Michelangelo “Enfant prodige”

120732

Michelangelo, un enfant prodige:

dalle poppate a grappolo al Tondo Doni

Se ci fosse un mestiere da réclame pubblicitaria, Michelangelo opterebbe di sicuro per una buona latteria.

In età avanzata, infatti, il nostro artista – che si considerava principalmente scultore – asserì d’aver succhiato l’inclinazione alla scultura con il latte della balia, che era figlia e moglie di scalpellini di Settignano, il borgo sotto Fiesole, famoso per le cave della bella pietra serena, che vi veniva estratta e lavorata: «il latte della nutrice in noi ha tanta forza, che spesse volte, trasmutando la temperatura del corpo, d’una inclinazione ne introduca un’altra, dalla natural molto diversa» (A. Condivi, Vita di Michelangelo Buonarroti, Roma 1553, a cura di G. Nencioni, con saggi di M. Hirst, C. Elam, Firenze 1998, pp. 8-9).

Potremmo dire, allora, che camminò, vita natural durante, “a tetta alta”, magari sulle note di Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte di Gianni Morandi, se fosse redivivo, oggi!

Non solo: anche per una panetteria potrebbe fare da promoter: sarebbe, senza dubbio veruno, una trovata vincente e con-vincente!

A rivelarcelo è nientepopodimeno che Leonardo da Vinci, che in un’apposita operetta parla del nostro Uomo e della sua arte:

«lo scultore nel fare la sua opera fa per forza di braccia e di percussione a consumare il marmo, od altra pietra soverchia, ch’eccede la figura che dentro a quella si rinchiude, con esercizio meccanicissimo, accompagnato spesse volte da gran sudore composto di polvere e convertito in fango, con la faccia impastata, e tutto infarinato di polvere di marmo che pare un fornaio, e coperto di minute scaglie, che pare gli sia fioccato addosso; e l’abitazione imbrattata e piena di scaglie, e di polvere di pietre» (Trattato della pittura, Parte I /32).

Di certo, non potremmo immaginare il Buonarroti come vivaista dal pollice verde, questo proprio no!

A parte qualche dettaglio floreale, paesaggi e fiori erano “robacce da donne annoiate”, ripetendoci con lui, ahinoi!

A proposito c’è un minuscolo issopo nella composizione tondeggiante di una grande produzione michelangiolesca, che qui mi sembra giusto disvelarvelo.

Non si conosce esattamente cosa dovesse celebrare il suo Tondo Doni, se il matrimonio di Agnolo Doni con Maddalena Strozzi, il cui stemma appare sulla cornice, oppure la nascita della loro figlia Maria nel 1507: non è il baricentro del mio interesse, lo chiarisco, apertis verbis!

Ad ogni modo, azzerando la quaestio, quanto realizza è una Sacra Famiglia in cui le figure sembrano sculture e dove la torsione dei corpi sarà di ispirazione alle future generazioni di artisti fino ai giorni nostri.

Per Michelangelo la migliore pittura è quella che si avvicina alla scultura, ipse dixit!

Una professione che ti dà la pagnotta, anzi, una deliziosa tazza di latte al giorno, per riallacciarmi alle sue poppate.

A proposito di contabilità economica, occorre riportare un curiosissimo aneddoto, senza sporgermi fuori da questo seminato argomentativo: terminata la sua opera, si dice che Michelangelo andò a consegnarla immediatamente ad Agnolo Doni, che di tutta risposta non volle pagare la somma concordata.

Con ogni probabilità a mercanteggiarsi era il solito sconticino, che alle orecchie di un artista, QUELL’ARTISTA, sarà suonato come anatema, indubbiamente!

Il destinatario del Tondo sarà stato tonto per aver sottovalutato il carattere fiero e burbero del suo interlocutore.

Il dipinto fu riportato a casa e successivamente rimesso in vendita, ma al doppio del valore di partenza, senza se e senza ma, mah!

Al mercante non restò che pagare, incassando la lezione: sarebbe stato, comunque, un buon affare, quindi, calma e gesso!

Piazza Affari, Borsa e regole del mercato erano già chiare al nostro Uomo del Rinascimento, mi sa, eh sì!

Ritornando al fiorellino presente in quest’opera straordinaria, emerge una simbologia biblica piuttosto chiara e definita.

Nell’Antico Testamento (Es 12,22) fu usato come pennello per segnare col sangue d’agnello le porte delle famiglie israelitiche, che l’angelo distruttore doveva risparmiare in occasione dell’Esodo dall’Egitto.

«Andate a procurarvi degli agnelli per le vostre famiglie, e immolate la Pasqua. Poi prendete un mazzetto d’issopo, intingetelo nel sangue che sarà nel catino e con quel sangue spruzzate l’architrave e i due stipiti delle porte. Nessuno di voi varchi la porta di casa sua, fino al mattino», chiosa la pagina veterotestamentaria.

«Purificami con issopo e sarò mondato; lavami e sarò più bianco della neve», continua Davide nel Salmo 50, mentre nel Nuovo Testamento (Giovanni 19,29) si dice che una spugna impregnata di aceto fu fissata su una canna di issopo e offerta da bere a Gesù in croce: insomma, tutta l’idea della purificazione e del sacrificio passa attraverso un piccolissimo dettaglio naturalistico.

Nel “commercio al dettaglio” poteva, alla luce di tutto ciò, passare la logica dei Saldi?

All’albionico “sale” era inevitabile che rispondesse con personali richieste al superlativo: “salatissimo”, cioè, e non si discuteva affatto! Prendere o lasciare, tertium non datur

Ringraziando Ivano Bruno per i generosi consigli con cui è venuto a costruirsi questo modestissimo saggio artistico: ogni tour ha un compagno di viaggi.

Il mio personalissimo Grazie!

Tondo Doni di Michelangelo Buonarroti

(Caprese, od. Caprese Michelangelo, Arezzo, 1475 – Roma 1564)

Francesco Polopoli

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