La licantropa di Nicastro

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Il lupo, il gatto, la civetta, sono animali notturni, rappresentanti il mondo delle tenebre e anche la parte più opaca del nostro inconscio.

La trasfigurazione dell’uomo in animale è una pratica associata alla ricerca e all’esternazione di quella parte nascosta in noi, dove albergano sentimenti di paura di odio e violenza .

Nelle civiltà meso-americane e in tutti i popoli antichi, alcuni animali hanno da sempre rappresentato le caratteristiche di forza e di potere di cui l’uomo è alla continua ricerca .

Ogni animale rimanda ad un simbolo, il lupo rappresenta la forza, la determinazione il senso del comando e non a caso, molti popoli, tra cui i tedeschi, i russi, i turchi hanno come emblema il lupo nella loro mitologia.

La figura del lupo ci accompagna da sempre e ci affascina ed è stata anche fonte di ispirazione per molti scrittori, pedagoghi. Basta pensare alla favola di Cappuccetto rosso, al miracolo del lupo di Gubbio e a tante altre, ove il lupo viene rappresentato come animale feroce e battagliero.

In altre come animale libero e senza padroni che ama la libertà.Tra gli indiani Yaqui l’immedesimazione avviene con l’uso del peyote, un fungo allucinogeno, di cui parla in molti libri lo scrittore Carlos Castaneda, descrivendone il processo.

Il lupo è abbinato alla luna e il suo ululato fa venire i brividi.

La luna ha influenza sulla nostra psiche e a seconda del volto che mostra ne determina un effetto particolare.

Le persone sensibili subiscono quest’influenza soprattutto quando la luna è piena.

La psiche, subendo una suggestione orienta l’individuo a rivestirsi di quel particolare animale che rimanda ai significati lunari.

I casi di licantropia sono stati tantissimi anche in Calabria,ne abbiamo avuto tanti e uno proprio nella mia città.

Tra le leggende calabresi legate al mito del lupo mannaro, la più nota è quella di Nicastro, di Lamezia Terme.

L’episodio denominato la “licantropa di Nicastro” fu pubblicato nel 1883 a Londra nella guida turistica: “Cities of Southern Italy and Sicily”.

Era il periodo gotico in cui queste storie macabre incutevano spavento in tutti i cittadini.

Secondo la leggenda, il Conte di Masano, aveva sposato la bella figlia del Barone Arena.

Il barone aveva una vasta riserva che faceva controllare dai suoi guardiani per evitare che fosse invasa dai bracconieri.

Uno dei suoi fidati guardiani, una notte, tornò dal Barone Arena e dal Conte Masano, raccontando che uno dei suoi compagni era stato aggredito, durante la notte, da un branco di lupi.

Questo, per difendersi, aveva lottato con tutte le forze.

Con il coltello, l’uomo era riuscito ad amputare una zampa di uno dei lupi ma, con sua grande sorpresa, vide trasformarsi la zampa anteriore che aveva reciso, in una mano di donna.

Dall’anello al dito della mano mozzata, il Conte Masano riconobbe subito la donna che aveva sposato.

Immediatamente, il Conte chiamò la consorte e non appena la vide, rimase a bocca aperta.

La donna, aveva un braccio fasciato e, togliendo le bende, c’era il moncherino sanguinante.

Per punizione, la donna fu dapprima rinchiusa nel castello, per essere poi condannata a morte.

Ma questa è solo una delle tante leggende che circolano in questa zona d’Italia.

È noto che la Calabria, specialmente quella settentrionale, sia associata ai lupi che popolano la Sila.

Coincidenza o meno, sono numerose le cronache che fanno proprio riferimenti ai lupi e alla licantropia.

Il lupo mannaro è una figura oscura che appartiene alla tradizione calabra.

Ancora oggi, molte persone del territorio, dichiarano di sentire nel cuore della notte ululati terrificanti e respiri profondi provenienti dalle campagne.

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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