente una distinzione per fasi o livelli nell’elaborazione dell’informazione. Inoltre, il modello di Norman e Bobrow (1976) rappresenta quello al quale possono essere ricondotti i modelli teorici oggi maggiormente riconosciuti nello studio della memoria. In base a queste ipotesi teoriche le informazioni subiscono una serie di passaggi che vengono proposti attraverso uno schema preciso.

Input

Traduzione sensoriale

Registro sensoriale

Riconoscimento percettivo

Memoria a breve termine

Memoria a lungo termine.

Andremo a descrivere questi elementi per meglio comprenderne le specificità:

• Input (Stimolo esterno al soggetto) – costituisce la fonte dell’informazione stessa.

• Trasduzione sensoriale (elaborazione dello stimolo da parte degli organi di percezione e del Sistema Nervoso Centrale.

• Registro sensoriale – conserva per un breve lasso di tempo lo stimolo anche se questo scompare. Per alcuni si può parlare di memoria immediata o sensoriale che conserva l’informazione in sub-magazzini distinti tra cui: memoria ecoica ed iconica.

• Riconoscimento percettivo – si attribuisce significato allo stimolo registrato. Vi è il confronto con le informazioni che il soggetto possiede nella Memoria a lungo termine e lo stimolo viene analizzato nei suoi componenti.

• Memoria a breve termine (STM) – L’informazione è conservata per un breve periodo in questa struttura magazzino che ha capacità limitata di immagazzinamento di unità linguistiche. In essa avvengono processi di controllo che permettono di conservare più a lungo l’informazione attraverso processi di reiterazione o rehearsal.

• Memoria a lungo termine (LTM) – L’informazione rielaborata nella fase precedente può essere conservata per tempi lunghi. Le informazioni conservate sono più di tipo semantico che fonologico-sensoriale. Molto importanti sono le fasi di uscita dell’informazione che permettono ulteriori elaborazioni.

Definizione di Registro sensoriale (Sperling, 1960)

Sperling ha ipotizzato l’esistenza di un magazzino dell’informazione quando questa è ancora uno stimolo sensoriale. Uno stadio cioè di passaggio che fa si che ciò che è percepito viene mantenuto per un brevissimo tempo al termine del quale se il materiale non è stato riconosciuto o ricodificato viene perduto. Un po’ come accade con il pc quando lavoriamo a un testo che viene perduto se non ci ricordiamo di salvare il tutto trasferendolo in una memoria di massa. La quantità di Item che può essere rievocata è definita “Span” di memoria immediata.
Lo “Span” di memoria immediata potrebbe essere il massimo dell’informazione recuperabile dai registri sensoriali prima che si completi il decadimento. Sperling, ha ideato una tecnica per osservare gli effetti del decadimento subito dopo la presentazione del materiale e per stimare l’effettiva capacità di contenimento della memoria immediata. La tecnica utilizzata è costituita dalla rievocazione di lettere alfabetiche disposte su righe. La rievocazione è esatta fino ad un secondo di intervallo dalla presentazione degli stimoli.
L’informazione prima di essere comunicata attraverso la parola o la scrittura viene tradotta in suoni e mantenuta mediante rehearsal nella memoria uditiva. Egli introdusse il concetto di memoria tampone la quale raccoglie velocemente le informazioni sensoriali prima che decadano e le mantiene a disposizione del rehearsal fino a quando questi non ha terminato il proprio lavoro.
Sperling notò che nell’icona vengono conservati stimoli con molti elementi specifici. Esiste, quindi, anche una memoria ecoica che permette di mantenere per brevissimo tempo i suoni con fedeltà minore dell’icona. Proprio le icone rappresentano alcuni degli elementi più importanti del linguaggio informatico poiché costituiscono delle immagini facilmente identificabili che valgono “mille parole”.

La memoria a breve termine:

Studiata in modo approfondito da Brown (1958) e Peterson (1959) che intendevano misurare la quantità di ricordo quando al soggetto veniva impedito il rehearsal o ripetizione sub-vocalica. La tecnica utilizzata è l’evocazione di lettere che il soggetto aveva precedentemente ascoltato senza aver avuto la possibilità di fissare mediante rehearsal. Il ricordo variava secondo il tempo.
Brown Dimostrò l’esistenza della memoria a breve termine (STM) e la capacità di ritenzione dell’informazione sottolineando che essa è notevolmente inferiore rispetto alla memoria a lungo termine e ciò è causato dall decadimento delle tracce. In seguito, furono Underwood e Keppel (1962), che affermavano l’esistenza di un solo tipo di memoria, a dimostrare come agiscono i meccanismi di interferenza nell’oblio della STM che sono del tutto simili a quelli che determinano lo stesso processo nella LTM.
Waugh e Norman mantennero però la definizione di memoria primaria intesa come una sorta di magazzino a capacità limitata che assume i nuovi elementi eliminando i vecchi definitivamente che possono essere mantenuti solo se sottoposti a rehearsal poiché così viene bloccato l’accesso a nuove informazioni. In particolare, le ricerche condotte negli anni ’60 si sono concentrate sul legame tra processi percettivi e processi mnestici per cui lo studio dell’attenzione selettiva (Norman 1969) venne utilizzato per formulare nuove ipotesi dai teorici dell’ HIP oltre che per indicare il passaggio dell’informazione nei suoi diversi processi. Pertanto, solo la Psicoterapia mirata sul soggetto che è assolutamente unico può guarire e riordinare i diversi stadi di ricordo e di elaborazione dell’esperienza conscia e inconscia.

ScrepMagazine la ringrazia.

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

La tradizione culinaria messicana: le “Chilaquiles”

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