Lei mi parla ancora

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METTIMI COME SIGILLO SUL TUO CUORE . PERCHÉ FORTE COME LA MORTE È L’AMORE».

CANTICO DEI CANTICI 8, 6
Capita che, in un momento della nostra vita, ci troviamo davanti al mistero per eccellenza, che altro non è che la morte. E accade che, quando perdiamo un caro, ci chiediamo cosa sarà di lui e cosa ne sarà dell’amore che nutriamo per quella persona. Ci domandiamo cosa ne sarà di ciò che abbiamo vissuto insieme e che non potremo mai più rivivere, dove andranno i nostri ricordi, i momenti di vita vissuta insieme. Noi speriamo che il nostro amore duri per sempre e invece questo desiderio si scontra con la nostra vita che è limitata nel tempo.

Etty Hillesum testimoniava l’esistenza dell’amore oltre la morte, attraverso le sue parole che annotava nel proprio Diario, in seguito alla prematura morte dell’amato Julius Spier:

«IL MIO CUORE VOLERÀ SEMPRE VERSO DI TE, DA OGNI LUOGO DELLA TERRA, COME UN UCCELLO E SEMPRE TI TROVERÀ SEI DIVENTATO TALMENTE PARTE DEL CIELO CHE S’INCURVA SOPRA DI ME, CHE MI BASTA ALZARE GLI OCCHI PER ESSERTI ACCANTO. »

Le sue sono parole dense, di una grande tenerezza e maturità interiore, psicologica e spirituale. Sì, perché solo un profondo percorso interiore può condurci ad esprimere con questa delicata dolcezza l’amore che trascende l’assenza della vita.

Questo concetto, dell’amore che trascende la vita stessa, lo ritroviamo nel film del regista Pupi Avati “Lei mi parla ancora”.Il film è tratto dal libro di Giuseppe Sgarbi dedicato a sua moglie Caterina, mancata prima di lui.

“Sono un pettine, sono un posacenere, sono il libro che lei teneva sul comodino e non leggeva mai, sono una di quelle cose da nulla che all’improvviso diventano giganti, quelle inezie da cui di colpo si sprigiona la tenerezza di una figura perduta, sono un brutto cuscino, il suo ombrello appeso all’ingresso per un inverno che non vedrà più la pioggia, l’interruttore su cui poggiava le dita entrando nella stanza, sono il correre sbadato della tua mano a qualcosa che non è più lì, sono la minuscola assenza, che richiama la presenza perduta, il niente che disegna l’enormità del vuoto, sono il moltiplicarsi dei gesti che fai per coprire il pensiero, per sviare il ricordo, e mi faccio rumore, frastuono, silenzio”.

Giuseppe Sgarbi

Separarsi per sempre, non potersi parlare più, non vedersi, produce l’assenza dell’amore che va via e non torna più, e ci si ritrova come un cane senza padrone. Non si ha nessuna voglia di ricominciare a vivere, di accettare la perdita e se capita, di rinnamorarsi di un altro. No, no, non si ricomincia a vivere, si pensa solo al passato, non si pensa al futuro ed il presente non ha alcun significato, valore, non viene vissuto nemmeno.
L’assenza in amore diventa devastante, l’altro non esiste più, se non dentro di noi.
Elaborare il lutto di chi si ama è difficile, non si riesce mai ad accettarlo.
Bisogna avere la capacità di sopportare il dolore della perdita e si può far rivivere l’altro solo con il racconto, parlandone. Il libro è il racconto di una vita vissuta insieme, in questo caso i 65 anni di matrimonio.

Giuseppe Sgarbi ha dedicato quasi un’elegia d’amore alla sua Caterina.
“Lei mi parla ancora”, è l’assenza di Caterina, che parla, tramite il silenzio.

” Perché le parole sono come pesci deposti in fondo al mare, aspettano l’amo cui abboccare e si lasciano tirare su, per dare il significato alla vita che sta per andare via .
Un giorno ci ritroveremo di nuovo e sarà bellissimo, le parole non serviranno più.”

La trama del film
Nino e Rina, due farmacisti, hanno passato tutta la vita insieme, 65 anni,nella loro villa in campagna vicino Ferrara. Ora che lei non c’è più, lui si sente solo e smarrito come un bambino, e niente riesce a fare chi gli vuole bene, per toglierlo da questo tormento . Sua figlia, che è a capo di un’importante casa editrice, ha l’idea di chiamare uno scrittore, per farlo stare vicino al padre per raccoglierne le sue memorie. Lo scrittore accetta la proposta, perché ha la speranza di farsi pubblicare un suo libro.

Nino e Rina si sono sposati promettendosi l’«immortalità». Che grazie al loro amore sarebbero diventati immortali. Ora che lei non c’è più, dopo 65 anni insieme, tutti dicono a ‘Nino’, che l’ha perduta. Invece Lei gli parla ancora, sostiene lui, e la notte la incontra ancora, nel loro letto.

“Tornare indietro non mi dispiace. In fondo è un po’ come ritrovarti. È andare avanti che non mi interessa. Non più. Non senza di te. Il passato va bene, perché nel passato ci sei anche tu. Di un futuro nel quale tu non ci sei, invece, non so davvero cosa farmene”.

Lei mi parla ancora, è un film di personaggi che ruotano intorno al cuore del racconto, l’amore nella vita della coppia. Un film della morte e dell’amore insieme. Da raccontare dietro le stanze della casa, dietro i ricordi, dietro le vite precedenti, dietro i «capolavori», le opere d’arte collezionate dalla famiglia, in decenni e decenni e poi la commozione, tangibile in ogni scena con i magnifici protagonisti Stefania Sandrelli e Renato Pozzetto che per me, in questa veste quasi drammatica é stato una sorpresa.
Angela Amendola

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