Prima domenica di Quaresima a cura di Vincenzo Scaramuzzino

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“Non di solo pane vive l’uomo, ma di quanto esce dalla bocca del Signore”.

Prima domenica di Quaresima: Gesù vive il digiuno nel deserto per quaranta giorni, tentato dal diavolo.
L’immersione nel Giordano segna per Gesù il punto di inizio della sua missione tra gli uomini, l’annuncio del Regno di Dio. Ma prima di ciò, Egli sente la necessità di ritirarsi in disparte, di stare da solo con il Padre, abbandonando ogni bisogno puramente umano per mettersi in ascolto del Signore. Ma come il deserto fu per il popolo d’Israele luogo di prova e contestazione, così anche Gesù, nei medesimi posti, affronta la tentazione.

Dal Vangelo secondo Luca:

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano;

e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Ci sono tre aspetti che dal Vangelo di questa prima domenica di Quaresima escono fuori: il digiuno, la tentazione, l’efficacia della Parola di Dio, che mettono Gesù in relazione rispettivamente con Mosè ed Elia (per il digiuno), con l’uomo (per la tentazione), con i progenitori (per il dialogo con il demonio). Partiamo proprio da quest’ultimo aspetto e facciamo un passo indietro di millenni, quando Adamo e sua moglie vivevano nel giardino dell’Eden alla presenza del Signore. Dio aveva fatto germogliare ogni albero da frutto, fra cui l’albero della vita, in mezzo al giardino, e l’albero della conoscenza del bene e del male. Di quest’ultimo Dio aveva proibito ad Adamo di mangiarne i frutti. Il diavolo, nemico di Dio e dell’uomo, nella forma di un serpente si presentò ad Eva, istigandola a mangiare del frutto. La donna rispose al serpente con parole e pensieri propri, instaurando dunque un dialogo vero e proprio con il demonio. E lì fu l’errore, perché l’intelligenza dell’uomo, per quanto possa essere eccezionale, non potrà mai equiparare o addirittura superare l’astuzia, la furbizia e la malvagità di satana. E così avvenne il peccato e la morte. Invece Gesù, in una situazione praticamente identica, se non per spazi e tempo, dinnanzi alle domande del serpente non rispose con considerazioni proprie ma con la Parola di Dio, citando le Scritture. E dunque il demonio si ritrovò davanti a un’intelligenza e ad una saggezza tanto superiore alla sua quanto inconfutabile, che lo lasciò privo di tentazioni. Alle tentazioni dunque si risponde con il Vangelo, qualunque esse siano, con fermezza e fede, professando la propria fede. Il secondo aspetto è il digiuno, che avvicina moltissimo Gesù alle figure di Mosè ed Elia. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto cibo dalle mani di un angelo, ricolmo di una forza nuova, camminò 40 giorni fino al Sinai, per incontrare il Signore. Sulla medesima montagna, anni prima, Mosè, che aveva fatto uscire dall’Egitto il popolo d’Israele, digiunando 40 giorni e 40 notti, parlava con il Signore e ricevette le Tavole e la Legge. Anche Gesù, nel parlare con il Padre, digiuna, cioè elimina da sé ogni necessità umana, come la fame e la sete (intese anche nel senso metaforico e non solo fisico), per predisporre e mettere l’anima in una condizione di perfetta docilità alle parole del Signore. Poi come Elia, riceve il cibo dalle mani degli angeli e si incammina non più verso un monte, come fece il profeta, ma verso gli uomini, verso il luogo che lo avrebbe visto flagellato e crocifisso. E poi c’è il terzo aspetto, la tentazione, a cui Gesù è sottoposto in quanto uomo. Questa fa parte infatti della vita umana, e dunque sorge spontanea la domanda “perché Dio permette al demonio di tentarci?”.

Guardando l’esempio di Gesù la risposta sembra emergere più facilmente di quanto si creda.

Dio ci ha creati e voluti liberi e dunque mette dinnanzi a noi due vie, la via del bene, della volontà sua, o la via del male, della rivolta, della rovina.

Spetta poi a noi la scelta, nella piena libertà. E una volta superata la tentazione, con fermezza, la nostra fede risulta arricchita, più forte, cresciuta, sempre più vicina alla perfezione del Padre. Sia il tempo di Quaresima un’autentica occasione per noi di un medesimo ma sempre nuovo incontro con il Signore.

Vincenzo Scaramuzzino

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