Vorrei cominciare partendo lontano, ma lontano davvero: era il 250 a. C. quando “in Italia” vennero coniate le prime monete d’oro.

Esse furono infatti coniate intorno al 250 a.C. in Campania, con la denominazione di “statera” e “mezza statera”, pesavano rispettivamente 6,82 e 3,40 grammi e recavano al dritto la raffigurazione della testa di Giano bifronte.

Una trentina di anni dopo furono emessi gli “aurei” da sessanta, quaranta e venti assi con la testa di Marte al dritto.

L’aureo fu emesso regolarmente dal I secolo a.C. fino all’inizio del IV secolo d.C., quando fu sostituito dal “solido”.

Generalmente si ritiene che il vero e proprio aureo sia stato emesso nel 49 a.C. da Giulio Cesare, raffigurante la testa di Venere o della pietà al dritto.

Nella storia umana l’oro è sempre stato considerato come un’ottima merce di scambio essendo riconosciuto come valore comune da diverse società e culture: le monete in oro sono sempre state le più pregiate.

Facciamo adesso un primo salto e passiamo alle “nostre Repubbliche Marinare” e ai primi banchieri italiani, perché “noi” abbiamo inventato anche le Banche.

La Repubblica Marinara di Amalfi fu, intorno all’anno Mille, il primo Stato occidentale a coniare una moneta aurea, il “tarì amalfitano”, segno della sua ricchezza.

Esso fu mantenuto dai Normanni e sostituito nel 1231 da Federico II con l’augustale d’oro, del valore di 5 tarì, che in un certo senso simboleggiava il ritorno alla tradizione romana.

Il Duecento vide finalmente l’oro diffondersi anche nel resto d’Europa: il “genovino” di Genova, il “fiorino” di Firenze e lo “zecchino” di Venezia, tutti equivalenti a 4/5 di augustale.

In poco tempo queste monete si diffusero enormemente e divennero le più scambiate a livello europeo, grazie anche all’alto livello di professionalità dei mercanti e banchieri italiani.

Va fatto notare che nel 1183 il Doge di Venezia Sebastiano Ziani costrinse il “tedesco” Federico Barbarossa, con la Pace di Costanza, a rinunciare alla Sovranità monetaria in Italia fino a costringerlo a ritirare le coniazioni imperiali e concedendo alle città il diritto di battere la propria moneta…meditate voi che leggete!

Quello che avviene a Rialto nel 1400 è il primo esempio di Borsa Internazionale (abbiamo inventato anche quella) dove vengono scambiati capitali e finanziati con capitali a rischio attività economiche: siamo alle origini delle Banche di Investimento.

Le banche fiorentine dei Bardi, dei Peruzzi e degli Acciaiuoli, erano ramificate in tutta Europa: la Compagnia de’ Bardi, per esempio, aveva filiali a Barcellona, Siviglia, Maiorca, a Parigi, Avignone, Nizza, Marsiglia, a Londra, Bruges, a Costantinopoli, Rodi, Cipro e Gerusalemme.

Queste tre compagnie facevano prestiti anche al Re di Francia (avo di Macron) e a quello d’Inghilterra (avo di Elisabetta).

Ma trasportare casse di denaro di oro e d’argento, con tutti i rischi che ogni viaggio comportava, non era di certo agevole.

E furono già i Templari ad avviare una semplice procedura versando loro il dovuto al posto del committente ed iniziando quella virtualizzazione del denaro che diede poi vita al mondo della finanza.

E arriviamo quindi ai nostri giorni.

È cronaca recente che il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha spento sul nascere l’ottimismo di un accordo europeo sul tema dei Corona Bond, ovvero obbligazioni garantite in comune, dai Paesi virtuosi e dai Paesi dai con “bilanci claudicanti”, Paesi con basso debito e Paesi molto indebitati, per arginare la crisi indotta dalla pandemia.

Conte e gli altri Paesi favorevoli fra cui Francia e Spagna, hanno quindi incassato un nuovo rifiuto da Austria, Germania e Olanda, che continuano ad alzare barricate di fronte all’ipotesi di una condivisione dei rischi.

Cosa sono i Corona Bond?

Di fatto si tratterebbe di obbligazioni emesse dai singoli Stati nazionali ma garantite da tutti i paesi dell’Unione Europea, allo scopo di finanziare le spese legate al contenimento del virus sia in campo sanitario sia per far fronte alle ricadute economiche delle misure di contenimento.

In pratica, significherebbe emettere almeno 500 miliardi di titoli garantiti dalla Bei, la Banca Europea per gli Investimenti o da altre istituzioni ad hoc (ma non la Bce), allo scopo appunto di combattere il virus nei Paesi più colpiti, e in quelli che lo saranno nelle prossime settimane, soprattutto Francia e Germania, investendo in strutture sanitarie, nuovi ospedali, miglioramento di quelli esistenti, reparti di terapia intensiva, assunzioni di medici e infermieri.

A parte evitare qualsiasi facile considerazione circa la “solita furbescamente confusa Merkel” che da un lato scatena austriaci e olandesi contro i Corona Bond e dall’altro accetta qualche nostro malato nei suoi ospedali mostrando una “furba solidarietà”, cerchiamo di capire come se ne esce soprattutto quando Conte afferma “l’Italia farà da sola”.

La storia aiuta. La storia è importante. Facciamo prima una premessa con un semplice esempio.

Supponiamo che io sia l’Imperatore Tiberio.

Ho tante miniere d’oro, estraggo il metallo, lo trasporto dai “produttori di moneta” e faccio fare tanti tanti “aureo”.

Forse non tutti sanno che una moneta d’oro non è tutto e solo oro ma, a fronte di un peso nominale, contiene una percentuale di altro metallo che “paga i costi di estrazione, i costi di conio, il guadagno di Tiberio e il guadagno del coniatore” (signoraggio).

La parte di oro sostituita con altro metallo la trattiene il coniatore e chi batte moneta, cioè “il Signore”.

Di fatto però “io che sono Tiberio”, ESSENDO RICCO E PURE IMPERATORE, avendo tante miniere d’oro, posso battere moneta con la mia testa sopra (al dritto come si dice).

Poi un giorno, sempre io che sono Tiberio, decido di prendere l’oro e di metterlo in una grande cassaforte (Banca Centrale) e invece di battere monete d’oro, ne “rappresento il valore nominale” attraverso un “pezzo di carta” … la banconota.

Rimane il fatto che io che sono Tiberio e che sono quindi ricco, posso “garantire” quei semplici pezzi di carta colorata con il valore reale del mio oro “depositato in un posto sicuro”.

Un giorno mi accorgo però che le mie miniere hanno finito l’oro e che io, per una crisi improvvisa nel mio Impero, devo mettere in circolo altra carta moneta.

Allora vado nella Banca Centrale e “offro in garanzia” invece di oro, case, terre, castelli…

I Paesi colpiti da Coronavirus stanno chiedendo alle Istituzioni monetarie di questa Europa, unica titolata a emettere Euro di carta, di dare loro nuovi euro a fronte di garanzie di TUTTI i Paesi europei (se no l’Europa a che serve???) … la Merkel non vuole!

Sembra quasi che la Merkel voglia diventare la “padrona dell’Italia” come ha fatto con la Grecia.

Che si fa?

Come l’Italia può fare da sola?

Altra piccola parentesi storica perché la storia aiuta. La storia è importante.

Premesso che ogni stato può battere euro ma solo in monete metalliche (si comprende che il valore complessivo delle monete metalliche emesse è davvero trascurabile) facciamo un salto al 1966 quando venne fuori una “strana”  500 lire di carta, peraltro già stampata in Italia fin dal 1874.

Perché strana?

Se guardate sulla immagine ci trovate la scritta BIGLIETTO DI STATO A CORSO LEGALE ed invece della firma di un Direttore di Banca ci trovate la firma del Ministro del Tesoro.

Dite la verità … non lo sapevate!

Quelle 500 lire erano emesse direttamente dallo Stato e non attraverso una Banca Centrale, Italiana o Europea che sia.

Allora il gioco è fatto (mi riferisco ad alcune recenti riflessioni di Alberto Bradanini, ex diplomatico ed ora Presidente del Centro Studi sulla Cina)?

Per pagare le mascherine, dare contanti a chi non lavora, finanziamenti alle imprese per superare la crisi da fermo per pandemia, baste emettere BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE da 20, 50, 100 e 500 euro (una cannonata di liquidità) .

Di certo è una strada ma non può essere la sola, l’unica.

Conviene infatti ricordare, per quanto detto sopra, che ogni emissione di carta moneta deve essere garantita in un qualche modo (”beni reali”, strumenti finanziari,… ecc…) altrimenti ognuno di noi potrebbe aprire nel garage di casa la “propria zecca personale” e stampare carta monete all’occorrenza.

Io credo che quella degli EURO DI STATO A CORSO LEGALE sia una strada comunque da percorrere ma con una grande, grandissima attenzione, evitando cioè di emettere carta straccia e di indurre pericolosi fenomeni di inflazione da un lato e cedere pezzi di Italia alla Germania dall’altro che già ha fatto con le proprie Banche “carne da macello” della Grecia.

Perchè non basta “ritornare a battere moneta” senza uscire dall’area Euro (non esiste alcun divieto nei trattati europei a battere BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE)?

Come ovvio il primo problema da risolvere è quello della liquidità…i nostri “politici” dicono “mettiamo soldi nelle tasche degli italiani”. Chi non lavora non guadagna, deve sopportare spese e quindi prima o poi avrà bisogno di denaro liquido.

Ma a parte i tanti poveri, siamo davvero sicuri sicuri che questa Italia non abbia riserve, risparmi … per far fronte ad una emergenza di qualche mese peraltro anche attualmente nella sua curva discendente?

Siamo sicuri che quelli che assalgono i supermercati sia davvero gente senza un euro?

Non basta quindi mettere in tasca di imprese e italiani BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE se non ci prepariamo tutti insieme alla rinascita da qui a un mese mettendo in gioco la nostra creatività e – soprattutto – i nostri soldi. Ebbene sì! Parte di quei soldi tenuti stretti stretti in banca, adesso è tempo di investirli.

Come?

Ah beh io comincerei non comprando più BMW e Mercedes, cominciando a produrre tulipani in casa, leggendo le etichette ai supermercati e comprando solo prodotti con sopra scritto “Made in Italy”, non andando più a studiare a Londra ma restando in Italia, facendo ogni Capodanno un bel concerto dai Teatri Italiani iniziando dalla Scala di Milano, perseguitando seriamente chi imita i nostri prodotti, facendo pagare caro il lusso e i prodotti italiani e, cosa ben più importante, mettendo alla porta dalle nostre aziende sia i manager incompetenti sia le “partecipazioni  estere”.

Poca roba? No!

Sì ai biglietti di stato per finanziare la crisi e le grandi opere pubbliche ma solo con un grande patto sociale che di certo sostenga i più deboli, quelli veri e veda adesso l’utilizzo della grande mole di risparmi fermi nelle banche per nuovi investimenti senza depauperarli con nuovi prelievi sui depositi…assolutamente no!

E se in passato abbiamo inventato le Banche, la finanza, ecc…, oggi più che mai “l’italica fantasia” si può scatenare davvero: basta guardarsi attorno e valorizzare le “cose che si hanno” senza imitare nessuno.

Faccio un solo ultimo esempio… immaginate un po’ come si metterebbe in moto l’economia diretta e indiretta legata al settore immobiliare se con un atto di coraggio lo Stato Italiano, fregandosene di tutte le chiacchiere, i dibattiti, i pro e i contro di questo o di quell’esperto, … “dimezzasse per Legge” il valore delle case tornando al vecchio rapporto di cambio lira-euro?

Non più 300.000,00 euro ma 300 milioni delle vecchie lire ovvero 150.000,00 euro…provate a immaginare quante giovani coppie immediatamente comprerebbero casa proprio usando parte di quei risparmi chiusi in Banca…

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