La seconda Domenica di Quaresima (a cura di Vincenzo Scaramuzzino)

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“Questo è il Figlio mio, l’eletto. Ascoltatelo!”…

Seconda domenica di Quaresima: adempiendo la promessa fatta da Dio ad Abramo e preannunziando la sorte dei beati, Cristo viene trasfigurato e rivestito di gloria e splendore.
Dal Vangelo secondo Luca:
Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

C’è chi considera la Quaresima un periodo di lutto, un lasso di tempo in cui il cristiano deve assumere un atteggiamento malinconico. Nulla di più sbagliato, e il Vangelo di oggi ci dimostra come questi giorni siano in realtà tempo di grazia, un tempo di riscoperta del nostro vivere con, per e in Dio. Gesù prese con sé tre fra gli apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e con essi salì su un monte a pregare. Dal deserto ad una montagna. Se il deserto rappresenta il dove il Signore istruisce l’uomo con la sua Parola, il monte è invece luogo d’incontro con un Dio che non rimane più nascosto, ma che si manifesta apertamente, mostrando tutto il suo splendore. Il volto di Gesù cambiò d’aspetto e le sue vesti divennero candide come la neve.

Che meraviglia!

E in Cristo l’immagine dell’uomo redento, dell’uomo che vive per Dio, dell’uomo che ha donato tutto se stesso a Dio. Secondo quanto dice la Genesi, Adamo generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio, e così tutti gli uomini portano in sé l’immagine di Adamo, del primo uomo di terra, dell’uomo che peccò contro Dio. E nell’uomo di terra la colpa, il peccato, la morte. Ma il Signore, misericordioso e potente, aveva, in principio, dato la propria immagine ad Adamo, immagine e somiglianza che con il peccato si sbiadirono, perché l’uomo preferì ragionare da sé e non diede ascolto al comando di Dio.

E con Gesù l’immagine che Dio aveva dato all’uomo torna a splendere, e l’uomo vecchio viene trasfigurato, cambia forma, assume un nuovo aspetto. Non più per la terra, ma per il cielo; non più per la morte, ma per la vita eterna. Emblematiche sono i due santi che apparirono in questa meravigliosa manifestazione: Mosè ed Elia. Entrambi videro la gloria di Dio nell’aspetto di cose terrene (Mosè lo vide nel fuoco, Elia nella brezza), entrambi digiunarono e camminarono nel deserto fino al monte Sinai, il monte di Dio. Lì Mosè ricevette la Legge ed Elia le profezie. Eppure essi non videro mai il volto di Dio; addirittura, quando Mosè chiese a Dio “mostrami la tua Gloria!” Egli rispose “ti coprirò con la mano finché sarò passato, poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere”, ed ecco, ora sono loro a conversare con Gesù riguardo il suo esodo a Gerusalemme, la città santa, la città della morte e resurrezione. Questa esperienza è così esaltante e spettacolare che Pietro non voleva andarsene, voleva rimanere lì.

Basti pensare la sua volontà di innalzare tre tende per accamparsi. Ma il compito del cristiano non è rimane sopra una rupe, non è isolarsi dal mondo accampandosi vicino a Dio, bensì di scendere e di portare l’annuncio del regno di Dio. E la voce del Padre che reca agli uomini il lieto annunzio, illuminando l’ombra del primo peccato con la luce del monito “Questo è il Figlio mio, l’eletto. Ascoltatelo!”.

L’uomo che disubbidì ricevette in eredità la morte, l’uomo che ascolterà riceverà in eredità la vita eterna.

Vincenzo Scaramuzzino

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