Lo “scatto mentale” (parte prima)…

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lo “scatto mentale”

di

Elisabetta Pandolfino

(parte prima – il tragitto)

Mercoledì, 26 febbraio, ore 9.50, il tempo di varcare la soglia della zona arrivi Aeroporto “Falcone-Borsellino” di Palermo, provenienza Roma, alzare lo sguardo e scorgere la mia guida, puntualissima, ad attendermi.

No, non è Sergio.

Del resto gliel’avevo promesso.

Appena non mi avrebbe risposto al terzo squillo l’avrei sostituito.

Ed eccolo sostituito.

Per sempre?

Vedremo. Nella vita, si sa, mai dire mai…

Ecco Cristina Adragna.

Accipicchia, non ci si vedeva da un bel po’ di tempo!

Un ampio sorriso, ricco di spontanea e affettuosa reciprocità, si manifesta sui nostri volti invasi dalla gioia di rivedersi e di raccontarsi anche alla luce della nostra collaborazione con ScrepMagazine.

Una forte e sincera stretta di mano, due fiumi in piena nella narrazione del valore della nostra bella amicizia.

Vincenzo: Ciao, non ci si vede da un bel pezzo…

Cristina: Ehilà, vecchio mio, ti trovo in gran forma! Hai pure abbattuto la psicosi del covid 19. Ma non montarti troppo la testa. Ormai hai una certa età…

Vincenzo: Non cambi mai, hai sempre voglia di scherzare. E io non posso far altro che tenerti testa con simpatia ed accondiscendenza, nonostante la mia “certa età”. In fondo riesci sempre a strapparmi una sana risata…

Cristina: E fai bene anche perché il ridere non ha mai danneggiato nessuno.

Vincenzo: Senti, fanciulla, a parte il fatto che mi sarei aspettato un’accoglienza un tantino più affettuosa, che ne pensi di bere un buon caffè e di avviarci celermente verso Messina? Sai, il tempo a nostra disposizione è veramente esiguo. Entro stasera, come ben sai, dovrò far ritorno a Roma.

Cristina sorride con un pizzico di impertinenza.

Poi, con la sua solita energia sbarazzina, seguita ad invogliarmi ad intraprendere direttamente il viaggio e ad evitare di soffermarci ancora un po’ all’interno dell’aeroporto.

Cristina: Bere un semplice caffè qui? Ma sei matto? So io dove andare per consumare un’ottima e completa colazione.

Tu non devi fare altro che rilassarti, goderti la trasferta e assaporare i meravigliosi paesaggi che si presenteranno lungo il tragitto.

Ah, mi raccomando, vicchiareddu!

Non ti addormentare in macchina come sei abituato a fare!

Guardati intorno, fotografa un bel po’ di particolari, emozionati.

Siamo in Sicilia!

Già, la Sicilia, mi dico.

Una terra che mi ha sempre accolto con un affetto inenarrabile come nei recenti viaggi per le varie interviste: a Palermo per la sociologa Giorgia Butera, a Scicli per il fotografo Mario Benenati, a Sortino per lo scrittore Salvo Zappulla, a Messina per la cantante Maria Carola Giardina.

Per non parlare di Alcamo in occasione delle presentazioni del mio libro “Inchiostro d’anima” e della prima fatica poetica “Aliti inversi” della mia accompagnatrice.

E così, bello comodo sul sedile anteriore della Mercedes della mia gentile accompagnatrice, cerco di rilassarmi e di godermi appieno il viaggio, facendo esattamente come lei mi aveva simpaticamente consigliato, con gli occhi rigorosamente spalancati.

Una giornata fantastica. Nonostante siamo nella pienezza della stagione invernale, il sole picchia con decisione sul parabrezza dell’auto in movimento.

Sembra primavera inoltrata.

E devo dire che i suggerimenti di Cristina non sono stati errati: vale davvero la pena di restare svegli e ben vigili. I paesaggi della Trinacria meritano grandi considerazione e dedizione contemplativa.

Cristina: Eccoci qui. Guarda dove ti ho portato. Dì la verità, non è meraviglioso?

Vincenzo: Sì, lo è. E’ assolutamente meraviglioso.

Ci stavamo dirigendo verso la spiaggia di Casteldaccia, piccolo e ridente borgo non molto distante dalla città di Bagheria, che ebbe la capacità di travolgermi con la straordinaria bellezza del suo incantevole mare.

Ad attenderci? Il rinomato ” Café 113″.

Ci accomodiamo all’interno dell’elegante e noto bar-ristorante e consumiamo una di quelle famose colazioni che hanno la capacità di infondere un senso così marcato di “soddisfacimento gastrico” da lasciarti in preda alla sazietà per giorni interi.

Vincenzo: Fanciulla, mi vuoi per caso morto? Un caffè sarebbe bastato, qui siamo per lavoro e non per turismo.

Cristina: Suvvia, per così poco? Si percepisce che manchi ormai da tanto tempo da questi luoghi. O meglio, diciamo che ultimamente ti sei avvalso di Sergio e non della mia compagnia.

Ti ricordo, mio caro amico, che negli anni passati ingurgitasti una quantità di roba più sostanziosa rispetto a questa… E non ti lamentasti affatto.

Hai forse dimenticato le arancine di Alcamo e dintorni?

Siamo in Sicilia, qua o si mangia o si viene cacciati via. Ti devi rassegnare!

Vincenzo: Ai suoi ordini, capo! Ma adesso rimettiamoci assolutamente in viaggio, per piacere. Dobbiamo raggiungere Messina nei tempi previsti, anche perché sono ansioso di conoscere lo “scatto mentale” di Elisabetta Pandolfino.

 

Cristina: Uffa…Va bene, quanta fretta! Amuninni!

E così, suo malgrado e con un po’ di resistenza, Cristina si rimette alla guida della sua Mercedes.

Ma credete davvero che questa amica pazzerella, desiderosa com’era d’andar bighellonando allegramente in lungo e in largo, mi avrebbe condotto direttamente in quel di Messina?

Utopia! Pura ed irragionevole utopia!

Infatti, dopo essersi forzatamente imposta di non farmi visitare i centri di Trabia e di Cefalù, imbocca con solerzia l’uscita autostradale per Castelbuono.

Cristina: Scusami tanto, ma secondo te, sarebbe stato possibile non farti respirare, almeno per un momento, l’atmosfera ottocentesca di uno dei posti maggiormente rappresentativi del Parco delle Madonie?

Eh no, non sarei riuscita a perdonare me stessa.

Guarda quei tetti.

Queste non sono semplici tegole. Queste si chiamano “Coppi siciliani”.

Ascolta la voce del ciottolato che sussurra sommessamente sotto i tuoi passi.

Non è forse questa la vera poesia?

Vincenzo: Sì, hai perfettamente ragione.

È probabile che, in determinate occasioni, occorra rallentare i ritmi oltremodo snervanti e vincere persino la frenesia imposta dagli impegni inderogabili.

Del resto, sono certo che ce la faremo ugualmente a non venir meno ai nostri propositi di puntualità.

E poi, chissà quando mi ricapiterà di visitare questi splendidi luoghi.

Grazie per la tua disobbedienza.

Sorride ancora una volta Cristina, quasi a dire: “Tranquillo non voglio abusare ad oltranza dell’imperterrito ed inesorabile scorrere del tempo”.

E infatti…

Cristina: Dai, Vince’, ti porto nell’ultimo posto. Poi dritti verso Messina, te lo prometto!

Riprendiamo velocemente a viaggiare e mi parla di San Mauro Castelverde, notissima per le famose “Gole di Tiberio”, presso le quali è possibile effettuare delle escursioni con degli appositi gommoni.

L’impossibilità di poter vivere quell’esperienza singolare mi dispiacque, lo confesso, ma non avevamo alternativa.

Eccola, però, effettuare la sua ultima deviazione per Santo Stefano di Camastra.

Cristina: Ci tengo a mostrarti qualcosa di molto particolare.  

E in effetti entriamo all’interno di un grandissimo laboratorio artigianale, in seno al quale ci mostrano degli splendidi vasi realizzati interamente in terracotta, decorati rigorosamente con motivi siciliani.

Cristina: La prossima volta vorrò venire in Puglia. Mi raccomando, comincia a pensare a delle tappe interessanti da propormi, perché desidero conoscere la tua bellissima terra in maniera approfondita.

Vincenzo: Contaci, fanciulla, ti aspetto con tutta la tua famiglia.

È davvero giunto il momento di riprendere il cammino.

Nel corso della tappa conclusiva del viaggio leggo fugacemente, lungo il percorso autostradale, i nomi delle località di Capo D’Orlando e di Tindari.

Quasi ci siamo, mi dico, ma spero che non scatti qualche altra molla nell’amore per i viaggi nella “testolina” della mia guida.

Invece no!

L’appuntamento per le 13.00 viene rispettato. Eccoci a Messina.

Cristina: Scusami, Vincenzo, dov’è che dobbiamo recarci di preciso?

Vincenzo: Via Garibaldi, civico 154, dove ha sede lo studio fotografico di Elisabetta Pandolfino.

Cristina: Bene, attivo immediatamente il navigatore satellitare e in men che non si dica arriviamo in loco: così la smetti di lamentarti.

 Ore 12,55: Caspiterina dei Caspiteroni, che puntualità, Via Garibaldi 154!

Ore 13.00: Strette di mano, presentazioni ed eccomi “a tu per tu” con Elisabetta Pandolfino…(CONTINUA DOMANI 3 MARZO 2020 CON LA SECONDA PARTE )…

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

5 COMMENTS

  1. Dottor Fiore, è riuscito a trasmettermi l’emozione attraverso il racconto del suo viaggio in Sicilia, tenendomi in suspance per tutto il tempo, lasciandomi la curiosità dell’intervista sull’artista, ancora da leggere.
    Complimenti davvero,
    Angelo Panzera

    • Caro signor Panzera, lei invece ha avuto la capacità di farmi arrossire. Le sue parole sono per me il giusto viatico per migliorare sempre più la mia presenza su SCREPMagazine. Mi riservo di contattarla, visto che lei è un bravo fotografo, per farmi raccontare la sua storia fotografica.
      Grazie e buon tutto…

  2. Che dire! mi stupisce, il modo di raccontare che il caro Vincenzo Fiore è riuscito a scrivere a Sue parole, trasmettendomi le proprie emozioni. Grazie, per questo articolo che parla anche di Sicilia, di profumi e colori, che soltanto l’anima sensibile riesce a cogliere e raccontare nel migliore dei modi.
    Grazie, Elisabetta Pandolfino

    • Grazie, gentilissima Elisabetta Pandolfino, per queste sue parole…
      L’ispirazione è frutto del suo “scatto mentale”, che tanto mi ha incuriosito.
      Ad esserle sincero la mia curiosità per il suo “scatto” prese la rincorsa sin dalla sua apparizione nei “Soliti ignoti” per raggiungere il traguardo quando il direttore editoriale del blog, Giuseppe De Nicola, mi affidò l’incarico di intervistarla.
      Grazie ancora e buon tutto…

  3. Che dire! mi stupisce, come, il caro Vincenzo Fiore, sia riuscito a trasmettermi le proprie emozioni. Raccontare il viaggio, dei luoghi Siciliani, tra i profumi, i colori, la storia di un’isola, è una peculiarità di una persona sensibile.
    Grazie, per questo meraviglioso racconto.
    Elisabetta Pandolfino

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