Come appare il mondo circostante ad un essere umano nelle prime settimane di vita?

E soprattutto, come il mondo stesso finisce per divenire accessibile agli organi sensoriali nella sua interezza?

È un universo separato da tutto il resto, fatto di molteplici ed ignoti oggetti da sondare un po’ per volta o rappresenta una sorta di caos confusionale di effetti percettivi indistinti?

Esiste una grande varietà di domande che potremmo porci in merito allo sviluppo di un individuo.

Una delle definizioni più comuni in merito all’argomento “sviluppo” sostiene che quest’ultimo rappresenta il cambiamento che avviene, sostanzialmente, in concomitanza al procedere costante ed incessante dell’età.

Tuttavia tale definizione non appare particolarmente esaustiva poiché, effettivamente, l’età altro non è che un semplice indicatore del trascorrere del tempo.

“Dato che tutti i cambiamenti avvengono proprio nel corso del tempo, questa definizione non consente di distinguere lo sviluppo da altri tipi di cambiamento” (Overton 1998).

Questa modalità interpretativa, inoltre, sempre secondo Overton, solo parzialmente fa bella mostra della sua attinenza con il significato che comunemente si attribuisce al termine “sviluppo”, ovvero quello di cambiamento in termini di miglioramento accrescitivo, ciò che potrebbe essere definito come l’anticamera di grandi progressi, insomma.

Dal momento in cui la psicologia dello sviluppo cominciò ad interessarsi dei periodi successivi dell’esistenza umana(e non esclusivamente del lasso temporale che va dai primissimi giorni di vita all’adolescenza) , essa si occupò persino di cambiamenti che interessano fenomeni di perdita, deterioramento, diminuzione.

A tal proposito Donald Ford suggerisce una particolare distinzione tra cambiamenti incrementali, ( ai quali si fa riferimento attraverso specifici termini come :crescita, apprendimento, sviluppo, maturazione) e cambiamenti decrementali, che abbracciano i concetti antitetici di deterioramento, regressione, declino.

Ford afferma che una caratteristica fondamentale dello sviluppo è la permanenza dei cambiamenti, unitamente al loro carattere sistematico e progressivo.

Molteplici e disparati altri termini vengono impiegati per la definizione dei cambiamenti incrementali.

La parola “crescita” indica ad esempio un aumento permanente della massa corporea.

“Maturazione”, solitamente, si riferisce a modificazioni che sono state indotte dal dispiegamento del patrimonio genetico.

Il suo opposto è l’apprendimento, un particolare processo mediante il quale ogni tipologia di conoscenza e di capacità viene acquisita ed indubbiamente perfezionata attraverso l’esperienza, lo studio e l’addestramento.

Sulla natura umana, la stragrande maggioranza dei filosofi si è confrontata per secoli.

La conoscenza di tutto quel che ci ruota intorno avviene grazie alle insostituibili orme lasciate dalle informazioni che pervengono dagli organi sensoriali, oppure è la mente dell’essere umano ad organizzare in maniera attiva le informazioni sulla base di principi strettamente personali?

La cultura occidentale, nella fattispecie, da oltre 2000 anni sta offrendo soluzioni opposte ad una serie di interrogativi.

Una sottolinea marcatamente il ruolo giocato dall’esperienza. Non a caso la sua definizione verte sul termine “empirismo” .

L’altra, di contro, fa leva piuttosto su un modello di dotazione innata, da cui è stata estrapolata la definizione di “innatismo” o meglio di “nativismo” .

Grazie a discipline come la psicologia dello sviluppo, la psicologia generale, l’antropologia culturale e la biologia dello sviluppo, siamo nelle condizioni di porre in rilievo i fondamentali cambiamenti che si manifestano dalla nascita all’adolescenza.

Sostanzialmente le fasi dello sviluppo subiscono la seguente divisione che è stata condivisa in linea convenzionale.

Il periodo prenatale va dal concepimento alla nascita. In questo periodo si parla prima di embrione e successivamente di feto.

L’infanzia è un lasso temporale che va dalla nascita ai due anni . In questo caso si parla di neonato per ciò che concerne il primo mese di vita e di infante per far riferimento al primo anno nel suo complesso.

La fanciullezza, invece, implica una netta distinzione tra prima fanciullezza, che va dai due ai sei anni e media fanciullezza, che va dai sei agli undici anni.

La preadolescenza è un periodo che coinvolge l’essere umano che va dagli undici ai tredici anni.

Ed infine si discorre in merito all’adolescenza, momento della vita che coinvolge gli esseri umani dai tredici ai venti anni.

A tali periodi segue l’età adulta.

Questi sono i primissimi approcci allo studio dello sviluppo.

Per ulteriori approfondimenti e per chi fosse un appassionato dell’argomento, consiglio vivamente di consultare il volume di Anna Emilia Berti e di Anna Silvia Bombi dal titolo “Psicologia dello sviluppo, storia, teorie, metodi”, edizioni “Il Mulino”.

Maria Cristina Adragna

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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