Ci sono uomini che non sanno affrontare le difficoltà che a volte la vita pone loro davanti, e scaricano sugli altri le pene e i sacrifici, senza dare nessun aiuto.

Ce ne sono invece altri che abbracciano una croce e vanno avanti per la loro strada pur tra mille difficoltà.

Quel tipo di uomini di cui parla Pierangelo Bertoli nella canzone “A muso duro”.

Sono rimasta visibilmente meravigliata nel leggere una notizia di cui ignoravo l’esistenza inerente Pablo Neruda.

Travagliata, avventurosa, molto ricca di amori e di passioni, la vita stessa di Pablo Neruda è stata una lunghissima poesia.

Amato dalle donne, avversato dal potere, il poeta cileno ha dovuto fare i conti con censure, minacce ed esili.

La sua storia, è nato nel 1904 ed è morto nel 1973, dopo aver vinto il Nobel per la Letteratura, ha ispirato, tra gli altri, un capolavoro del cinema italiano, “Il Postinodi Massimo Troisi.

Neruda, romantico e sensibile, ci ha lasciato in eredità una grande quantità di componimenti, quasi tutti a sfondo amoroso.

Per il mio cuore
Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.

È in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.“.

Pablo Neruda sposò la banchiera olandese Maria Antonieta Hagenaar, conosciuta con il soprannome di Maruca e da lei ebbe un’unica figlia.

La nascita non portò una ventata di gioia tra i due.

Attraversavano una crisi da molto tempo e la nascita della bambina sancì la fine della storia d’amore.

Nell’agosto del 1934 Maruca, a Madrid, dà alla luce Malva Marina Trinidad Reyes, ma la bambina nasce idrocefalica.

La piccola Malva cresce anche se non è destinata a sopravvivere.

Non parla né sarà in grado di camminare e i problemi per assisterla sembrano dei macigni per Neruda.

Sono gli anni della Guerra civile spagnola, pieni di impegno politico e letterario, ma nei quali il rapporto fra i due, sempre più freddo da parte del poeta, cominciano a deteriorarsi.

L’arrivo di una figlia con così importanti problemi di salute e l’incontro con Delia del Carril, portano Neruda verso la separazione.

L’8 novembre del 1936 Neruda lascia Maria Antonia Hagenaar e vede Malva per l’ultima volta, parte con Delia del Carril, prima a Barcellona e poi a Parigi.

Le lascia senza soldi a Montecarlo, città dove fuggono dalla guerra civile.

Maruca attraversa tutta la Francia con la figlia malata fino ad arrivare in Olanda.

Diremo che è una storia come ne esistono tante, un uomo e una donna che non si amano abbastanza da crescere una figlia molto malata, che ha bisogno di cure e di amore.

La bambina fu poi abbandonata anche dalla madre e affidata ad una famiglia olandese, che se ne prese cura fino alla sua morte avvenuta ad otto anni.

Ma nel frattempo Neruda continuò la sua produzione letteraria, gli impegni politici e la vita con Delia che divenne sua moglie solo dopo la morte della bambina.

Non si hanno molte notizie su questa storia, il poeta ne parlò con pochissime, e nelle sue opere non ne accenna nemmeno.

Venuto a conoscenza della morte di Malva, Neruda non volle più vedere la moglie.

In una lettera che aveva scritto ad una sua cara amica, Neruda descrive la figlia come “un essere perfettamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una streghetta di tre chili“.

C’è un dato di fatto certo, ed è che noi vediamo i poeti come esseri perfetti senza macchie.

Invece, come dimostra la storia di Neruda, anche loro commettono errori imperdonabili.

Non sanno districare i grovigli che la vita inevitabilmente pone loro sul cammino.

Il cantore dell’amore come molti uomini è scappato davanti ad una prova del destino.

Chissà se ne ha mai provato rimorso!?

Angela Amendola

2 Commenti

  1. Buongiorno, Angela.
    Bellissimo articolo! Conoscevo questa storia, veramente terribile. Bisogna sempre sganciare l’uomo dall’artista ( anche se non è facile) altrimenti ci priviamo di grandi opere d’arte. Penso al “paradosso” Rousseau,che scrive “l’Emile ou De l’education” e abbandona i suoi figli alla ruota di Parigi, o a Picasso che scomponeva, nei suoi quadri, le donne e nella vita le faceva ” a pezzi” davvero. A D’Annunzio… l’elenco sarebbe lungo e interessante è sempre indagare la storia personale degli individui. Ho letto che, come me, è calabrese. Ho appena scritto un libro” Arance sulla neve” che sta avendo un discreto successo sia al mio paese, San Giovanni in Fiore, che a Modena dove vivo da più di quarant’anni. Non so se riuscirò ad andare in paese per la presentazione, eventualmente Lei sarebbe disposta a farlo per me? Ovviamente retribuita. Mi faccia sapere. Un caro saluto

  2. Mariella ha ragione è bene scindere i due aspetti o nessuno lo riterremo degno di ciò che rappresenta. Complimenti per il tuo libro ma mi spiace di non poter fare ciò che mi hai chiesto. In estate sarebbe stato diverso. Un caro saluto.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui