Di Alan J. Pakula. Con Meryl Streep, Kevin Kline, P. Ma Nicol ( 1982)

Stati Uniti, 1947.

La seconda guerra mondiale è finita, ma ha lasciato dietro di sé profonde ferite fisiche e psicologiche.

Stingo, giovane aspirante scrittore, si trasferisce a New York dalla campagna, in cerca di fortuna.

La sua vita verrà sconvolta dall’incontro con Sophie e Nathan, la coppia che vive al piano superiore.

Lei, polacca scampata ad Auschwitz, lui un intellettuale ebreo dalla personalità instabile.

Sophie, all’apparenza solare, nasconde però un terribile passato: deportata nel lager coi suoi due bambini, fu costretta all’arrivo a scegliere di poterne salvare solo uno e di mandare l’altro alla morte immediata.

Richiamandosi al romanzo di William Styron, Alan J. Pakula ne costruisce una versione abbastanza fedele, creando un film tragico e doloroso.

Utilizzando testimonianze di veri superstiti della Shoah, il regista ha cercato di ricostruire con efficacia storica quella che poteva essere stata un’esperienza indescrivibile : la vita nel campo di concentramento.

Pur con qualche inesattezza storica, Pakula riesce in gran parte nel tentativo, utilizzando con efficacia la tecnica del flashback tra il passato e i ricordi di Sophie nel lager e il suo presente a New York.

Guardando Meryl Streep trascinare i piedi nella famosa ” camminata di Auschwitz”, immersa nella melma di quel fango, si ha quasi l’impressione di poter percepire davvero quella sensazione dello sprofondare nell’inferno, tante volte descritta dagli ebrei sopravvissuti alla Shoah.

Ma, aldilà dell’aspetto storico, quello che colpisce davvero e che turba profondamente del film di Pakula è l’orrore della “scelta”,  l’indescrivibile dolore negli occhi di Meryl Streep nel dover prendere quella decisione.

Una scelta che è un po’ simbolo dell’assurda ferocia dell’Olocausto, che ha generato mostruosità rendendole quotidiane, “normale amministrazione“, consuetudini che giorno dopo giorno hanno messo radici, diventando “ordinarie”.

E questa disperazione, questo dramma, che non lascia più spazio a nessun altra possibilità di riscatto, sta tutto nell’interpretazione di una Meryl Streep nel suo ruolo migliore, superiore ad ogni tipo di giudizio tecnico, emblema dell’Io annullato e divenuto mero corpo che sopravvive.

Dopo la scelta, Sophie rinuncia alla Vita, rinuncia all’anima, lascia tutto ad Auschwitz nell’attimo stesso in cui rinuncia ad uno dei suoi figli.

Sophie sceglie la morte, anche quando si rifugia nella casa newyorkese, anche quando sorride o si concede all’amore di Nathan (grandissimo Kevin Kline) o Stingo.

Non c’è più nulla in lei, c’è solo il ricordo dell’orrore, c’è lo Sterminio, c’è tutt’intorno un mondo capovolto imbrattato di rosa, c’è la folla urlante accanto al filo spinato, c’è la stella di David sul petto, c’è il Nazismo e c’è un profondo solco che ha divorato tutto per sempre: si chiama Vergogna, senso di colpa, crudele onta per essere ancora viva, per essere sopravvissuta là dove non bisognava sopravvivere e per essere vivi al posto di chi si ama più di ogni altra cosa.

27 Gennaio. Giornata della memoria. Per non dimenticare.

Sandra Orlando 

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