Picasso è un “insetto”

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Picasso è un insetto: strano ma vero!

Solo dal punto di vista entomologico, intendiamoci, da subito!

È la Sphaerocoris annulus, volgarmente detta “cimice Picasso”!

Come mai vi chiederete: la domanda sorge spontanea, ricordando lo storico intercalare di Lubrano.

La livrea è incredibilmente variopinta, che sembra essere stata dipinta dal noto pittore: 8 millimetri di lunghezza, colore di base verde, con undici anelli sulle elitre.

Questi vivaci colori rappresentano un deterrente per i predatori, pena un cattivo odore che si sprigiona, se non ci si ferma all’avvertimento cromatico.

La puzzola tra gli insetti, praticamente!

Tuttavia è un piccolo miracolo artistico di Madre Natura: l’altro portento, sul versante umano, è il suo omonimo, di cui ricordo un’opera straordinaria che altre cimici o microspie ripresero allora, ancor prima che si facesse un ufficiale vernissage. Diamone una piccola lettura, seppur cursoria:

Pablo Picasso, La Joie de Vivre (1946)

Una figura ondulata, animata dal ritmo della musica, suonata da un centauro e da fauno, danza in riva al mare, il cui azzurro si sperde sullo sfondo.

In primissimo piano, la sabbia gialla su cui poggiano gli attori di questo “baccanale di vita” ed un cielo di madreperla dai riflessi iridati.

Tutta la gioia di vivere è immersa in questo panismo ambientale: l’impressione che discende è quella di felicità, di contentezza e di appagamento.

Si consideri, a mo’ di gossip, che è uno dei momenti più rasserenanti del Cubista: è il momento, infatti, in cui Picasso soggiorna tra Cannes, Golfe-Juan e Antibes insieme alla sua nuova amante-musa-compagna-modella Françoise Gilot, di quarant’anni più giovane, subentrata dopo aver liquidato Dora Maar, e con la quale vivrà fino al 1953 e da cui avrà due figli, Claude e Paloma.

Non era in odor di santità, il nostro Pittore, ma sentiva quel gradevolissimo profumo che ben intende chi all’amor tende: sicuramente percepiva anche lui le farfalline nello stomaco; quelle cimici, di cui ho parlato in apertura, non credo, per non spezzare l’idillio nell’animo dei miei cari lettori.

Francesco Polopoli

Clicca qui sotto e leggi un altro mio articolo:

“Chioccia d’oro: la Biancaneve calabrese” di Francesco Polopoli

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Sono laureato in Lettere classiche, docente di lingua e letteratura latina e greca presso il Liceo Classico di Lamezia Terme (CZ), membro del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Divulgo saggi a tema come, a solo titolo di esempio, Echi lucreziani e gioachimiti nella Primavera di Botticelli, SGF 2017, ... Ho partecipato a convegni di italianistica, in qualità di relatore, sia in Europa (es. Budapest) che in Italia (es. Cattolica di Milano). Attualmente risiedo a Lamezia Terme e da saggista amo prendermi cura dell’antico come futuro sempre possibile di buona memoria. Il mio parere sul blog? Un vascello post-catulliano ove ritrovarsi da curiosi internauti: al timone del vascello ci stanno gli autori, passeggeri sono i tanti lettori a prova di click…

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