Il 9 maggio del 1978, com’è solito che avvenga per mano dell’ignobile piovra, “cosa nostra” recise le ali ad un intraprendente trentenne di Cinisi, piccola cittadina nei pressi di Palermo.

Il suo nome era Peppino Impastato.

Il ragazzo, acerrimo ed indignato antagonista di “don Tano Badalamenti” definiva la mafia “una montagna di merda”, tant’è che pagò a caro prezzo la sua spasmodica e coraggiosa battaglia nei confronti di quell’inconcepibile ed inaccettabile cancrena.

Pagò atrocemente.

Pagò con la sua stessa vita.

Peppino fu una delle vittime caduta per mano dell’inconsistenza morale, dell’inettitudine bieca ed orripilante, della viltà senza ritegno.

Si accostò ad una decisa denuncia che si abbarbica sulle pendici più ostiche e meschine della criminalità.

Egli fu animato da una sana irruenza che sarebbe stata nelle condizioni di far tremare le montagne, da una sorta di realizzazione imprescindibile di un nobile progetto di legalità irrinunciabile, il tutto sapientemente condito dall’enfasi tipica della gioventù che non s’arrende.

Qualcuno potrebbe definirla persino incoscienza, qualcun altro biasimerebbe le scelte azzardate di chi non può non essere consapevole dei serissimi rischi ai quali ci si concede, senza se e senza ma.

Il siciliano consapevole, d’altro canto, ha contezza del valore del coraggio, una virtù che in linea di massima viene detenuta dalle anime elette, privilegiate, forti della loro onnipotenza non ostentata.

Le serate all’insegna della politica, i primi amori, le fisiologiche scorrerie  di una giovinezza improntata su valori sani.

E poi radio aut!

L’iniziativa era gestita dallo stesso Peppino insieme con un gruppo di grandi amici dello stesso, attraverso l’utilizzo di una modalità di autofinanziamento.

Peppino Impastato faceva uso della radio per attaccare e denunciare i potentissimi uomini di mafia della città di Cinisi e quelli di Terrasini, in maniera così incisiva e pedante da essere mal visto dalla gente dei suddetti luoghi.

Radio aut proponeva le sue trasmissioni ogni venerdì sera: assieme con i suoi più fidati collaboratori, Peppino permetteva che si svolgesse “Onda Pazza a Mafiopoli”, una trasmissione che invadeva letteralmente di satira l’immagine bieca e malsana di tutti quei personaggi loschi che lo stesso Impastato conosceva personalmente da una vita intera.

Nessun uomo di malaffare veniva risparmiato dallo scherno sottile e beffardo e lo stesso Peppino faceva pieno affidamento su notizie molto riservate ed esclusive, sempre pronte ad essere puntualmente trasmesse attraverso la radio , con accezioni improntate su una comicità alquanto scomoda e pungente, proposte inevitabilmente alla sua originale ed irriverente maniera.

Non saprei dire con certezza se, in determinate occasioni, il fato intervenga in virtù di una particolare ragione.

Fatto sta che nell’anno 2018 presentai la mia prima raccolta di liriche, dal titolo ” Aliti inversi”.

Quest’ultima include, tra l’altro, un capitolo intero dedicato alle poesie che hanno per tema il fenomeno “mafia”.

Il particolare bizzarro riguarda il mese che si prestò all’accoglienza della mia fatica letteraria: era maggio.

In quell’occasione, dalla Puglia, si soffermo’ in Sicilia per cinque giorni l’ottimo giornalista, scrittore e grande amico Vincenzo Fiore, il quale ebbe la bontà di curare, nei minimi particolari, la realizzazione del suddetto volume.

Ho la sensazione che Vincenzo ami Alcamo in maniera particolare e molto profonda.

Sarà che il ricordo della presentazione avvenuta nel novembre del 2017 del suo libro “Inchiostro d’anima”, esattamente in loco, abbia impresso sugli schermi limpidi della spiccata sensibilità che ne contraddistingue il modo di percepire le emozioni , dei ricordi tanto indelebili quanto dominati da gradevolezza.

Ma soffermarci ancora una volta solo ed esclusivamente ad Alcamo avrebbe significato non consentirgli di introitare sensazioni differenti dalle consuete.

Fu così che decisi di recarmi con lui a Cinisi, con il preciso intento di fargli assaporare la particolarissima sensazione che s’avverte quando si varca la soglia della casa di Peppino.

Tutto era al proprio posto, persino le fragranze di giustizia.

Pareva addirittura che, da allora, il tempo non fosse mai trascorso.

Percorremmo quelle piccole stanze silenziosamente, in punta di piedi e con un sentimento estremo di riverenza.

Lo facemmo con molta delicatezza e con un altissimo senso del rispetto, poiché ogni passo che non fosse stato opportunamente ossequioso sarebbe equivalso alla disfatta di qualsiasi forma di nobiltà che aveva pervaso quei luoghi.

Peppino era lì, ne percepimmo l’essenza.

Ogni volta che qualcuno entra a casa sua gioisce certamente di cuore.

Uscimmo da quella dimora con l’anima in castigo.

In castigo per non essere abbastanza coraggiosi, in castigo per declamare principi di legalità come se stessimo ultimando la compilazione della lista della spesa, in castigo perché abbiamo una paura folle della mafia e invece dovremmo tranciarle con efferatezza ogni singolo tentacolo.

Ma da quel momento fummo di certo più ricchi, più consapevoli, più forti.

Cinisi non è ancora differente da ciò che fu.

Pochi anni orsono, a mia madre, insegnante dell’unico Istituto comprensivo presente in paese, da un ragazzino cinicense, nel corso di una lezione scolastica, vennero rivolte queste testuali affermazioni:

“Professore’, quannu a Cinisi c’era don Tanu Badalamenti si stava megghiu”

Le mie speranze subiscono considerevoli mortificazioni tutte le volte che un adulto di oggi non si oppone alla mafia.

Ma quando a non dissentire è addirittura un uomo di domani, quelle stesse speranze finiscono sotto il macigno di una ressagnazione che detesto.

Il 19 maggio del 2018, presso l’hotel centrale della città di Alcamo, alla presenza di un cospicuo numero di persone, nel corso della presentazione di “Aliti inversi”, chiesi esplicitamente a Vincenzo Fiore di leggere una poesia contenuta all’interno del volume che, non in ultima istanza, fu rappresentativa di quanto di incredibilmente formativo avevamo vissuto insieme pochi giorni prima.

L’interpretazione di Fiore fu magistrale.

La poesia ha per titolo “Peppino”…

È inutile Peppino,
non è cambiato niente,
la società non sente,
ignora e non ascolta.

I giorni di rivolta
sapevano d’estate,
tra voi quattro risate
in barba alla tensione.

E la rivoluzione,
tangibile e indiscreta,
colpiva senza meta
tra i vicoli omertosi.

Sbeffeggi i mafiosi:
Peppi’, non hai paura?
Tu vuoi trovar la cura
per estirpare un cancro.

Diretto e molto franco,
Peppino, stai attento!
La radio è un paravento
che cinge debolmente.

Però desta la gente
e forse tu hai ragione,
un uomo su un milione
dovrà pure svegliarsi!

E allora affaticarsi
non è per nulla vano
se questo mondo insano
pretende una speranza.

Rimani nella stanza,
Peppino, non uscire!
Qualcuno vuol colpire
nel mezzo della sera.

Avanzi di galera,
tentacoli ambulanti,
e quanti sogni infranti
sul corpo dilaniato.

Paese esasperato!
Sarà che questa terra
combatte ormai una guerra
con scarsa convinzione.

Però quanta emozione
aleggia tutti gli anni,
sfigando quegli inganni
e la crudele sorte.

Chi pensa che la morte
ha vinto e si dispera,
non è mai stato a Cinisi,
in maggio, a primavera.

Maria Cristina Adragna

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

4 Commenti

  1. Trovo che questa scrittrice sia veramente meravigliosa. Ho avuto modo nel corso del tempo di leggere altri suoi scritti e devo dire che la trovo eclettica perché si esprime benissimo sia in prosa che in poesia. A mio modesto parere è unica all’interno del Blog, un livello veramente molto alto. Complimenti sinceri da una assidua lettrice di Screpmagazine .

  2. Mi son chiesto tante volte se il suo sacrificio sia stato utile. Nutro tanti dubbi. Ma non per la sua missione che ha svolto come meglio non si poteva ma per la nostra società che non lo ha difeso e che oggi lo ricorda con ammirazione salvo poi a dimenticare che la sua missione doveva essere condivisa e perseguita. “La mafia uccide ed il silenzio pure”. Ecco, in questa sua frase c’è la sintesi del suo modo di essere che poi dovrebbe essere il nostro.

  3. Maria Grazia, trovo che lei sia oltremodo gentile. Non merito tanto. La ringrazio profondamente

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