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Si è incamminato nel vuoto Papa Francesco; i gradini di una piazza San Pietro deserta colpiti da una pioggia battente, lo spettrale silenzio rotto solo dal rumore dei suoi passi incerti che si avviavano verso la Tempesta.

Era affaticato Francesco, stanco e triste e tormentato e amareggiato. Assalito da un’angoscia palesemente espressa dal volto provato e quasi trasfigurato. Ha abbracciato i piedi della Croce quasi fossero l’ultimo appiglio a cui aggrapparsi, ha abbassato il volto sul corpo di Cristo e se n’è rimasto seduto per un po’ sulla sua sedia che affacciava sul Nulla, nella Piazza attraversata dal freddo Vento di un Venerdì  morente.

Le campane risuonavano tristi col sottofondo delle sirene delle ambulanze che trasportavano, forse, altri morti al loro Non-luogo di pace.

La sua voce ha rotto il silenzio e ci ha parlato di una Tempesta che ci ha travolti, che ha assalito le nostre anime e che ci ha lasciati soli , in balìa delle nostre più profonde paure.

Per la prima volta colti impreparati ad accudirci, l’uno verso l’altro protesi a comprendere l’importanza di questo silenzio.

Francesco cita una barca che sta per naufragare mentre Gesù dorme, e noi, atterriti dal timore di non saper che fare per salvarci, chiedendo disperatamente il suo aiuto.

E’ il Coronavirus l’orribile tempesta che ci ha assalito e che ha fatto di noi dei drammatici protagonisti o degli  inerti spettatori, annegati in un mare difficile da domare, mentre aspettiamo fiduciosi un segnale.

<<Con la tempesta è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ego sempre preoccupati della propria immagine>>.

Parla con franchezza Papa Francesco, denuncia la superficialità del genere umano e del culto del bello ad ogni costo, dell’esigenza viscerale di riempire e riempire vuoti con altri vuoti eccessivi: dal troppo cibo al troppo trucco, dallo shopping sfrenato alla pochezza di empatia e ai legami superficiali.

La bellezza del poco, la necessità del vuoto ora sta proprio qui: nel silenzio delle strade delle grandi città, nel volo degli uccelli sugli stagni di campagna, nelle passeggiate dei cigni nei canali dei fiumi ora di nuovo tersi e nei tramonti illuminati dalle luci delle cucine accese dalle famiglie riunite.

Nella tragicità di questo dramma umano si scorge dunque paradossalmente un importante messaggio: riempire non è importante, necessario è comprendere quello di cui davvero si ha bisogno, esigere un Vuoto ora primario, condividere quanto si possiede e, forse, davvero qualcosa si è dovuto imparare da questa terribile prova che sta affrontando l’Umanità intera.

Sandra Orlando

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