Le fate dei boschi

122962

I boschi e le foreste sono magici luoghi dove vivono, si nascondono, giocano, fanno dispetti, piccoli esseri misteriosi ai quali sono legate credenze e storie fantasiose.

Miti e leggende li descrivono fin nei minimi dettagli, possono esseri bizzarri, benevoli o malevoli a seconda dei sentimenti che le persone nutrono nei loro confronti.

FATE

La parola Fata deriva dal tardo latino e significa tutore o spirito tutelare.

Le fate sono esseri soprannaturali che si mescolano agli uomini, presenziando alla loro nascita per conferire loro doti più o meno favorevoli, influenzandone l’esistenza con influssi benevoli o malevoli. Ad es. le Moire (dal greco Moira, destino) o Parche, della tradizione classica, diventate le Tria fata di Ausonio; le Norne, della tradizione nordica.

Sono sempre pronte a correre in aiuto degli innocenti perseguitati. Possono essere anche maligne e vendicative.

Secondo alcune tradizioni, come detto assistono alla nascita degli uomini per conferire loro doni particolari ed influenzarne l’esistenza in modo benevolo o malevolo.

Sono esseri primitivi che non provano sentimenti, e per questo invidiano il genere umano.

Come Gnomi e Folletti, anch’esse custodiscono incredibili ricchezze.

L’iconografia fiabesca le vuole alate e leggiadre, ma esistono infinite varietà di fate, anche orribili e deformi.

Secondo la maggior parte degli storici delle tradizioni popolari, le fate esistono fin dall’antichità e potrebbero essere gli ultimi residui degli antichi abitatori dell’Irlanda, i Thuatha De Danan.

Il regno delle fate ha una propria gerarchia di re, regine e capi, che si radunano in posti speciali chiamati raths.

Le fate sono amiche degli esseri umani se vengono rispettate e non sono disturbate.

Se si arrabbiano, hanno il potere di stregare o di lanciare frecce di fuoco che paralizzano uomini e animali.

Esiste perfino un gruppo di fate maligne chiamate Lianhan Sidhe. In Irlanda il popolo delle fate viene chiamato Daoine Maithe, o Daoine Sidh (in gaelico).

Esistono diverse varietà e tipologie di fate, tra queste troviamo ad esempio le Fate dell’Aria.
Fate dell’Aria Sylphis e le Comels.

Dominatrici del cielo, Spiriti Elementali dell’Aria.

Aggraziate e femminili, ma turbolente come i venti che esse sollevano, libere come gli uccelli che si sorreggono in volo, passionali e mutevoli come le condizioni atmosferiche che aiutano a creare.

Sono rappresentate come creature alate che spesso prendono forma e sembianze di splendide farfalle o di coloratissimi uccelli, tutte le fate che caratterizzano questo elemento hanno ali, il loro compito è il più svariato, dal produrre dolce brezza, al più violento uragano.

Ma quando sono calme e tranquille si muovono sospinte dai venti, come cristalli di neve.

Creature bellissime, le Fate dell’Aria girano nude o velate da una leggera veste d’argento, abitano i cespugli di timo e di rose bianche, ed amano cantare tutto il tempo melodie dolcissime ed ammalianti.

Se si vuole averle come vicine di casa, basta tenere in giardino o sul balcone una pianta di timo o di rose bianche ma attenzione: sono assai timide e se sorprese, scompaiono all’istante e con loro scompare anche il cespuglio nel quale si celano.

Sylphs, o Silfidi, sono conosciute anche come Spose del Vento.

Figlie del vento e della folgore, da uno ereditarono la velocità e dall’altra la luce.

Splendide, molto simili alle Ninfe, nelle leggende sono descritte come Entità Fatate aventi la capacità di trasformarsi da leggiadre fanciulle in terribili arpie dalla bocca sdentata, nessuno può tenere loro testa quando si arrabbiano.

Almeno quattro volte all’anno all’inizio delle quattro stagioni, si scatenano in sfrenate corse facendo roteare l’aria in pericolosi mulinelli, e causando così violenti uragani e piovaschi tremendi.

Loro parlano la lingua degli uccelli, e la loro residenza tipica è sulla cima delle montagne. Esse vivono perlopiù celate nei cespugli di rose bianche, avvolte in vesti argentate, cantando dolcissime nenie.

Non è difficile scorgerle danzare leggiadre nelle giornate di pioggia, ma una volta accortesi di essere state scoperte, scompaiono improvvisamente assieme al loro cespuglio di rose selvatiche.

Queste Fate conoscono il futuro e il passato, ma non il presente. Si nutrono di rugiada e miele, e traggono forza dalla luce dell’Aurora. Si narra fosse loro potere trascinare e far annegare nell’acqua i viandanti scortesi.

Comeles: Sono le responsabili di fenomeni atmosferici, come nebbia e foschia. Una volta l’anno, in autunno, escono dalle loro grotte per celebrare “La sera del Destino”, rito durante il quale, si dice che giocassero con il Destino e la ragione degli uomini.

Umberta Di Stefano 

Previous articleDaniela Marzano intervista Daniele Biacchessi
Next article“Aprile” di Maria Cristina Adragna
Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here