Ma… mi ascolto?

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Si parla tanto di comunicazione, saper ascoltare e parlare: ma noi siamo in grado di ascoltare noi stessi?
No non si tratta di preparare un monologo, bensì di un ascolto ben più profondo: emotivo, sensoriale, percettivo; essere in connessione con noi stessi!
Questo non significa essere assorti nei propri problemi e preoccuparsi di sé stessi, bensì essere empatici con noi stessi.
Quando dobbiamo risolvere una situazione che porterà, inequivocabilmente ad un cambiamento, ci si sente dire: “ascolta il tuo cuore” oppure “la risposta è dentro di te” (non è certo del nostro stomaco che si parla…).
Cosa vogliamo realmente, esiste ancora quella nostra vocina dell’io, che ci ricorda la nostra entità?
Convivere con noi stessi non è impresa facile, ma diventerebbe un’avventura entusiasmante.
Nessun giudizio, nessun commento, nessun atteggiamento: semplicemente guardare, osservare ciò che è, senza alcun desiderio o costrizione al cambiamento, semplicemente accettare.
Spostare l’attenzione sull’importanza del vedere. Il vedere inizia nell’occhio, sul fondo del quale si formano delle immagini piccole e rovesciate, come avviene in una macchina fotografica e questo non è che l’inizio di una catena di eventi che coinvolgono gran parte del nostro cervello; per arrivare misteriosamente alle immagini che percepiamo.
Già Plinio, nel suo trattato, Naturalis Historia, aveva affermato che l’organo della vista non è l’occhio, ma la mente. Vedere è il risultato di una trasformazione del mondo esterno, nel nostro mondo percettivo.
L’avventurarsi nella propria confusione interiore, in un viaggio di scoperta e accettazione, verso una nuova consapevolezza.
“Una vita inconsapevole non è degna di essere vissuta.”
Socrate
di Simona Trunzo
Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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